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Corsa a sei per la presidenza delle Comunità istriane

Giovedì le elezioni interne. Tra i candidati spunta il presidente di Tbs Diego Bravar In gara anche l’ex guida dell’Irci Vigini e Palazzolo, già direttrice della Voce giuliana

Una rosa di sei nomi, fra cui l’ex presidente dell’Irci Chiara Vigini e un uomo di impresa come Diego Bravar, comporrà la lista di candidati alla guida dell’Associazione delle comunità istriane, i cui soci saranno chiamati giovedì a eleggere il sostituto del compianto Manuele Braico.

La settimana scorsa si è tenuta una riunione informale del sodalizio, in cui sono state raccolte le varie disponibilità e la candidatura più pesante pare essere al momento quella di Vigini, insegnante di lettere alla scuola media, ex caporedattrice del periodico dell’associazione e figlia del suo ex presidente Arturo Vigini, esponente democristiano e punto di riferimento del mondo istriano trapiantato a Trieste.

Alla riunione ha presenziato a sorpresa anche Bravar, vicepresidente di Confindustria ed ex presidente di Tbs Group, impresa delle tecnologie biomedicali. Profugo istriano, Bravar non risulta tuttavia iscritto alle comunità istriane ma si è messo a disposizione. Accanto ai due nomi di maggior richiamo compaiono poi quattro candidature di persone da tempo attive nell’ente: il segretario della comunità di Verteneglio Carlo Alberto Pizzi, il presidente del Circolo dei buiesi Luigi Pitacco, l’ex direttrice de “La voce giuliana” Carmen Palazzolo e la socia Irene Zinna.

Gli iscritti dovranno designare solo il presidente, a causa della prematura scomparsa di Braico, rinnovato a giugno per il suo secondo mandato e affiancato dai due vicepresidenti Bruno Liessi e Manuela Cerebuch. L’assemblea generale dell’ente, composta da 7 membri per ciascuna della 18 comunità aderenti, si esprimerà attraverso più votazioni: la prima deve infatti concludersi con una maggioranza dei due terzi o lasciare spazio ad una seconda tornata che richiede la maggioranza assoluta. Solo al terzo round il presidente viene eletto con maggioranza semplice.

Il predecessore di Braico, Lorenzo Rovis, è stato invitato da più parti a ripresentarsi, ma si è garbatamente sottratto: «Penso di aver dato abbastanza in dieci anni di presidenza». Rovis nota che «le candidature sono pervenute solo nell’ultimo incontro, quando mi sono limitato a sottolineare il primo articolo del nostro statuto, che impegna l’associazione a essere apartitica e dunque non schierata a destra o a sinistra, anche se poi ogni socio resta libero di assumere il suo personale orientamento». Lo stesso Braico aveva d’altronde in tasca la tessera di Forza Italia, mentre Vigini è vicina al Pd. Gli altri candidati non hanno invece connotazioni politiche altrettanto definite.

Vigini dice di «sentirsi a casa dentro l’associazione: è il mio posto da sempre e collaboravo da tempo con Manuele. La questione politica non si pone: il presidente è il presidente di tutti e lavora per tenere uniti gli esuli. Ora bisogna allargare il giro e guardare non solo ai discendenti dei profughi ma anche a chi ci è vicino. Serve una presidenza aperta al futuro: la nostra storia ormai è sui libri e bisogna guardare in avanti». Bravar la pensa allo stesso modo: «Mi sono avvicinato per dare una mano a prescindere: nel caso di un non socio serve addirittura il 75% dei voti e non penso che la mia candidatura

passerà. Ho accettato l’invito di alcuni iscritti per spirito di servizio: la mia sarebbe una presidenza di innovazione, impegnata per dare un futuro a Trieste, perché i giovani che la lasciano per trovare un lavoro sono esuli tanto quanto lo sono stati gli istriani».

 

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