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la campagna del PIccolo

Trieste, i dolori del tram costati 11 milioni in dodici anni

Chiusa con 15.738 firme la petzione online, prosegue la “mobilitazione” cartacea

Dodici anni di patimenti costati oltre undici milioni di euro. Il conto - aperto - fino ad adesso è stato alquanto salato per lo scalcagnato tram. Pagato dal Comune, il maggior azionista, e da Trieste Trasporti, che solo per l’ultimo incidente del 16 agosto 2016, il frontale tra le due vetture, ha sborsato circa 200mila euro. La manutenzione extra negli anni ha visto anche iniezioni di fondi ministeriali (2004) e di canoni d’affitto riutilizzati che l’azienda dei mezzi pubblici versa al Municipio in cambio della concessione della linea tranviaria. Il destino della funicolare tuttavia non è stato roseo fin dall’inaugurazione, anno domini 1902, come ben si sa.

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Per non tornare tanto indietro nel tempo basta riferirsi agli ultimi dodici anni, costellati di incidenti e guasti. Pensiamo ad esempio al 25 luglio 2014: dopo uno stop protratto per ben due anni, causato da sinistri, lavori, false ripartenze, collaudi e autorizzazioni, il Comune (con Roberto Cosolini sindaco) e la Trieste Trasporti decidono di dedicare una giornata inaugurale con le carrozze sui binari finalmente a posto, con tanto di banda e benedizione del vescovo. Ma il primo giorno di apertura al pubblico si rivela dannatamente sfortunato. Prima, di mattina, un guasto all’alimentazione elettronica costringe i passeggeri a scendere e a montare su un’altra vettura. Poi, nel primo pomeriggio, succede l’impensabile: all’altezza della fermata “Sant’Anastasio”, lungo la rampa di Scorcola, la fune esce dai rulli sotto le rotaie. Un doppio colpo, su due differenti trenovie, che mette nuovamente ko il servizio. Si ferma tutto.

E prima? Tutto comincia nel 2004. Stavolta il sindaco - come oggi - è Roberto Dipiazza. Un accordo tra ministero delle Infrastrutture, Regione e Comune permette il riutilizzo dei fondi ex Stream per finanziare il progetto di revisione ventennale dell’impianto funicolare: sono 7,8 milioni. Nella lista dei lavori compaiono il rifacimento della linea, la riqualificazione delle carrozze e delle fermate. I cantieri, come narrano le cronache dell’epoca, partono nel giugno 2005 e si protraggono per 14 mesi. Il 24 luglio del 2006 si festeggia la riapertura del servizio ma qualche giorno dopo la trenovia deve fermarsi a causa di un deragliamento lungo la rampa di Scorcola. Si susseguono altri stop, ritardi e sinistri. Il 9 settembre si riprende ma subito dopo, il 25 ottobre, il tram deve subire l’ennesima battuta di arresto: un nuovo deragliamento, stavolta in Campo Cologna.

Non va meglio nel 2007: quell’anno è tutto un rincorrersi di guasti e inconvenienti tecnici che comportano un ulteriore blocco di 7 mesi per sistemare varie componenti delle sale macchine e delle vetture. Viene sostituito pure lo scambio a Campo Cologna. Le vetture, inoltre, vengono dotate di aria condizionata.

Per tre anni sembra che non ci siano grandi campanelli d’allarme. Ma nel 2010 altro coup de théâtre: tre vetture sulle sei totali vanno fuori uso, con problemi al telaio e ai motori che si surriscaldano.

Altri due anni di pace. Nel settembre 2012 però, dopo un deragliamento all’Obelisco, le carrozze vanno ancora in letargo per due anni di lavori. Con i fondi comunali e della Trieste Trasporti vengono rifatti i binari, le traversine e la “massicciata” di tre tratti. Sono, in particolare, la Obelisco-Banne, la parte in prossimità della chiesetta di via Commerciale, la Maria Regina Pacis, e il punto che va dalla fermata di Vetta Scorcola a Campo Cologna. Sono in tutto 1 milione e 829mila euro, cui andranno aggiunti altri 900mila euro che l’allora sindaco Cosolini riesce a pescare dalle casse del Municipio per riqualificare anche la zona più bassa, fino a Campo Cologna, in modo da ripristinare il servizio definitivamente. Ma Trieste Trasporti investirà altri 456mila euro per la manutenzione dell’impianto e del sedime, con revisioni, adeguamenti tecnici, sostituzione di altre traversine e cavi usurati.

Attendendo ora che gli esperti compongano il preventivo finale per riuscire a sanare con un’opera unica tutti gli ultimi acciacchi della Trieste-Opicina, prosegue la petizione cartacea che si può firmare in vari punti della città. Mentre chiude i battenti domenica 29 ottobre alle 15 la campagna online lanciata dal Piccolo (pur restando poi “viva” in rete). Alla serata di sabato 28 ottobre segnava oltre 15.500 firme. Alle 15 di domenica 29 ottobre ha raggiunto 15.738 adesioni.

 

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