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Austria, il fumo nei locali pubblici snodo per il varo dell’esecutivo

L’abolizione del divieto, che scatterà nel 2018, è materia di discussione nelle trattative tra Övp (Partito popolare) ed Fpö (Partito nazional-liberale) per la formazione del nuovo governo.

UDINE. Fumatori di tutto il mondo unitevi e trasferitevi in Austria: è questo il Paese che fa per voi. Tra gli ultimi in Europa a decidere nel 2015 di proibire le sigarette in bar e ristoranti - ma non da subito, soltanto a partire dal 1° maggio del 2018 – ora gli austriaci ci stanno ripensando. L’abolizione del divieto è infatti materia di discussione nelle trattative tra Övp (Partito popolare) ed Fpö (Partito nazional-liberale) per la formazione del nuovo governo.

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Certo, non si discute soltanto di sigarette e di nicotina. Gli argomenti principali riguardano gli equilibri di bilancio, la riduzione del debito pubblico e l’alleggerimento del carico fiscale, la semplificazione dei troppi istituti di previdenza e, naturalmente, le misure per impedire l’arrivo di altri profughi. E pur tuttavia, dopo una settimana di confronti in gruppi e sottogruppi dei due partiti (ne sono stati costituiti addirittura 25), è la questione del fumo nei locali pubblici quella che sta tenendo banco.

La posizione dell’Fpö sono note. Il partito della destra populista aveva messo nero su bianco nel suo programma elettorale l’abrogazione della legge del 2015, che prevede appunto il divieto generalizzato del fumo in tutti i bar e ristoranti, come avviene in Italia dal 2003, in base alla cosiddetta legge Sirchia (dal nome del ministro del governo Berlusconi che la propose). L’Fpö considera infatti quel provvedimento «vessatorio e illiberale», perché priverebbe i cittadini della libertà di decidere della propria salute. Per non parlare poi dei danni che, a detta dei nazional-liberali, deriverebbero agli esercizi pubblici e al turismo, con perdita di clientela.

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Meno chiara è la posizione dell’Övp, che pure nel governo uscente, in coalizione con l’Spö (Partito socialdemocratico) aveva dato il suo assenso alla legge antifumo. Il fatto è che nell’Övp conta molto l’ala imprenditoriale e conta molto la Wirtschaftskammer, la Camera dell’economia, che si è fatta portavoce delle recriminazioni di ristoratori e pubblici esercenti, timorosi delle conseguenze che potrebbero derivare dall’introduzione del divieto. D’altro canto la Federazione degli istituti di malattia e previdenziali, nei cui vertici è dominante la componente popolare, non più tardi di venerdì scorso si è schierata apertamente contro l’ipotesi che il divieto previsto in maggio venga rinviato a data da destinarsi. Le ragioni sono di ordine sanitario ed economico: un terzo di tutti i casi di tumore in Austria sono attribuibili al fumo, il che significa 13.000 nuovi ammalati all’anno, di cui le casse di malattia devono farsi carico.

Sebastian Kurz, il nuovo giovane leader dell’Övp, finora si è guardato bene dall’esprimersi in proposito. La strategia da lui seguita in campagna elettorale era sempre stata quella di rimanere nel vago su tutti i temi e lo sta facendo anche ore che le trattative sono in corso. Impossibile avere indicazioni dal suo staff su quale posizione ha assunto il partito sulla questione fumo al tavolo delle trattative. La parola d’ordine è: non commentare i singoli punti in discussione, in attesa di un accordo definitivo tra le due parti. Ma se Kurz e l’Övp tacciono, ieri ha fatto sentire la sua voce il Consiglio superiore della sanità, organo consultivo indipendente del Ministero della Sanità, che si è espresso “categoricamente per un rafforzamento della protezione dei non fumatori”.

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