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Trieste, scontro fra tram, i due manovratori verso il processo

Chiuse le indagini sul frontale dell’agosto 2016 Sono accusati di disastro ferroviario colposo

TRIESTE Avrebbero dovuto stare attenti durante le manovre. Soprattutto avrebbero dovuto controllare i semafori. E non partire tutti e due nello stesso momento con il semaforo rosso. Chi stava scendendo avrebbe dovuto anche andar piano. Frenare lungo la discesa.

 

Trieste, il tram di Opicina fermo a tempo indeterminato Il problema ora è molto complesso: bisogna sistemare non solo le vetture, ormai pronte e tirate a lucido, ma anche l’intera linea. Impossibile stabilire quando il tram potrà esser rimesso in funzione. L'articolo



Queste le presunte colpe dei due manovratori del Tram di Opicina che il 16 agosto dello scorso anno, pochi metri dopo la stazione di Conconello, non si erano accorti uno dell’altro. Guidando ognuno per conto suo la propria vettura. Fino al crash, fino allo scontro. Devastante.

 

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Che aveva causato nove feriti oltre che due vetture della storica trenovia distrutte. Insomma dietro quel disastro c’è stata per il pm Matteo Tripani una doppia situazione, una coincidenza, di negligenza e imperizia. Lo scrive a chiare lettere nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari che è il preludio della richiesta di rinvio a giudizio. In due pagine il pm spiega così perché la colpa dell’incidente è stata di tutti e due i manovratori: sia di chi stava salendo con a bordo i passeggeri ma anche di chi stava scendendo per effettuare una prova tecnica con la vettura fortunatamente vuota.

Sono due, appunto, gli accusati di disastro ferroviario colposo. C’è Stefano Schivi, 54 anni, quello della vettura 405 che alle 8.55 stava salendo da piazza Oberdan, il cui nome era già emerso all’inizio dell’inchiesta. Ma c’è anche il nome del manovratore della 404, Fulvio Zetto, 52 anni, che in quei momenti stava effettuando un test di revisione e che nell’urto spaventoso era rimasto seriamente ferito. Difensori gli avvocati Andrea Valanzano e Marta Silano per il primo, Elisabetta Burla per il secondo.

 

 

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«Per entrambi - si legge nel capo di imputazione - (la colpa, ndr) è stata quella di non aver rispettato le lanterne semaforiche verso ambedue le direttrici di marcia». E poi ancora nello specifico il manovratore che stava scendendo, Fulvio Zetto, è ritenuto responsabile di essersi immesso sulla tratta senza aver ricevuto il via libera del Centro radio di Trieste trasporti: non solo dunque sarebbe “passato col rosso” ma non avrebbe nemmeno rispettato le procedure operative di sicurezza. E, come se non bastasse, poi ha anche affrontato la curva sinistra, a una velocità superiore a quella prescritta.

E pensare che tutto era andato bene fino alle 8.50 circa quando la 405 condotta da Schivi che stava arrivando da piazza Oberdan si era fermata alla stazione di Conconello. Tutto normale. Il semaforo era rosso. Al punto di incrocio - secondo la ricostruzione del pm - ha atteso l’arrivo della 406 e poi è ripartita verso Opicina.

 

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Ma senza considerare che in quel momento il semaforo, o meglio la cosiddetta lanterna, era ancora con la luce rossa. Stefano Schivi non ha arrestato la marcia della 405 nonostante il rosso come rileva il pm che si è avvalso di una articolata perizia tecnica da parte dell’ingegnere gradiscano Marco Pozzati, considerato una vera e propria autorità nel campo dell’infortunistica stradale. Perizia che era stata disposta nelle settimane successive all’incidente nella forma di atto non ripetibile e dunque utilizzabile anche in dibattimento e in particolare aveva anche riguardato il funzionamento delle lanterne semaforiche che “sovrintendono” la circolazione delle vetture lungo la trenovia di Opicina.

Altrettanto ha fatto Zetto che guidava la 404 in discesa. Insomma, sono andati via dritti, senza paura. Ma è andata male. Infatti quel giorno, cinquanta metri dopo la stazione, all’altezza di una curva a sinistra, la 405 si è improvvisamente trovata di fronte la 404 che stava scendendo a tutta velocità durante il test straordinario dopo una revisione.

 



Lo schianto è stato inevitabile. Devastante. Il rumore è stato talmente forte da essere avvertito nelle case vicine. I due musi blu si sono compenetrati. In un attimo i vetri anteriori sia della 404 che della 405 sono esplosi per l’urto. I due conducenti e i passeggeri sono rovinati sul pavimento delle vetture, investiti da una pioggia di vetri. È stato il panico. Qualcuno è riuscito ad aprire le porte del tram e a fuggire. Qualcun altro ha urlato disperatamente temendo il peggio. Qualcun altro ancora è rimasto paralizzato dalla paura all’interno della vettura. I mezzi si sono scontrati, insomma, anche se i semafori funzionavano correttamente e la radio era attiva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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