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Via alla raccolta firme vip per la rinascita del tram di Opicina

Sabato mattina la presentazione dell'iniziativa al Bar Tivoli (via XXX Ottobre angolo piazza Oberdan). Obiettivo: salvare la trenovia e farla ripartire

TRIESTE Il tram di Opicina dovrebbe essere riavviato e diventare un perno di collegamento triestino fra il centro città e Carso, in un’ottica di fruizione ampia del territorio. È questo il senso della petizione che verrà presentata sabato 21 ottobre alle 11 al bar Tivoli (in via XXX Ottobre angolo piazza Oberdan). I primi firmatari sono nomi di tutto rispetto nel panorama della società cittadina.

Vi troviamo infatti Etta Carignani Melzi, presidente dell’Ande di Trieste e vice presidente vicaria Ande nazionale; Giorgio Cappel, esperto di trasporti e già direttore d’esercizio della trenovia Trieste-Opicina; Elio Gurtner, segretario provinciale Spi-Cgil di Trieste. Saranno loro a presentare la petizione, il cui titolo è “El Tram de Opcina va salvato!”

Ma tra i firmatari troviamo anche Luigi Bianchi, presidente di CamminaTrieste, e Mario Goliani, preside del Cifi-Fvg (il collegio degli ingegneri ferroviari).

Questo il manifesto della petizione: «Il Comune deve ripristinare al più presto il servizio dello storico tram Opicina-Trieste». L’obiettivo è il seguente: La Regione promuove, d’intesa con il Comune di Trieste e con l’Uti giuliana, un progetto europeo per la mobilità sostenibile transfrontaliera che veda la trenovia di Opicina come perno per collegare Trieste Campo Marzio (capolinea della Transalpina e sede del Museo ferroviario), Trieste centrale (capolinea della Meridionale) e Trieste Opicina a Sežana». L’unico modo per dare un respiro adeguato all’infrastruttura, spiegano gli autori della petizione, è collocarla in un contesto più ampio: «Il tram di Opicina - scrivono - non può essere relegato a una dimensione municipale; va invece proiettato in una visione europea, nel quadro dell’integrazione dei trasporti internazionali, quale si addice al primo porto italiano “estero per estero” ed unico punto franco di rango europeo. Turismo ed economia lo impongono».

Aggiunge Cappel, che ha avuto il tram sotto la sua supervisione in passato: «Bisogna far tornare il tram in funzione, questo è tutto quello che c’è da dire. Il mio è il parere di un cittadino già tranviere, ma anche quello di un cittadino qualsiasi, perché il tram è una parte di Trieste».

La valutazione degli autori della petizione identifica uno dei nodi storici della discussione sul tram di Opicina, ovvero il suo inserimento “semplice” all’interno della linea del trasporto pubblico. Per la sua storia e per le sue caratteristiche, la tranvia si differenzia in maniera palese dalle normali linee di trasporto cittadine. Lo stesso discorso vale per la sua valenza turistica. Al contempo, però, il tram di Opicina è sempre rimasto uno snodo importante per il collegamento urbano fra la città è l’altopiano, utilizzato da molte persone su base quotidiana.

Questa ambivalenza nello “status” del tram si è resa evidente in seguito all’incidente dello scorso anno: l’ufficio ministeriale incaricato di verificare le condizioni della linea, l’Ustif, ha infatti ritenuto che l’intera infrastruttura vada adeguata agli standard del normale trasporto pubblico odierno prima di poter ripartire.

Una posizione che comporta interventi

da milioni di euro su una rotaia operativa ormai dal 1902. E che non è piaciuta affatto al sindaco Roberto Dipiazza (vedi articolo in alto). Nel frattempo tanti cittadini, fra cui gli autori e i firmatari della petizione, pensano che il tram debba ripartire in modo stabile e sicuro.

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