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Spese pazze, in 12 tornano in aula. Sentenza entro fine anno

Giudizio d’appello per gli esponenti politici che erano stati assolti in primo grado. No dei giudici all’istanza del pg di ripartire da zero. E ora c’è chi pensa alle regionali

TRIESTE. Non si erano nemmeno seduti sulle sedie dell’aula del Tribunale che già era arrivata la cattiva novella. Il sostituto pg Paola Cameran annunciava infatti la richiesta di «rinnovazione delle prove». Riteneva cioè essenziale sentire un testimone, un investigatore della guardia di finanza che aveva seguito le indagini a livello penale ed erariale. Un’ipotesi che - per i 12 esponenti politici finiti nell’inchiesta sulle spese pazze del Consiglio regionale e che si erano visti assolvere in primo grado con il rito abbreviato - avrebbe significato due cose: veder ripartire praticamente da zero la vicenda processuale e, per alcuni, abbandonare le speranze di ricandidarsi in Regione il prossimo anno in caso di nuova assoluzione senza la spada di Damocle del processo in corso.

 

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Facile intuire quindi con quale ansia la pattuglia di ex consiglieri regionali e loro collaboratori, tutti accusati di peculato, abbia aspettato ieri la propria sorte in Corte d’Appello, ripensando agli ultimi tre anni di udienze su udienze. Un’attesa lunghissima che, però, questa volta è davvero arrivata agli sgoccioli. La Corte ha respinto infatti la richiesta del sostituto pg e il rischio di ripartire praticamente da zero con il processo è svanito. Gli imputati si ripresenteranno in aula in tempi rapidi: il 27 novembre per la discussione, l’11 e il 13 dicembre per le repliche e, infine, per la sentenza. Per 12 dei 22 politici finiti nel ciclone “Rimborsopoli” (Elio De Anna è già uscito definitivamente a testa alta) arriverà entro l’anno l’epilogo del processo di secondo grado relativo alla vicenda partita dall’uso “disinvolto” dei fondi ai gruppi consiliari nel periodo 2010-2012. Vicenda rispetto alla quale il gup Giorgio Nicoli aveva pronunciato le assoluzioni al termine del rito abbreviato, contestate poi dalla Procura, intervenuta per il ricorso ora approdato appunto in Corte d’Appello.

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Non tutti gli imputati ieri hanno scelto di attendere la pronuncia della Corte in aula. Tra i presenti l’ex capogruppo di Pdl Daniele Galasso, difeso dall’avvocato Luca Ponti che assiste in questa tornata anche l’ex capogruppo Pd Gianfranco Moretton, Massimo Blasoni (vice coordinatore regionale azzurro) e Sandro Della Mea (Pd), che però non hanno partecipato all’udienza. Seduto in aula l’ex consigliere regionale Pdl Piero Camber, assistito dall’avvocato Paolo Pacileo e da Giovanni Borgna, che segue anche Maurizio Bucci e Gaetano Valenti (entrambi ex Pdl), questi ultimi assenti. In aula anche l’ex pidiellino Antonio Pedicini, presente con un professionista del suo studio. Non c’erano invece Everest Bertoli (consigliere comunale Fi), assistito dall’avvocato Riccardo Seibold, Alessandro Tesini (ex Pd), rappresentato dall’avvocato Carlotta Campeis, Piero Tononi (ex Pdl e ora caposegreteria del gruppo consiliare Pdl/Fi), difeso dagli avvocati Andrea e Alberto Polacco e Claudio Giacomelli, Paolo Iuri, l’elicotterista accusato di concorso in peculato con l’ex leghista Mara Piccin, tutelato dall’avvocato Federica Bassetto.

Come detto tutto è ruotato attorno alla richiesta del sostituto pg di raccogliere ulteriori prove prima di arrivare alla conclusione del secondo grado. Ad avere la meglio però è stata l’opposizione dei difensori, avanzata sia «per motivi sostanziali che processuali», hanno affermato diversi legali. Anche se, va detto, c’è ancora una possibile, seppur remota, ipotesi di colpo di scena in questa fase. In teoria la Corte d’Appello potrebbe disporre la proroga d’ufficio, ritenendo dunque necessaria l’assunzione di qualche prova ulteriore. Ipotesi scolastica, ma da non escludere comunque del tutto.

La pubblica accusa non ha ancora formulato la richiesta di condanna, perché ne discuterà il 27 novembre, ma in linea di massima dovrebbe rispecchiare quella proposta per i vari imputati in primo grado. In caso di verdetto negativo da parte della Corte, i dodici ex e attuali consiglieri potrebbero vedersi comminare pene che vanno da un anno a diciotto mesi per il reato, appunto, di peculato. Per quanto riguarda la parte pecuniaria, va ricordato che molti degli ex inquilini di piazza Oberdan hanno già restituito spontaneamente le somme contestate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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