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Vincono i sì, ma i due paesi sono divisi

Fiumicello favorevole al progetto, Villa Vicentina lo boccia. La Regione: tutto ok. Ora la parola passa alla politica

UDINE. Vincono i “sì” ma i due paesi si dividono. E la parola ora passa alla politica. É l’esito del referendum consultativo che si è svolto domenica scorsa a Fiumicello e a Villa Vicentina, dove oltre cinquemila residenti dovevano decidere se dare vita a un unico Comune.

Con una scarsa affluenza alle urne (alle 23 aveva votato soltanto il 44,99% degli aventi diritto), alla fine ha prevalso il “sì” con 1.353 voti mentre i “no” sono stati 1.077. E se a Fiumicello sono stati decisivi i voti a favore del progetto (987, pari al 59,49%), a Villa Vicentina i residenti hanno detto di no alla fusione (405 i voti contrari, pari al 52,53%).

Una bocciatura che ha un certo peso in un paese in cui il candidato primo cittadino aveva basato la sua campagna elettorale sul progetto della fusione con Fiumicello.

E le reazioni non si sono fatte attendere: in mattinata il sindaco Gianni Rizzati aveva espresso l’intenzione di inviare una comunicazione ufficiale alla Regione per mettere in evidenza la volontà dei propri cittadini di venire meno alla proposta di fusione con Fiumicello. Poi ha annunciato che affronterà la vicenda in aula. «Abbiamo deciso di portare l’esito referendario in consiglio comunale in modo che tutti i consiglieri possano esprimersi sull’opportunità di far applicare la legge regionale in base alla quale il “sì” complessivo del referendum porti alla fusione tra i due enti locali».

Soddisfatto il sindaco di Fiumicello Ennio Scridel, che temeva uno scarto maggiore, ma che è stato invece sorpreso dalla scarsa affluenza alle urne dei cittadini.

Due paesi distanti, dunque. La Regione ha confermato la correttezza della consultazione: «Ai sensi della legge – afferma il Servizio autonomie locali ed elettorale – l’esito è favorevole». Ora la parola passa dunque alla politica, che potrebbe procedere con la fusione oppure (come è avvenuto con Gemona e Montenars) stoppare l’iniziativa. Solo il Consiglio regionale può infatti ribaltare il risultato bocciando il progetto che, al massimo tra 60 giorni, riceverà dalla Giunta. È possibile che il Consiglio regionale tenga conto della percentuale complessiva dei votanti e dei “no” espressi a Villa Vicentina.

La legge specifica che il referendum ha natura prettamente consultiva: “L’esito stesso non vincola giuridicamente il legislatore – si legge sul portale della Regione – ma lo indirizza nella scelta politica che lo stesso dovrà assumere approvando o meno la legge che dispone la fusione dei comuni”.

In Fvg finora sono stati portati a termine tre processi di fusione: nel gennaio 2009 è nato Campolongo Tapogliano, che deriva appunto dalla fusione dei Comuni preesistenti
di Campolongo al Torre e Tapogliano; dal 1 gennaio 2014, sempre nella Bassa, è nato il nuovo Comune di Rivignano Teor, mentre al 1 gennaio 2015 risale la costituzione di Valvasone Arzene.

Altre consultazioni non sono andate invece a buon fine.

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