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Fra Serbia e Croazia è scontro sulla statua al “kamikaze-eroe”
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Fra Serbia e Croazia è scontro sulla statua al “kamikaze-eroe”

L’omaggio di Belgrado a un ufficiale dell’esercito federale scatena un duro scambio di accuse e note diplomatiche

BELGRADO. Proteste, toni sopra le righe, reciproche accuse. Tutto a causa di una statua dedicata a colui che per qualcuno è un eroe nazionale e per altri solo un criminale di guerra. Ed è proprio la guerra degli Anni Novanta a mandare ancora in fibrillazione i rapporti tra Belgrado e Zagabria, venti e più anni dopo il conflitto.

A far salire alle stelle la tensione stavolta è stata l’inaugurazione a Belgrado di un monumento dedicato al defunto maggiore dell’esercito federale jugoslavo, Milan Tepić, ultimo militare a essere onorato nel 1991 con l’Ordine di eroe nazionale della Jugoslavia, la seconda più alta onorificenza di un Paese da tempo ben oltre il punto di non ritorno.

 

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Il merito di Tepić? Il maggiore, nel settembre del 1991, vistosi accerchiato da militari e polizia croata in una caserma a Bjelovar non esitò a far saltare in aria se stesso e una parte del complesso in cui si trovava, una santabarbara con 170 tonnellate di munizioni, piuttosto che arrendersi. Assieme a Tepić morirono anche undici soldati croati.

In Serbia Tepić ha già da anni delle vie dedicate al suo nome. E da venerdì scorso un monumento a Dedinje, il quartiere dei ricchi e dei diplomatici a Belgrado, scoperto alla presenza del capo di Stato maggiore, Ljubisa Diković, del ministro della Difesa, Aleksandar Vulin, e di quello del Lavoro, Zoran Djordjević. Djordjević, ha specificato una nota del governo serbo, ha ricordato nell’occasione che Tepić «difese con coraggio la caserma a Bjelovar», immolandosi quando si accorse di essere circondato da ben «più numerose forze paramilitari croate». Lo fece per «non permettere al nemico di impossessarsi di armi e munizioni con le quali avrebbe ucciso commilitoni e gente innocente». E anche per questo si può parlare di figura «leggendaria».

Parole e atti che hanno fatto andare su tutte le furie Zagabria. Che ha atteso qualche giorno per poi reagire. Lo ha fatto consegnando una dura nota di protesta all’ambasciatrice serba in Croazia, Mira Nikolić.

 

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Nel documento è contenuta l’altra versione della storia, quella croata. Vi si descrive Tepić come un «criminale», si legge sul sito ufficiale del ministero degli Esteri di Zagabria. Criminale che avrebbe voluto provocare un’esplosione ancora più devastante, facendo saltare in aria l’intera polveriera della caserma e «radendo al suolo l’intera città di Bjelovar», provocando una strage. Per fortuna, «eroici combattenti croati» limitarono i danni, lasciando sul terreno undici compagni. Dedicare un monumento a chi ha compiuto queste azioni, ha continuato Zagabria, è «inaccettabile» e va contro i tentativi di Zagabria di «costruire buone relazioni di vicinato», malgrado la Croazia sia stata «vittima di un’aggressione da parte della Serbia e della Jna», l’esercito federale jugoslavo. Il monumento a Tepić sarebbe infine la riprova che Belgrado «ancora non è pronta a fare i conti col passato e col suo ruolo nella divisione sanguinosa» della Jugoslavia.

È dunque un durissimo attacco. Al quale ha risposto ieri Belgrado, con una contro-nota. E con le parole del ministro degli Esteri serbo, Ivica Dačić, che alla Tv pubblica Rts ha parlato apertamente di «isteria anti-serba» da parte della Croazia e ha definito una «pazzia» la reazione di Zagabria. In confronto alla leadership croata, Tepić è «un gigante morale», ha aggiunto Dačić, mentre il ministro Vulin ha ricordato il monumento a Miro Baresić, killer di un ambasciatore jugoslavo nel 1971, inaugurato l’anno scorso in Croazia, alla presenza di alti rappresentanti dello Stato.

Parole che indicano che la diatriba su Tepić è destinata a durare. E si aggiunge alla lista di punti d’attrito tra Zagabria e Belgrado. Tra i problemi sul tavolo la questione Stepinac, quella del revisionismo sul regime ustascia, la tutela delle minoranze, la contestata giurisdizione voluta dalla Serbia sui presunti crimini di guerra commessi fuori dal suo territorio, che esporrebbe veterani croati a potenziali persecuzioni. E ora anche la questione Tepić, tutt’altro che irrilevante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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