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rivendicazioni per l’isontino 

Per i sindacati pensionati la riforma sanitaria fa flop

A tre anni dall’approvazione della Riforma sanitaria regione esiste tra i cittadini dell’Isontino una diffusa percezione dell’assenza di cambiamenti positivi nell’organizzazione dei servizi socio-sani...

A tre anni dall’approvazione della Riforma sanitaria regione esiste tra i cittadini dell’Isontino una diffusa percezione dell’assenza di cambiamenti positivi nell’organizzazione dei servizi socio-sanitari sul territorio. È questo l’allarme lanciato dai sindacati provinciali dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil a Monfalcone in occasione della presentazione della piattaforma rivendicativa su welfare, fisco locale e previdenza, che sarà la base per la contrattazione territoriale con Comuni, Uti e Distretti sanitari. «Emergono fatti e segnali – denunciano i segretari provinciali dello Spi Giuseppe Torraco, Fnp Pierangelo Motta e Uilp Sergio Benvenuto – che il già non ottimale livello delle prestazioni sociosanitarie nel territorio di Gorizia rischia di rimanere fermo al palo, a causa delle difficoltà dei poli ospedalieri e dei ritardi di quel rafforzamento dei servizi territoriali che costituisce l’obiettivo centrale della riforma del 2014».

Le organizzazioni dei pensionati sottolineano quindi l’esigenza di rafforzare un’attività di contrattazione sociale e territoriale che dovrà coinvolgere un numero maggiore di Comuni rispetto ai 14 (su 25) che nell’Isontino hanno già sottoscritto protocolli col sindacato, ma che dovrà essere estesa anche a Uti e Distretti sanitari, per conseguire risultati tangibili in materia di rafforzamento dei servizi sociosanitari, con particolare riferimento all’assistenza domiciliare ad anziani e disabili, di contenimento e armonizzazione delle imposte e delle tariffe locali, sostegno al reddito, politiche per la casa e per i trasporti.

Tra i temi centrali della piattaforma l’analisi dello stato dei servizi sanitari e assistenziali sul territorio. Prioritario, per i sindacati, «lo spostamento di risorse dal sistema ospedaliero ai servizi territoriali, più adatti a dare risposte a una realtà dove cresce il numero degli anziani e quindi di patologie croniche, che necessitano un presidio organico del fabbisogno di cure e assistenza». Per centrare l’obiettivo, si legge nella piattaforma, «è fondamentale confermare il ruolo di regia dei Distretti sanitari e l’avvio effettivo di quei centri di assistenza sanitaria che dovranno garantire su tutto il territorio l’apertura degli ambulatori 7 giorni su 7, la guardia medica nelle ore notturne e nei festivi, l’erogazione di quelle prime cure che non richiedono l’invio al pronto soccorso, la presa in carico delle persone con malattie a lungo termine».

Ecco perché i sindacati puntano il dito contro i ritardi nel decollo dei Cap. «L’unico operativo – rimarcano Torraco,
Motta e Benvenuto – è quello di Grado, dal momento che il Cap di Cormòns è stato solo inaugurato, ma non avviato nei fatti, mentre devono ancora essere aperti quelli di Gradisca e Monfalcone». Desta preoccupazione, infine, anche l’involuzione negli standard dei servizi erogati dall’Inps.

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