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I giudici dell’Onu: «Sanader innocente nel caso Ina-Mol»

Il documento delle Nazioni Unite addita l’assenza di prove e adombra una trappola architettata contro l’ex premier

ZAGABRIA. Come si fa fuori un premier, cancellandolo dalla vita politica del Paese e mandandolo in prigione? Basta avere un giudice connivente e fabbricare prove false grazie all’«aiuto» dei servizi segreti e il gioco è fatto. È quanto è avvenuto, secondo l’arbitrato dell’Onu tra Croazia e Ungheria, relativamente alla vendita della società petrolifera Ina alla società magiara. Al centro della vicenda il processo all’ex premier Ivo Sanader (Hdz) che è stato condannato per aver ricevuto nel frangente una tangente di 5 milioni di euro proprio per la vendita della società petrolifera croata alla società ungherese Mol.

La sentenza delle Nazioni Unite è divenuta di pubblico dominio dopo che la stessa è stata pubblicata sul sito croato index.hr, e le motivazioni sono contenute in ben 200 pagine. E il “giallo” diventa ancor più scottante visto che la decisione delle Nazioni Unite è datata al Natale dello scorso anno quando, alla vigilia, l’attuale premier Andrej Plenković aveva annunciato che la Croazia aveva perso in un contenzioso con l’Onu. Era il “caso Sanader”.

Dunque l’ex premier ha provato la galera per una tangente che, secondo i giudici dell’Onu, non ha mai intascato. Ricordiamo che l’arbitrato era stato chiesto nel 2014 dall’allora primo ministro, il socialdemocratico Zoran Milanović con cui la Croazia cercava di annullare le modifiche al contratto del 2009 sui diritti di gestione dell’Ina e il contratto principale sull’attività con il gas, tutti documenti che erano stati firmati da Ivo Sanader in qualità di premier.

Ma procediamo con ordine per comprendere quanto sancito dai giudici internazionali la cui “sentenza” si è basata sulle norme della Commissione Onu per il diritto commerciale internazionale. La prova “madre”, secondo la giustizia croata, che confermava la colpevolezza di Sanader era un filmato delle telecamere di sicurezza del ristorante di Zagabria “Marcellino” in cui si vede Sanader scrivere su un foglietto di carta la cifra che la Mol gli avrebbe dovuto pagare come “premio” per il favore di consegnare l’azienda petrolifera croata Ina in mani magiare. Foglietto passato poi nelle mani di Zsolt Hermadi, all’epoca ad di Mol.

Ebbene, i giudici dell’Onu hanno sposato la tesi del perito della difesa ungherese, Robert Quick secondo il quale le riprese sono state montate ad arte per incriminare Sanader. E qui entra in scena il tycoon croato Robert Ježić, uno dei più potenti affaristi all’epoca dei fatti già presdente della società Rijeka calcio, del quotidiano Novi list e dell’azienda petrolchimica Dioki. È stato lui il testimone chiave nel processo a carico di Sanader, testimone che i giudici dell’Onu hanno giudicato completamente inaffidabile. Ma c’è di più: sarebbe stata l’Uskok, l’Agenzia croata per la lotta al crimine organizzato e la corruzione a ordinargli di testimoniare il falso. La sentenza recita: «In questo momento è importante ripetere e sottolineare che Ježić si trova tuttora in possesso del denaro che avrebbe rappresentato la tangente da pagare a Sanader, il quale non ha mai tentato di trasferirlo sul proprio conto. La Mol afferma che le parole di Ježić non corrispondono al vero e che è stato l’Uskok a offrirgli le informazioni che gli hanno permesso di inventarsi una storia per distruggere Sanader».

Dunque, prova “madre” di colpevolezza falsa, un testimone che non dice la verità e, infine, un giudice che non fa il proprio dovere. La sentenza della Corte dell’Onu, infatti, sulla gestione del processo da parte del giudice Turudić scrive che «la Corte deve prestare particolare attenzione alle prove del processo contro Sanader. Non esistono i trascritti, ma soltanto un riassunto che è stato dettato dal giudice. Quello che Tudurić ha messo su carta rappresenta soltanto

una sua interpretazione di quanto hanno dichiarato i testimoni».

E così, 4 mesi dopo il suo addio alla politica, Sanader si è trovato invischiato nell’affare giudiziario più “sporco” della storia della Croazia indipendente.


 

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