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«Mi candido a Roma»: Serracchiani lascia e lancia Bolzonello

La presidente: «Il mandato in Regione è giunto al termine». Per il successore «il pensiero va a Sergio. Serve continuità»

UDINE «Il mandato che ho svolto con passione e determinazione, è giunto al termine. Mi metto a disposizione del partito per le elezioni politiche. E chiederò di essere candidata in Friuli Venezia Giulia». Debora Serracchiani rinuncia al bis in Regione, annunciando all’assemblea regionale dei democratici che è venuto il tempo di «mettere la mia esperienza a disposizione del mio Paese».

La governatrice ha scelto dunque Roma e nella successiva conferenza stampa ha spiegato che, in merito alla successione, «dopo cinque anni trascorsi a governare insieme, il pensiero va subito a Sergio Bolzonello: molte delle nostre iniziative hanno bisogno di continuità».

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Il vicepresidente si è messo intanto a disposizione, con un discorso apprezzato anche dalle componenti meno convinte sulla sua candidatura. Già domani dovrebbe cominciare un giro sul territorio, «soprattutto per ascoltare». Ma anche per raccogliere le firme necessarie a presentare la candidatura alle primarie, con una scadenza che l’assemblea ha deciso di posticipare dal 21 al 25 novembre. Al momento Bolzonello non pare tuttavia avere veri rivali: Franco Iacop ha infatti confermato la «disponibilità», ma anche chiarito che non intende passare per le primarie, facendo capire che sarebbe pronto a rientrare in pista solo se Bolzonello non si dimostrasse in grado di allargare l’alleanza a sinistra.

La questione della successione è rimasta comunque in ombra e quello di ieri verrà ricordato come il giorno dell’addio di Serracchiani, salutato dalla standing ovation dei presenti. La presidente ha ripercorso i principali passaggi della legislatura e si è sciolta infine in un pianto liberatorio, abbracciando il presidente del partito Salvatore Spitaleri e la segretaria regionale Antonella Grim, dopo aver rivendicato che «il lavoro svolto a Roma ha permesso al Fvg di ottenere obiettivi insperati».

 

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Serracchiani ha aggiunto di voler candidarsi in Fvg, Camera o Senato non è ancora dato a sapere, per «restare a servizio di questa regione in un ruolo nazionale e sfruttando la rete di relazioni che ho costruito». La governatrice ha parlato di «scelta non facile, per i mille legami che mi stringono a questa terra» ed ha eluso sia il nodo dell’incarico futuro («ministro delle Infrastrutture? Chiedete che ne pensa Delrio») e sull’eventuale election day («valuteremo in base a quanto deciderà il presidente Mattarella» sulla data delle politiche).

Serracchiani ha puntualizzato anche di voler «mantenere fino all’ultimo giorno di mandato pieni poteri: resta molto da fare». E se a livello amministrativo il centrosinistra è atteso dall’ultima manovra di bilancio e dalla necessità di chiudere il nuovo patto finanziario con lo Stato («ma l’accordo purtroppo è ancora in fase di trattativa», ammette Serracchiani), sotto il profilo politico c’è da aspettarsi un sempre più serrato confronto con le sinistre, per capire se potrà essere rinnovata l’alleanza vincente del 2013. Per la governatrice, «all’epoca abbiamo vinto perché siamo riusciti a unire le diverse componenti del centrosinistra: Cittadini, Sel, Unione slovena. Vorremmo continuare a esserci in un campo largo, larghissimo: alla sinistra ricordo le soglie di sbarramento della legge elettorale e mi auguro che agisca in modo autonomo, senza seguire le linee nazionali».

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Quanto al bilancio della legislatura, «abbiamo ereditato una regione che andava immobile verso la crisi. Ditemi quali riforme ha fatto il centrodestra? Ho la coscienza a posto: abbiamo lavorato con dedizione e sguardo lungo. Dobbiamo spiegarlo al territorio con un’operazione verità». Incalzata dai giornalisti, Serracchiani fatica invece sul versante dell’autocritica: «Un rammarico? Non mi viene in mente niente. Forse avrei dovuto tentare di godermi di più la vita».

Bolzonello ha detto all’assemblea di voler mettersi «a disposizione del partito», trovando subito l’appoggio del capogruppo alla Camera Ettore Rosato: «Credo che questa disponibilità vada accolta». Per il vicepresidente, «bisogna ora vedere se il Pd riterrà che io possa unire la coalizione: partiamo dai valori condivisi, da ciò che pensa la gente e non dagli apparati di partito. A Mdp dico che la porta è spalancata». Il candidato in pectore comincerà ora un mini tour regionale, con l’obiettivo di presentarsi ai territori e raccogliere le firme per le primarie: «Non lo farò da solo, servono un ragionamento comune, nuove proposte e l’ammissione che qualcosa l’abbiamo fatta male». L’intenzione è rastrellare un sostegno ampio, per dimostrare che la scelta sul suo nome non è d’apparato. I detrattori sembrano ora meno agguerriti: «Non mi presenterò alle primarie, che non sono lo strumento adatto. Sono a disposizione se servisse per ampliare l’alleanza», spiega Iacop. Ma le parole sembrano un passo indietro dopo l’attivismo delle scorse settimane. Francesco Russo parla a sua volta di «bel discorso di Bolzonello, che ha mostrato disponibilità ad ascoltare. L’unico dubbio è sulla sua capacità di garantire l’unità della coalizione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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