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attacco al dolce di pieris 

Il Veneto non ci sta Approda in Senato la sfida tra Tiramisu

SAN CANZIAN D’ISONZO. Il caso Tirimesù finisce al Senato. Ma la storia è dalla parte del Vetturino, il locale di Pieris dove, dalla creatività del patron e cuoco Mario Cosolo, è nato il dolce dal...

SAN CANZIAN D’ISONZO. Il caso Tirimesù finisce al Senato. Ma la storia è dalla parte del Vetturino, il locale di Pieris dove, dalla creatività del patron e cuoco Mario Cosolo, è nato il dolce dal nome malizioso. Dopo l’annuncio del governatore veneto Zaia dello scorso agosto di voler impugnare la decisione ministeriale di iscrizione del tirimesù del Vetturino nell’elenco nazionale dei Prodotti agroalimentari tradizionali, la discussione sul famoso dolce si è trasferita anche nelle aule del Parlamento, perché il senatore Trevigiano Franco Conte ha chiamato il ministro competente, Maurizio Martina, a rispondere in aula dell’atto. La diatriba sull’origine del prodotto, dunque, è destinata ad animare anche il dibattito a Palazzo Madama tra le fazioni regionali. Da un lato quella veneta che sostiene che la paternità spetta alla città di Treviso, dove la creazione del dolce avvenne verso la fine degli anni’60 da parte del pasticciere Roberto “Loly” Linguanotto, con il nome dialettale “tiramesù” e poi italianizzato in “tiramisù”, e dall’altro quella del Friuli Venezia Giulia, culla di ben due versioni del dolce. A quella creata negli anni ’30 da Cosolo negli anni ’50 si è aggiunto il dessert nato a Tolmezzo, nel ristorante dell’Albergo Roma.

A raccontare le ultime vicende, ma anche la storia della famiglia, domani, alle 17.30, nella sede dell’Unuci in via San Francesco a Monfalcone ci sarà Flavia Cosolo, figlia del gestore Mario, impegnata da anni nel difendere una tipicità assoluta del territorio. La storia dei Cosolo parte da lontano. Era la metà del 1800, quando Antonio Cosolo, nato a Pieris nel 1824, apriva uno Spaccio di Vini nella casa paterna, sita in via del Friuli, oggi via Roma, vicino alla caserma della “K. u. K Finanz”. Il successore Giulio Giuliet Fusàr, nel 1878 decideva di trasferire l’attività nella casa di fronte, esponendo da allora l’insegna Trattoria al Vetturino. I clienti non mancavano: a Pieris e dintorni allora operavano circa 300 cestai, turisti e villeggianti giungevano anche grazie alla nuova ferrovia meridionale Monfalcone-Cervignano e alla stazione di Pieris-Turriaco, tecnici e ingegneri austriaci e cecoslovacchi impegnati alla costruzione del ponte ferroviario sull’Isonzo frequentavano la prima trattoria del paese e poi nel 1907 con la costruzione dei cantieri navali Cosulich cominciarono i nuovi arrivi nel monfalconese.

La storia di un prodotto di successo diventa così anche quella di un locale e delle vicende che attorno a quell’albergo si dipanarrono per oltre cent’anni sino agli anni ’90, quando fu chiuso. A ricordarle sarà la figlia di Mario,
che a 14 anni già spignattava nella cucina del padre che imbarcato sulle sulle navi del Lloyd portava a casa i suoi segreti di cuoco di bordo.

L’incontro è organizzato dall’Unione ufficiali, con l’Istituto Euromediterraneo, il Fogolar e l’Associazione Leali delle Notizie.

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