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Gorizia, bonus auto con carte false, 16 condanne

Gli automobilisti goriziani avevano incassato il contributo governativo pur non rientrando nelle categorie indicate

A sedici goriziani è stato notificato nei giorni scorsi dal Tribunale di Gorizia un decreto penale di condanna per aver dichiarato il falso nella domanda di concessione di contributo per l’acquisto di un veicolo ecologico. La notizia di reato risale all’agosto dello scorso anno e riguarda la legge regionale numero 21 del 2013. La norma permetteva di ottenere un bonus di mille euro se si rottamava un’auto pre-Euro2 vecchia di almeno 10 anni. Dopo la valutazione delle domande di contributo, la Camera di commercio aveva però respinto le certificazioni che non soddisfavano i requisiti richiesti, ma, oltre a non erogare il bonus, dopo alcuni mesi, aveva segnalato il caso alla Procura della Repubblica di Gorizia, la quale, a sua volta, aveva avviato un’indagine. Al termine delle verifiche il pubblico ministero ha chiesto una condanna a un mese di reclusione per tutti e sedici i soggetti. Il giudice per le indagini preliminari ha considerato “congrua e correttamente determinata” la richiesta del pm, tuttavia l’ha prima ridotta a 15 giorni di carcere e, poi, l’ha commutata in una multa da 3.750 euro. Dal momento che però in tutti i casi si tratta di soggetti incensurati, è stata concessa la sospensione condizionale della pena.

Gli imputati hanno ora 15 giorni di tempo per impugnare il provvedimento. In quasi tutti i casi, le difese chiederanno di andare a giudizio per dimostrare l’innocenza dei propri clienti. L’avvocato Massimo Macor conferma che quattro dei sei suoi assistiti sono determinati a dimostrare la loro buona fede. Nelle maglie della giustizia sono finiti normali cittadini residenti in diversi comuni della provincia di Gorizia, hanno un’età varia che spazia dai 26 ai 79 anni. Che le domande non fossero accoglibili da parte della Cciaa è ormai accertato, ma secondo le difese non c’è stato dolo. E proprio sulla buona fede dei condannati faranno leva i legali per convincere il giudice. Nella maggioranza dei casi, infatti, gli acquirenti dei veicoli si sono limitati a firmare dei documenti già compilati per loro. E in buona fede sembrano essere anche i concessionari. Da quanto è stato possibile ricostruire, le false dichiarazioni non sono riconducibili tutte a uno o a un altro rivenditore: da Gorizia a Monfalcone passando dagli altri comuni dell’Isontino, quasi tutti hanno rilasciato almeno una certificazione errata. Più che dolo, sembra dunque esserci superficialità nell’interpretazione della norma di riferimento. All’articolo 84 della legge regionale numero 21 del 2013 viene detto che per consentire il “ringiovanimento” del parco auto circolante sul territorio regionale, “in un’ottica di tutela dell’ambiente, nonché di sviluppo della sicurezza stradale”, la Regione ha deciso di sostenere l’acquisto di veicoli nuovi “con emissioni dichiarate pari o inferiori a 120 g/km di CO2, immatricolati Euro5 o Euro6 dal primo gennaio 2014 al 31 dicembre 2015” concedendo, una tantum, un contributo di mille euro “a condizione che vi fosse la contestuale rottamazione di un veicolo con almeno 10 anni di vita (Euro 2 o precedenti)”. E qui c’è stato, probabilmente, il cortocircuito. Nella maggior parte dei casi sottoposti all’attenzione della Procura della Repubblica è stato rottamato un veicolo Euro3 con più di 10 anni; in alcuni, le emissioni di anidride carbonica dei nuovi veicoli effettivamente sforavano - seppur di poco

- i 120 g/km, mentre in una manciata di casi è stata rottamata una macchina Euro4. L’errore dunque c’è stato, ma più che la cancellazione della multa, ai condannati, interessa dimostrare di essere cittadini onesti: che hanno sbagliato, ma non lo hanno certo fatto in mala fede.
 

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