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San Michele, restaurato l’orologio È tra i più antichi della regione

Cervignano: il meccanismo del campanile ha trovato collocazione tra i reperti dell’Antiquarium  Si tratta di uno strumento realizzato da Solari agli inizi del 1700. Un progetto per valorizzarlo

CERVIGNANO. L’orologio che, per secoli, ha scandito le ore della cittadina dal campanile della chiesa madre di San Michele, ora conservato nell’Antiquarium dopo il restauro del 1992, entra di diritto a far parte degli orologi da torre campanaria più antichi del Friuli, assieme a quello di Gradisca d’Isonzo, ancora da restaurare. L’obiettivo, per il futuro, è di valorizzare questo pezzo di storia di Cervignano, riconosciuto come un autentico Solari degli inizio del 1700. Oggi, come detto, si trova all’interno dell’Antiquarium ed è stato collocato, non a caso, vicino al mosaico della prima chiesa, un luogo di memorie patrie. Nei giorni scorsi, grazie all’interessamento diretto di Elena Puntin, Alceo Solari, studioso di storia dell’orologeria, già direttore tecnico e commerciale di quella che è considerata “la fabbrica” del tempo di Pesariis, e Furio Gaudiano, presidente del comitato Eggenberg di Gradisca, promotore del ritrovamento e del recupero dell’antico orologio del campanile del Duomo di Gradisca, hanno potuto ammirare l’orologio da vicino.

«È stata una visita emozionante – il commento dell’archeologa Annalisa Giovannini, curatrice dell’Antiquarium di Cervignano –. Questo orologio, come sottolineato da Gaudiano e da Solari, restaurato da Giancarlo Stabile su finanziamento della Cassa Rurale ed Artigiana di Cervignano, è stato realizzato, come quelli di Gradisca e Tapogliano, dalle abili mani e dalle menti precise di quanti svolgevano l’arte orologiaia in Carnia agli albori del XVIII secolo. Questo cimelio risale al tempo in cui Cervignano faceva parte di una contea principesca governata dal casato dei principi Eggenberg». Alceo Solari, durante la visita, ha subito riconosciuto l’orologio di San Michele come un manufatto realizzato nelle botteghe artigiane di Pesariis. Le caratteristiche costruttive sono le stesse degli orologi da torre in ferro forgiato presenti nel Museo della Valle del Tempo. Altri particolari, per esempio la gabbia in ferro forgiato, le ruote dentate intagliate con denti limati a mano e l’uso di zeppe per gli incastri dei montanti e delle traverse, indicano i primi del Settecento come momento di produzione mentre il pendolo è stato aggiunto successivamente.

«I nostri antenati, veri e propri artisti del settore – ha spiegato Solari – andavano di persona a seguire l’installazione degli orologi sui campanili, fermandosi in loco
anche tre mesi per verificarne l’andamento e la precisione. Erano richiestissimi e, a tale proposito, stiamo elaborando, con la collaborazione del comitato Eggenberg, un vero e proprio censimento degli orologi, che dalla Carnia ci porterà fino in Istria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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