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Gli impianti Ina fanno gola ai russi
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Gli impianti Ina fanno gola ai russi

Rosneft interessata a rilevare quote della compagnia petrolifera. Altri esuberi alla raffineria di Urinj

FIUME. I russi della Rosneft sono interessati a comprare quote della compagnia petrolifera croata Ina. Lo riporta il quotidiano croato Jutarnji list, sottolineando come il direttore della stessa compagnia moscovita Igor Sechin ha dichiarato che se l’operazione andasse in porto le raffinerie croate Ina - quelle di Sisak e di Fiume - verrebbero subito modernizzate: interventi pensati per renderle più competitive sul mercato.

La notizia arriva proprio mentre si prospetta una nuova ondata di licenziamenti nella raffineria Ina di Urinj, all’ingresso della Baia di Buccari, dove gli occupati in pochi anni sono scesi a quota 600. L’Ina stessa ha motivato il drastico provvedimento con l’applicazione degli standard più moderni nel settore della raffinazione del petrolio: in altre parole, ristrutturazione e ottimizzazione del processo tecnologico hanno portato a un esubero di 20 posti di lavoro. Nove occupati sono già stati dichiarati in esubero il primo settembre scorso; lo stesso destino si prospetta per gli altri 11 entro fine anno. «Del taglio occupazionale - ha spiegato la direzione - abbiamo informato le parti sociali e dopo il tavolo aperto sarà presa una decisione definitiva. In ogni caso il calo del numero dei dipendenti non avrà alcun effetto negativo sulla qualità del processo tecnologico nella raffineria».

All’annuncio hanno subito reagito i sindacati, che giudicano i licenziamenti effetto in primo luogo dell’ormai pluriennale rinvio della costruzione della cokeria. I rappresentanti dei lavoratori ricordano che già quattro anni fa si diceva che la raffineria di Fiume potrà avere un futuro unicamente con la costruzione di un impianto in grado di lavorare i resti del petrolio per trasformarli in benzina o combustibile diesel: è un processo di conversione secondaria in cui i residui petroliferi pesanti vengono nuovamente trasformati in prodotti di alta qualità. La cokeria permetterebbe di piazzare sul mercato sotto forma di prodotti ad alto valore aggiunto quasi il 20% degli oli derivati dalla prima raffinazione che altrimenti verrebbero scartati con i relativi costi di smaltimenti.

Ma il nuovo impianto rimane sulla carta e per il leader del sindacato aziendale Sing Ivica Perinić la responsabilità andrebbe ascritta all’incompetenza della direzione aziendale. «Da anni - sostiene Perinić - tentiamo di attirare l’attenzione sull’incapacità dei vertici dell’Ina di prendere decisioni in armonia con l’evoluzione del settore della raffinazione, ma nessuno ci dà ascolto».

Perinić addita anche lo stallo sulla proprietà di Ina, che oggi è per il 49,08% dell’ungherese Mol e per il 44,84% del governo croato, il quale ultimo pure aveva annunciato tempo fa la volontà di riottenerne la maggioranza. «A causa di questa impasse - dice il sindacalista - la raffineria perde il passo con il mercato e gli unici a pagare saranno i dipendenti licenziati. Pertanto abbiamo deciso di impugnare tutti gli strumenti possibili per scongiurare

il taglio occupazionale». Un taglio che Perinić collega anche a una classe politica croata che guarderebbe con apatia allo sfruttamento della Ina da parte della Mol, finalizzato ad aumentare i profitti di quest’ultima a danno della Croazia.(p.r.)
 

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