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Dagli 80 anni di don Vatta un dono ai ragazzi fragili

Giovedì lo spettacolo al teatro Bobbio per il compleanno del “prete degli ultimi” I fondi raccolti nella serata andranno al progetto Caleidoscopio - Casa Brandesia

TRIESTE Suonava il sassofono e amava il jazz. Sognava di fare il musicista. Aveva messo su anche un complessino con i suoi compagni di scuola. Ma poi “l’altro” ha prevalso. Con un cuore grande così, “il prete degli ultimi”, don Maria Vatta, il fondatore della comunità di San Martino al Campo, è arrivato al suo ottantesimo compleanno. Per festeggiarlo, ha deciso di invitare molte persone alla sua festa, 700, tante quante ospita il teatro Orazio Bobbio, dove giovedì alle 20.30 fonderà la sua voce, che reciterà i brani tratti da alcuni suoi libri, a una musica particolare, appositamente studiata per un cd. Si chiama “Al di qua del mondo” l’album registrato in omaggio alla sua attività, che verrà riproposto in parte dal vivo sul palco assieme alle musiche originali di Marco Castelli, eseguite da quest’ultimo (sax) oltre che da Gabriele Centis (batteria), Angelo Comisso (pianoforte) e Daniele Vianello (basso).

 


Non una serata qualunque, ma con un proposito ben preciso volto anche questa volta a fare del bene, come si è imposto per tutta la vita lui: aiutare appunto “l’altro”. Pagando il proprio biglietto (è preferibile prenotare nella sede della Comunità in via Gregorutti 2 o online sul sito web smartinoalcampo.it ) con un’offerta libera a partire da dieci euro (che prevede anche il dono del cd), si potrà contribuire così a una nuova idea che la Comunità sta realizzando per i ragazzi dai 18 ai 25 anni. E lo vuole fare prima di tutto con le proprie forze.

 

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Si chiamerà Progetto Caleidoscopio - Casa Brandesia e prevede l’apertura di una vera e propria dimora dell’accoglienza, la prima di questo tipo in Friuli Venezia Giulia, per maggiorenni che vivono situazioni di disagio. Quell’abitazione, di proprietà del Comune, che oggi ospita la “recovery house” gestita dalla comunità San Germano, con dieci posti letto, diventerà un luogo nuovo, dove degli operatori si daranno da fare per riuscire a dare un futuro ai ragazzi fragili che, compiuti i 18 anni, non sono ancora pronti ad affrontare la vita che il mondo fuori presenta loro, perché maggiormente scoperta da progetti di accoglienza e a rischio.

«Caleidoscopio - spiega la Comunità di San Martino al Campo - è una parola composta da kalòs, che in greco vuol dire bello, da eidos, immagine, e da skopéo, osservare. Ecco, noi vogliamo osservare la parte bella di questi giovani, lavorare con loro sulla loro parte sana, non concentrarsi solo sulle difficoltà o sul disagio, ma far emergere tutta la loro personalità che viene oscurata dalle difficoltà che vivono». Ma poi il caleidoscopio ha anche un altro pregio che viene preso in considerazione: cambia a seconda di come gira lo strumento. «Vogliamo guardare queste persone da altre prospettive», specifica. «I ragazzi minori delle comunità, quando diventano adulti, devono essere allontanati e in Fvg non ci sono altri centri di accoglienza pensati per aiutarli». Le famiglie magari chiedono aiuto o questi giovanissimi sono segnalati dall’Ufficio servizi sociali per i minorenni. A volte hanno compiuto reati, altre ancora sono in stati borderline con la psichiatria, dove i genitori stessi non riescono a gestirli e s’innesca quella conflittualità impossibile. In questa nuova sede potranno restare dai sei ai 18 mesi, ma i progetti saranno ad hoc, con l’obiettivo di restituire loro autostima e un reinserimento nella società.

Una scelta che si rivolge agli emarginati, una cosa normale per don Vatta che già dai tempi del seminario vescovile scelse questa strada, per sempre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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