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Kurz verso la cancelleria ma i giochi non sono fatti

Il presidente Van der Bellen chiede garanzie al giovanissimo leader dell’Övp sull’adesione ai principi europei. Gli scenari su un possibile ribaltamento di alleanze

VIENNA. Già domenica sera molte testate giornalistiche non austriache avevano incoronato Sebastian Kurz nuovo cancelliere, anticipando incautamente i tempi. Non c’è dubbio che sia stato proprio lui, il giovanissimo leader dei popolari, a trascinare l’Övp alla vittoria del 31,5%, con un balzo di 7,5 punti percentuali. Ma l’Austria non è una Repubblica presidenziale e i cancellieri devono essere votati dal Parlamento, secondo un sistema molto simile a quello italiano. Certo Kurz è il candidato che ha le maggiori probabilità di guidare l’Austria e proprio per questo ieri il capo dello Stato, Alexander Van der Bellen, gli ha affidato l’incarico. Non è una norma scritta, ma la prassi seguita da tutti i presidenti austriaci è quella di rivolgersi prima di tutto al leader del partito più votato.

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Per farlo Van der Bellen ha dovuto attendere fino a ieri perché lo scrutinio dei voti inviati per posta si è concluso soltanto giovedì a tarda ora. Le ultime schede non potevano capovolgere l’attribuzione dei voti di domenica, ma il presidente evidentemente ha voluto procedere soltanto dopo la comunicazione ufficiale dei risultati definitivi. Dall’incontro tra Van der Bellen e Kurz è emersa la raccomandazione dell’anziano presidente al giovanissimo aspirante alla cancelleria di operare affinché anche in futuro l’Austria “rimanga nel cuore e nel centro dell’Unione europea”, soprattutto in vista della presidenza del consiglio dell’Ue, che nel secondo semestre del 2018 toccherà all’Austria.

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Sull’europeismo di Kurz Van der Bellen non ha dubbi, ma evidentemente ne ha nei confronti dell’Fpö, il partito nazional-populista, che dovrebbe essere il probabile (ma non ancora certo) partner nel futuro governo. Kurz ha “accettato volentieri” l’incarico, annunciando il proposito di incontrare tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento e di voler avviare poi concrete trattative con quelle maggiori, vale a dire l’Fpö, appunto, e l’Spö, il Partito socialdemocratico con cui l’Övp aveva governato con mille difficoltà nella precedente legislatura, fino alla rottura definitiva e alle elezioni anticipate. Già ieri Kurz ha incontrato Matthias Strolz, leader della Neos (Nuova Austria). Molti i punti in comune: Neos è un movimento conservatore, liberale e fortemente europeista, al pari dell’Övp, ma troppo piccolo per formare una maggioranza, che richiederà la partecipazione dell’Fpö o dell’Spö. Detto che la prima soluzione (Övp-Fpö), cioè un governo di centro-destra, è considerata da tutti la più probabile, non si esclude un capovolgimento di scena. Qualora le trattative di Kurz risultassero infruttuose sia con l’Fpö che con l’Spö, questi due partiti potrebbero accordarsi tra loro, formando una maggioranza “sinistra-destra” e scaricando l’Övp all’opposizione. Una capriola del genere è già accaduta nel 2000, quando cancelliere divenne Wolfgang Schüssel, leader dell’Övp .
 

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