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«Trieste e il suo porto motori della svolta dell’economia italiana»

L'assemblea di Confindustria VG ieri alla Stazione marittima

Per il capo degli industriali Boccia la Via della seta è la chiave «Ma gli scambi Europa-Cina devono essere bidirezionali»

TRIESTE. «La sfida di Trieste è la sfida dell’Italia, ci aspettiamo una centralità di Trieste che da terra di confine diventa centrale grazie al suo porto che intercetta la Via della seta». È stato lo stesso presidente nazionale degli industriali Vincenzo Boccia al termine dell’assemblea pubblica di Confindustria Venezia Giulia svoltasi ieri alla Stazione marittima, a identificare nello scalo triestino, o meglio nell’intero sistema logistico che da qui si diparte e che supera anche i confini ...

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TRIESTE. «La sfida di Trieste è la sfida dell’Italia, ci aspettiamo una centralità di Trieste che da terra di confine diventa centrale grazie al suo porto che intercetta la Via della seta». È stato lo stesso presidente nazionale degli industriali Vincenzo Boccia al termine dell’assemblea pubblica di Confindustria Venezia Giulia svoltasi ieri alla Stazione marittima, a identificare nello scalo triestino, o meglio nell’intero sistema logistico che da qui si diparte e che supera anche i confini del Friuli Venezia Giulia per diventare, assieme a Genova, l’unico hub mercantile di riferimento nazionale, uno dei principali elementi di svolta per tutta l’economia italiana. A una condizione, e Boccia lo ha messo opportunamente in risalto: che la Via della seta sia “bidirezionale” in termini commerciali: «Non siano rotte che fanno arrivare soltanto prodotti dalla Cina all’Europa, ma occorre un’industria europea forte che competa con quella cinese in uno scambio di vendita di prodotti dall’una e dall’altra parte».

Zeno D'Agostino

E allora il titolo dato al convegno triestino: “Venezia Giulia officina del futuro” può diventare anche “officina dell’Italia” nel senso che, ha precisato ancora il numero uno di Confindustria «la questione industriale diventa la questione strategica del Paese che ha bisogno di politica e non di antipolitica perché qui si gioca anche la costruzione dell’identità europea». E le chance annesse al porto sono state anche quelle maggiormente trattate nella relazione introduttiva svolta da Sergio Razeto. «Abbiamo un porto – ha affermato il presidente di Confindustria Vg – che è stato in grado di cogliere e vincere la sfida dell’incremento dei traffici puntando sulla qualità dei servizi in particolare ferroviari e sulla strategia dell’innovazione e della digitalizzazione».

I presidenti di Confindustria Venezia Giulia e Italia, Sergio Razeto (sx), Vincenzo Boccia (dx)

Ha anche ammonito a non farsi trovare impreparati dal progetto “One belt one road” (la nuova Via della seta, ndr) che implica un investimento complessivo stimato in 1.400 miliardi. «Dobbiamo avere le idee chiare – ha sostenuto Razeto - su come rapportarci con gli investitori cinesi altrimenti rischiamo di svolgere il ruolo di comparse. La presenza a Trieste di un Punto franco che rappresenta un unicum lungo tutta la Via della seta con la possibilità di insediare attività manifatturiere in area extrodagale – ha aggiunto – rappresenta comunque una inestimabile opportunità per attrarre nuovi investimenti, ma c’è la necessità di avere ora un regolamento operativo che specifichi le agevolazioni di cui possono usufruire le aziende di trasformazione». Ha anche auspicato «l’introduzione di un elemento di fiscalità che sostenga gli investimenti perché le nostre imprese operano in una zona che risente di uno svantaggio competitivo nei confronti di Austria e Slovenia».

Rilevata la «necessità di ricostituzione di un Consorzio di sviluppo economico che sostituisca l’Ezit in liquidazione e la necessità di una soluzione all’annoso problema delle bonifiche», Razeto ha anche ricordato che le manifestazioni di interesse raccolte nella ricognizione svolta da Invitalia nel 2016 per insediarsi in zona hanno dato esiti confortanti: 29 progetti per complessivi 96 milioni euro di investimenti e 381 posti di lavoro. Sottolineati infine i passi avanti fatti in Ferriera con importanti investimenti. «Qui – ha riassunto Razeto - si costruiscono le più belle navi da crociera, si fanno i motori che rispondono agli standard più evoluti, si realizzano yacht che hanno compratori nei mercati mondiali, si producono manufatti di alto profilo ingegneristico, le funi d’acciaio più lunghe al mondo, si assicura il fabbisogno di petrolio alla Cechia, all’Austria, alla Baviera».

Su una delle leve che stanno facendo decollare il porto ha insistito lo stesso presidente dell’Adsp Zeno D’Agostino nella successiva tavola rotonda moderata dal direttore del “Piccolo”, Enzo D’Antona. Riferendosi ai Punti franchi ha sostenuto che «stiamo puntando soprattutto su qualcosa in cui siamo unici il che ci permette anche di non soffrire alcuna concorrenza. Stiamo infatti costruendo un sistema altamente innovativo che mette assieme il porto, le attività logistiche e l’industria. Abbiamo tra l’altro stretto un accordo di collaborazione con Area science park che permetterà l’insediamento in Punto franco di attività industriali che traggono origine dagli istituti di ricerca». Portualità e scienza sembrano le due eccellenze su cui Trieste punterà nei prossimi decenni e si stanno sposando con l’insediamento delle strutture di Trieste capitale europea della scienza in Porto vecchio, «ruolo conquistato – come ha spiegato Stefano Fantoni presidente di Fondazione internazionale Trieste – grazie al gioco di squadra». «La manifestazione – ha spiegato – coniugherà la scienza al mondo produttivo, scoprirà nuovi mestieri, amplierà l’area geografica che graviterà su Trieste e innescherà anche la riconversione del Porto vecchio con i futuri Centro congressi e Science centre».