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Bagarre a Grado sull’arrivo dei profughi

Nel mirino il «silenzio» del sindaco che non vuole trattare l’argomento. Agricoltori di Fossalon pronti a muovere i trattori

GRADO. Urla, striscioni, bordate di fischi e seduta del Consiglio comunale sospesa per le intemperanze del pubblico. Esplode la protesta a Grado, dopo la decisione del sindaco Dario Raugna di accogliere 18 richiedenti asilo attualmente ospitati al Cara di Gradisca. Una giornata iniziata con il tam tam di Fossalon, che non vuole i migranti, e terminata quasi alle 20 in municipio dove era da tempo programmato il Consiglio comunale. «Oggi è successo qualcosa di gravissimo, è stato impedito alla democrazia...» non ha fatto in tempo a terminare Raugna. È stato interrotto dalle urla dei presenti e ha dovuto chiudere: «Sospendo definitivamente la seduta e riconvoco l’aula per domani (oggi, ndr) alle 8».

È solo il finale di una seduta incandescente iniziata con il consigliere Roberto Marin (Forza Italia) a chiedere di mettere al primo punto all’ordine del giorno la discussione sulla questione dei profughi. Una richiesta a cui il sindaco ha indicato la strada della convocazione straordinaria di un Consiglio comunale ad hoc. A quel punto è scoppiata la bagarre: urla, grida, fischi, più il mega striscione “Silenzio per mesi e mesi: ecco le “risorse” per i gradesi” portato da Casa Pound. E si va alla prima sospensione della riunione. Gli animi sono surriscaldati, parte della maggioranza apre la porta della sala consiglio che dà sulla diga ed esce; altri rimangono in aula. Il pubblico continua a urlare. «Lei non va avanti col Consiglio comunale - urla il consigliere comunale forzista Maurizio Delbello - non siete i padroni della città con il vostro 17 per cento». L’urlo che viene scandito è «a casa andate a casa».

Dopo la pausa i lavori riprendono sempre con Delbello: «È una decisione che va contro il paese, un luogo turistico. Noi non accettiamo e la cacceremo a casa». Interviene Claudio Kovatsch lamentando che lui come gli altri rappresentanti eletti e la gente l’hanno saputo attraverso il giornale: «Ma perché vuole portarsi la croce da solo? Non era meglio confrontarsi con tutti». È stato rinfacciato come in una riunione dei capigruppo, di una ventina di giorni, il sindaco non abbia fatto alcuna menzione del problema. «Abbiamo argomenti validi per rispondere – dice a un certo punto Raugna – ma lo faremo durante un Consiglio comunale straordinario, oggi ci sono altri argomenti». E gli animi tornano a scaldarsi. L’aula è gremita di gente, nei corridoi e fuori: presenti anche i residenti di Fossalon, pronti a scendere in piazza la prossima volta con i trattori. Non condividono una decisione «tenuta all’oscuro», ma per il momento le realtà del territorio non vogliono esporsi. È il caso del presidente della Coldiretti, Jhonpaul Delbello, che personalmente è contrario alla presenza dei profughi a Fossalon anche perché ce ne sono già altri vicini Al Ponte di Fiumicello, mentre come Coldiretti sostiene che sarà necessario «vigilare se effettivamente questi profughi saranno coinvolti in attività agricole o se il progetto non nasconda semplicemente un business».

L’ex consigliere comunale Daniele Coslovich, a margine dei lavori d’aula, parla anche a nome della Cia, la Confederazione italiana agricoltori e la prima osservazione che fa è proprio la spalmatura dei profughi: ce ne sono 25 Al Ponte, praticamente a Fossalon e al confine, in zona Due Fiumi in un agriturismo ce ne sono altri 20. Ora altri 18 arrivano a Fossalon, oltre a quelli di Isola Morosini.
«È davvero troppo in una così piccola area», sostiene Coslovich, puntando il dito poi sulla questione della sicurezza «impossibile da garantire» e sostenendo come la struttura di Fossalon, l’ex agriturismo Al Lido, sia decisamente inadeguata.

@anboemo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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