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Gorizia, gli assenteisti possono tornare al lavoro

Accolto dal Riesame il ricorso di 4 indagati, in realtà non potranno andare in ufficio. Su di loro pende l’inchiesta amministrativa

Il giudice di appello ha ribaltato la decisione del gip che nei confronti dei sei regionali indagati per “assenteismo” aveva adottato la misura cautelare penale della sospensione dal lavoro. Il tribunale del riesame di Trieste ha così accolto le istanze avanzate dai difensori di quattro dei sei dipendenti della sede di Gorizia della Regione indagati per “assenteismo”. Ma a beneficiare del provvedimento - per “effetto estensivo” - saranno anche i due i cui legali non hanno ricorso in appello. Tuttavia i sei dipendenti della Regione non potranno tornare al lavoro. Non prima almeno che si sarà conclusa la vertenza amministrativa avviata nei loro confronti dal datore di lavoro, la Regione, che potrebbe sfociare in provvedimenti disciplinari anche severi.

Il tribunale del riesame ha ritenuto non ripetibile il reato e dunque ha “rimesso in libertà” gli indagati. Si tratta di Alfredo Iosini, Paolo Russian - difeso dall’avvocato Alberto Tarlao -, Marco Tubetti e Giorgio Celanti difesi dagli avvocati Caterina Belletti e Lorenzo Presot. Come detto analogo provvedimento sarà esteso anche a Roberto Zuccherich (difesa d’ufficio Russiani) e Giovanni Glessi, difeso dall’avvocato Gabriele Cianci.

Gorizia, indagati sei furbetti del cartellino Sei dipendenti della Regione, in servizio nelle sedi distaccate di Gorizia, sono stati sospesi per otto mesi dal servizio per assenteismo. Invece di lavorarare, si allontanavano uscendo da una porta posteriore, chi per fare shopping e spesa, chi per recarsi al bar a degustare vino in qualche agriturismo. Questo è il video girato dai carabinieri che hanno condotto le indagini. LEGGI L'ARTICOLO: Timbravano e uscivano, indagati 6 dipendenti della Regione a Gorizia


La misura adottata dal gip di Gorizia sulla base dell’indagine denominata “Fuori servizio” condotta dai carabinieri è stata ritenuta dal giudice di appello “sproporzionata ai fatti avvenuti”. Stabilire se questo provvedimento in qualche modo alleggerisce la posizione degli indagati dal punto di vista penale spetta alle parti del procedimento stabilirlo.

Molto importante è invece il procedimento amministrativo attivato dalla Regione. Procedimento che nei prossimi giorni vedrà l’audizione a Trieste di almeno due dei sei indagati.

Per quanto riguarda Giovanni Glessi l’avvocato Cianci ha confermato che il suo assistito è stato sentito per oltre un’ora dagli inquirenti e che la deposizione ha chiarito «come Glessi, per la natura stessa del suo impiego, giocoforza doveva recarsi spesso fuori dall’ufficio. È sempre stato a disposizione senza orari di lavoro e senza che gli siano mai stati corrisposti gli straordinari dovuti».

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Il caso degli “assenteisti” era emerso lo scorso sette luglio. Ad affondare il colpo sui presunti “furbetti” del posto di lavoro sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo dei carabinieri di Gorizia. Da maggio dello scorso anno avevano puntato la lente d’ingrandimento (e le telecamere) sui dipendenti della sede goriziana della Regione. E, al termine di indagini definite «attente, scrupolose e accurate», hanno “beccato” sei dipendenti che, durante l’orario di lavoro, facevano altro. Tutto è partito da una segnalazione anonima. Che recitava pressappoco così: «Attenti, ci sono persone che timbrano il badge e si allontanano dall’ufficio».
 

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