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Trieste, trecento bambini all’asilo senza vaccini

Ancora “fuori legge” l’8 per cento degli alunni di nidi e materne comunali. Ma nessuno in città è stato respinto ai cancelli. Brandi: «Da oggi linea dura»

Il caso vaccini travolge anche gli asili di Trieste. Sono quasi 300 su 3.700, al momento, i bambini non in regola con le autocertificazioni richieste per l’iscrizione ai nidi e alle materne comunali. Circa l’8% del totale. Il dato - che ieri mattina al suono della campanella aveva raggiunto quota 438 - è progressivamente sceso durante la giornata dopo che numerosi genitori, evidentemente resisi conto dei rischi a cui stavano andando incontro, si sono presentati dalle insegnanti con la documentazione. Sì perché, come noto, la posta in gioco è alta: i bambini “fuori legge” non vengono accettati a scuola.

Quindi, viene da pensare, tutti i 300 piccoli senza documenti in regola da lunedì scorso sono rimasti fuori dalla porta? No, nelle scuole triestine nessun alunno finora è stato respinto. Il motivo? I moduli andavano consegnati appunto entro lunedì scorso, ma l’assessorato all’Istruzione si è dato un paio di giorni per elaborare i dati. «Fino ad oggi (ieri, ndr) non avevamo ancora completato la raccolta delle dichiarazioni, pertanto non potevamo negate l’accesso a nessuno - spiega l’assessore Angela Brandi -. Ma da domani (oggi, ndr) avremo il quadro chiaro e chi non è in regola non potrà accedere».

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La norma nazionale che ha stabilito l’obbligatorietà dei vaccini, sta creando comunque dunque non pochi problemi alle famiglie. La maggior parte di quei 300 bambini senza autocertificazione, infatti, non appartiene a nuclei familiari convintamente “No vax” bensì, più semplicemente, a famiglie che, per distrazione o negligenza, non ha rispetto il termine fissato per la consegna della modulistica, che attesta l’avvenuta vaccinazione. Ma bastava anche l’autodichiarazione (comprese le omissioni per motivi di salute) o il foglio con la prenotazione, vale a dire l’appuntamento dei genitori in distretto per sottoporre il figlio alle misure di profilassi previste. Tutte le carte con i vaccini eseguiti, che vanno a supportare le autodichiarazioni, devono invece essere consegnate rigorosamente entro il 10 marzo.

In attesa dei numeri delle strutture statali, gli istituti comunali hanno una fotografia abbastanza chiara di quanto sta avvenendo in questi giorni a Trieste. Complessivamente, tra nidi (0-3 anni) e scuole per l’infanzia (3-6 anni), la platea è di 3.700 bambini. Per quanto riguarda i nidi (18 strutture comunali più i 176 posti nei 17 privati convenzionati, per un totale di circa 1.200 iscritti), non risultano in regola in 61 (erano 89 fino a ieri mattina) a cui vanno aggiunti i 37 convenzionati. La somma al momento si attesta a 98 (8%) Numeri più consistenti per le materne: in 182 (6,5% degli iscritti) non hanno presentato i documenti (ieri mattina erano 312). Il dato complessivo, sui bimbi degli asili ancora “fuori legge”, è dunque di 280 (98+182).

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«Sono comunque numeri fluidi, che cambiano di giorno in giorno, anche perché i nidi aprivano l’1 settembre a differenza delle materne che iniziavano l’11. Per la fascia 0-3, va precisato, ci sono stati infatti gli “inserimenti” e non è detto che i genitori abbiano portato i figli e i documenti necessari già il primo giorno, perché possono farlo anche dopo. E ci sono alcuni che non si sono ancora presentati».

Ma cosa succede per i bambini non vaccinati o senza le certificazioni? Semplice. Come detto non potranno entrare. «Le famiglie – spiega l’assessore Brandi – riceveranno una lettera di divieto di accesso». È un foglio preparato dal Comune che dice questo: «Con la presente si comunica formalmente il diniego al servizio educativo del minore, in quanto per lo stesso non è stata consegnata la documentazione a comprova dell’assolvimento degli ivi previsti obblighi vaccinali». Il testo fa poi riferimento alla normativa nazionale in materia che ha sancito l’obbligatorietà delle profilassi: è la legge 119 del 2017, oltre alle circolari ministeriali e regionali. Il bimbo potrà comunque essere nuovamente ammesso al servizio non appena le famiglie avranno consegnato i documenti necessari. «Siamo sotto la soglia del 95% dei bambini vaccinati, vale a dire la soglia che tutela la salute pubblica - osserva Brandi -. È stato giusto quindi fare quella legge. L’organizzazione però non si è dimostrata adeguata. Imporre ai genitori di regolarizzarsi nell’arco di un mese, e nel periodo di ferie, ha creato caos. Noi riusciamo a reggere, ma ora vediamo cosa accade con le statali. Sarebbe stato più corretto far entrare in vigore il provvedimento il prossimo anno. E pure la Regione avrebbe dovuto muoversi rapidamente».

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