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L'economista Fitoussi: "In Europa è tornata la crescita"

L’economista francese : «Puntare di più sulle infrastrutture». Zeno D’Agostino: «Il porto di Trieste è pronto: la Cina investirà qui»

TRIESTE. «Attraverso i porti viaggiano cultura e innovazione imprenditoriale, non solo merci»: l'economista francese Jean-Paul Fitoussi, a margine della Construction Conference, organizzata da Ance e Civiltà di Cantiere, ha tenuto ieri a Udine una Lectio magistralis di fronte al parterre del mondo produttivo del Friuli Venezia Giulia. Fra i partecipanti anche Zeno d'Agostino, presidente Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, in piena sintonia con Fitoussi quando sostiene che Trieste può recuperare, grazie alla rinascita del porto franco internazionale, una nuova dimensione dei traffici su scala globale: «Il porto è già pronto e per questo la Cina verrà ad investire qui lungo la Via della Seta e vorrà collaborare con un tessuto imprenditoriale unico al mondo», ha sottolineato D’Agostino.

 

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Professor Fitoussi, il commercio mondiale è in una fase di espansione?

Senza dubbio. É stato riattivato un percorso di crescita a un ritmo più veloce di quello che siamo stati abituati a conoscere negli ultimi anni. Siamo di fronte a una ripresa della crescita mondiale. Ma ciò non significa che tutti i problemi sono stati risolti. Mi riferisco in particolare alla disoccupazione di massa, alla disuglianza, alla precarizzazione deella società. Servono da parte dei governi riforme adeguate per rispondere a una situazione di crecente sofferenza sul piano sociale.

Quali sono i fattori all’origine di questa ripresa dei traffici?

La crescita in Europa è stata riattivata da fattori esterni, in primo luogo dall’incremento dei commerci internazionali, e malgrado le scelte della politica. L’Europa ha beneficiato della espansione americana che ha consentito un deprezzamento dell’euro e un aumento della competitività europea. Il ritorno alla crescita avviene anche grazie all’attenuazione delle politiche di austerità e di rigore finanziario.

Quali sono i rischi?

Le incertezze geopolitiche sono enormi. Siamo di fronte a un vero terremoto che potrebbe condurre a una crisi della stessa Europa a causa del ritorno del protezionismo e della nuova corsa al separatismo. Sul fronte internazionale non sappiamo poi quali saranno le prossime mosse di Trump e gli sviluppi della crisi in Corea.

Tornano le barriere commerciali in Europa?

Il protezionismo in Europa ha come origine il fatto che la Germania ha fondato la sua crescita sulle esportazioni provocando un surplus delle partite correnti tedesco che è fra i più alti del mondo. Esiste di conseguenza un divario fortissimo anche all’interno dell’Europa dove ci sono forti diseguaglianze. Manca una strategia all’insegna del’integrazione e della cooperazione.

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Un Europa a due velocità?


Non vedo un’Europa che corre a due velocità ma piuttosto una serie di emergenze politiche interne, basti vedere alle tentazioni secessioniste della Catalogna e anche, in forma meno acuta, in Italia e in Belgio. Vedo molte incognite per l’Europa a causa della frammentazione politica.

Cosa bisogna fare per rinvigorire una crescita troppo debole?

Bisogna investire nelle infrastrutture. Tutto ciò non potrò che produrre benefici sull’economia e sulla produttività in particolare nel settore privato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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