Quotidiani locali

Vai alla pagina su Il Piccolo Balcani
I magnati di Mosca lanciano l’offensiva sul petrolio croato
balcani

I magnati di Mosca lanciano l’offensiva sul petrolio croato

Acquistare l’Ina non è un problema di costi ma di strategia La Croazia in difficoltà non riuscirebbe a bloccare i russi

ZAGABRIA. Non si arresta la “battaglia” per il controllo dell’energia nei Balcani tra Stati Uniti (Unione europea) e Mosca. Pochi giorni fa, infatti, la più grande società petrolifera russa, la Rosnjeft, ha nuovamente espresso e con decisione, la volontà di acquistare l’Ina, l’azienda petrolifera croata, ottenendo così il controllo delle raffinerie di Fiume e di Šišak. È questa la risposta russa al fallimento del progetto South Stream fatto naufragare dall’Europa su pressioni Usa e alla realizzazione con fondi europei e americani del rigassificatore di Veglia in Croazia.

leggi anche:


La situazione è oggettivamente abbastanza complessa ma i russi hanno tirato furi dalla manica il classico “asso”. Anche se non sempre le ragioni della geopolitica concordano con quelle economiche, Mosca questa volta mette sul tavolo il caso Agrokor, la principale industria agroalimentare croata sull’orlo del fallimento per i debiti nei confronti di banche, guarda caso, russe, un debito di 1,4 miliardi di euro. Se la Croazia non si opporrà, sostengono fonti russe vicine al Cremlino, Mosca potrebbe “cancellare” il debito di Agrokor e fermare le procedure giudiziarie delle proprie banche nei confronti del gigante agroalimetare croato con i piedi d’argilla solo se Zagabria si mostrerà accondscendente all’acquisto russo dell’Ina.

Ricordiamo che l’Ina è controllata però per il 51% dalla società petrolifera ungherese Mol. Situazione questa che ha cacciato la Croazia in diversi guai giudiziari nel tentativo di riprendere la guida del gruppo. Il tribunale di Ginevra, infatti, ha respinto le richieste di Zagabria di annullare l’acquisto della maggioranza dell’Ina da parte della Mol perché viziata dall’affare di corruzione a carico dell’ex premier Ivo Sanader (è stato condannato in patria per aver intascato una tangente di 5 milioni di euro) e così la Croazia deve pagare le spese processuali pari a 30 milioni di euro e altri 300mila euro per aver offeso la corte svizzera. Ma stiamo parlando di briciole.

leggi anche:

 

Se la Mol, infatti, dovesse vincere il processo in atto a Washington relativo alla gestione del settore del gas, Zagabria dovrebbe versare nelle case di Budapest qualcosa tra i 300 e i 500 milioni di euro. Soldi che la Croazia non ha e per questo già si pensa, per pagare il possibile mega debito, di vendere le proprie azioni dell’Ina. E in questa situazione di conflittualità dove i magiari sono oramai stanchi di arrabattarsi e, non avendo il petrolio, non vogliono assolutamete investire nel rinnovo delle raffinerie di Fiume e di Šišak che operano da anni oramai in condizioni di assoluta obsolescenza, ecco che si insrerisce Rosnjeft. Igor Sečin, il direttore di Rosnjeft e il più stretto collaboratore del presidente, Vladimir Putin, ha dichiarato al quotidiano croato Jutarnji list di voler acquistare l’Ina. «È un’offerta seria», ha confermato al quotidiano sloveno Delo, Davor Štern, ex direttore dell’Ina oggi membro influente della società russa Tnk che nel nuovo quadro di nazionalizzazione del petrolio russo è stata acquistata proprio da Rosnjeft per 60 miliardi di dollari.

E Zagabria che cosa dice? Il premier Andrej Plenković afferma di aver saputo della notizia sui giornali, mentre la presidente Kolinda Grabar Kitarović afferma che nella recente cena di lavoro avuta a Mosca con Putin (era presente guarda caso anche i direttore di Rosnjeft Sečin) non è stato fatto cenno sull’argomento.

Ma la geopolitica energetica è un affare molto delicato visti anche i rapporti stretti che Zagabria ha con gli Stati Uniti in un’ottica anti-serba dove prevale l’influenza del Cremlino. «Se Rosnjeft è un buon partner di Exxon Mobile, con la quale collabora a Sahalin - afferma ancora Davorin Štern - non capisco perché non dovrebbe essere anche un buon partner per l’Ina» e si chiede: «Se un Paese dell’Unione europea e membro della Nato come l’Ungheria decide di vendere le sue azioni dell’Ina alla società russa perché la Croazia, per questo motivo, dovrebbe avere conseguenze politiche o di altro tipo?». Domada che il manager croato-russo dovrebbe forse rivolgere a Washington.

Sta di fatto che le relazioni tra il premier ungherese Viktor Orban e il presidente russo, Vladimir Putin sono ottime e già in passato a quattr’occhi hanno parlato della questione Ina-Mol. Stavolta sembra che l’offensiva russa sia quella decisiva, con Rosnjeft che non vuole farsi scappare l’occasione di entrare nel risiko energetico dei Balcani. Anche perché la parte croata è molto, ma molto debole.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro