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Lo scontro

Trieste, “Ispettori” del Comune per vigilare sui migranti

Centrodestra e M5S pianificano l’istituzione di una commissione speciale. Scontro a Palazzo. Pd e responsabili dell’accoglienza: «Grave provocazione» 

Dai semplici dati sui flussi e sulle pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno, al conto dei soldi spesi per i corsi d’italiano. Ma anche indicazioni precise sugli orari di ingresso e uscita delle strutture di accoglienza. E, ancora, spiegazioni sui quattrini tenuti in tasca o, addirittura, sulle catenine d’oro o i bracciali al posto indossati da persone che, ufficialmente, non dovrebbero poterseli permettere. Il Comune di Trieste, d’ora in avanti, vuole sapere tutto sui profughi ospitati in città, ritenuti dai partiti di maggioranza «la causa primaria dell’abnorme incremento della criminalità, in particolare di aggressioni, violenze e stupri». E intende farlo con una “commissione speciale”: un organismo chiamato a far passare ai raggi x l’intera gestione dei richiedenti asilo nel capoluogo. Organismo che, come prevedibile, ha subito acceso lo scontro, innescando reazioni contrarie da parte di centrosinistra e protagonisti dell’accoglienza, che parlano di «inaccettabile provocazione a fini elettorali».

Profughi accampati al Silos al Silos
Profughi accampati al Silos al Silos


L’iniziativa, come detto, nasce dalle forze di centrodestra che siedono in Consiglio comunale: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Lista Dipiazza. Ma stavolta c’è pure il sostegno del M5S: il documento che chiede l’istituzione della commissione, indirizzato al presidente dell’aula Marco Gabrielli e al segretario generale Santi Terranova, porta in calce la firma del capogruppo pentastellato Paolo Menis. «L’esigenza di un’indagine conoscitiva nasce dalla prolungata permanenza di migranti in attesa dell’espletamento delle pratiche - si legge nel testo - ciò aumenta il degrado, impedisce un controllo efficace e puntuale di quanti sostano in strutture abusive, ed è tra le cause dell’abnorme incremento in generale di criminalità, micro e organizzata, e in particolare di aggressioni, violenze e stupri perpetrati a danni di donne e ragazze».

La mossa dei consiglieri è una sorta di “operazione verità”. Di fatto un inedito affondo istituzionale contro Prefettura e Ics, le due realtà che a Trieste hanno in mano le redini dell’immigrazione. Una mozione di sfiducia, insomma, che inaugura l’ennesimo scontro politico sulla questione. Non a caso, durante la presentazione di ieri mattina in conferenza stampa, dai capigruppo di centrodestra non sono mancate le parole dure soprattutto nei confronti di Gianfranco Schiavone, il responsabile dell’Ics, tacciato di fare “muro ideologico” e accusato di mancata trasparenza sulla gestione dell’accoglienza.

Tutto è nato dalle accuse lanciate la settimana scorsa proprio da Schiavone nei confronti della Questura. È lì, a suo dire, che si creano i colli di bottiglia sulle pratiche dei richiedenti asilo. È la lentezza burocratica della polizia che ostacola il meccanismo dei permessi. Per questo motivo, stando alla sua analisi, la città non dispone di posti sufficienti ad accogliere i tanti migranti afghani e pachistani e si creano baraccopoli come quella del Silos. Parole di fronte alle quali il centrodestra ha reagito, prendendo la palla al balzo. «Schiavone accusa la Questura di ritardi che rallentano le pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno - afferma il leghista Paolo Polidori -. Quindi è necessaria una commissione che faccia luce su cosa accade. Non ci dedicheremo solo a questo, ma andremo ad approfondire tutte le ragioni che determinano la massiccia presenza di migranti sul nostro territorio e i problemi di sicurezza che questa comporta».

L’organismo, che sarà composto dai consiglieri di maggioranza e di opposizione, dovrebbe restare in carica tre mesi, lavorando senza gettoni aggiuntivi. «Il problema - rimarca il capogruppo di FdI Claudio Giacomelli - è che siamo ormai impossibilitati ad avere notizie certe sul fenomeno. E quanti migranti restano a Trieste dopo che hanno ricevuto il permesso di soggiorno? Non sappiamo dove vivono e cosa fanno. E com’è possibile che riescano ad entrare così facilmente nella rete dello spaccio?». Attacchi anche dalla Lista Dipiazza: «Cosa succede nel circuito Ics? - si chiede Vincenzo Rescigno -. I profughi dove prendono i contanti che hanno in tasca? E i braccialetti e gli anelli? Per i richiedenti asilo vengono stanziati 11 milioni di euro l’anno di soldi pubblici, è nostro diritto sapere». Interrogativi sposati pure da Forza Italia. «Ma cosa fanno tutto il giorno i profughi? - incalza Piero Camber -. Quanto spendiamo per i corsi di italiano? E in quanti partecipano?». Dubbi irrisolti, nonostante «i continui inviti a Ics e Caritas - rileva Antonio Lippolis - ma nessuno ci ha mai risposto».

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