Quotidiani locali

parla LA RESPONSABILE DEL PROGETTO“STELLA POLARE” 

Il sospetto delle volontarie sul campo «In strada donne sempre più giovani»

Lo sfruttamento della prostituzione c’è, anche a Trieste. E anche di donne giovanissime, sebbene i numeri siano inferiori a quelli di città più grandi. Ma per fortuna al Comitato per i diritti civili...

Lo sfruttamento della prostituzione c’è, anche a Trieste. E anche di donne giovanissime, sebbene i numeri siano inferiori a quelli di città più grandi. Ma per fortuna al Comitato per i diritti civili delle prostitute onlus, all’interno della struttura “Il Fvg in rete contro la tratta” che vede capofila la Regione, non è mai capitato un caso in cui ragazze minorenni potessero essere sfruttate dagli stessi genitori. Anche se non è escluso che casi del genere ci siano.

«Difficilmente si viene a sapere ciò che accade in una casa - spiega Hermine Gbedo, responsabile del progetto triestino “Stella polare”, che lavora con persone adulte ma anche assieme a enti che si occupano di minorenni, sempre afferente al Comitato -. Abbiamo il forte sospetto che in strada ci siano ragazzine sempre più giovani. Questo caso, quello delle 14enni indotte alla prostituzione, anche se non conosco i dettagli, penso sia stato giustamente denunciato alle autorità, azione che tutte le vittime di coercizione alla prostituzione invitiamo a fare. Le giovani sono state allontanate, ma è un caso che condanniamo comunque, ed è molto particolare e molto grave perché le figlie sono minorenni. Bisogna vedere ora che cosa diranno i giudici e che programma continueranno a seguire».

Le modalità degli operatori per intercettare queste persone fragili sono principalmente tre: «Le individuiamo per strada oppure è la polizia a farci incontrare con loro, o sono loro stesse a contattarci attraverso il numero verde nazionale 800290290, che i cittadini possono comporre nel caso in cui individuino casi sospetti di questo tipo».

Sono in particolare donne straniere, anche se ci sono casi di italiane, a diventare esca di uomini e donne, anch’esse di varie provenienze, locali e non. Arrivano anche, come spesso le cronache raccontano, attraverso gli sbarchi quotidiani sulla Penisola. «In mezzo ci sono ancora persone che purtroppo vengono sfruttate in questo senso», osserva la coordinatrice.

Nel momento in cui si riesce a parlare con loro - i colloqui sono fondamentali - si attiva la legge sull’immigrazione, con l’articolo 18, sia per i minorenni sia per gli adulti. A questo punto segue un programma di protezione sociale. «Le persone in generale denunciano chi le sfrutta - specifica Gbedo -, poi se non hanno i documenti, l’associazione fa l’iter per ottenere il permesso di soggiorno speciale. Il programma dura 12 mesi, rinnovabili per altri sei, in cui la persona impara l’italiano o viene iscritta in una scuola. Se sono adulte c’è un orientamento al lavoro, con un’eventuale borsa, la definizione del percorso migratorio e quindi la valorizzazione delle capacità per portarle a un’autonomia e integrazione nella nuova società dove scelgono di vivere. Si lavora verso l’autonomia, in modo da convertire il permesso in quello per motivi di lavoro. Questo è il caso più comune».

La persona può però anche scegliere di rientrare nel proprio paese con un rimpatrio assistito. «A livello nazionale c’è un piano contro la tratta - aggiunge - che lo Stato ha messo in piedi nel 2016, grazie al
quale gli enti concorrono a un bando unico che incorpora l’articolo 13 della legge 228/2003 e l’articolo 18 della 286/98, per l’emersione del grave sfruttamento e la successiva accoglienza per un programma di protezione sociale, tra cui quella sessuale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista