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Fvg, partiti senza soldi. Campagna elettorale fra social e volontari

Dopo il flop del 2 per mille restano le quote di iscritti ed eletti. E allora si sceglie l’economico web. Ma i banchetti resistono

TRIESTE. Se Silvio Berlusconi sbarca su Instagram, Riccardo Riccardi può anche portare il gruppo consiliare di Forza Italia in montagna e registrare una diretta Facebook, in look quasi salviniano, la data è venerdì scorso 8 settembre, per raccontare com’è andata. È la politica di oggi. Quella che usa il social un po’ perché ci crede, un po’ perché non ha costi (Berlusconi è un caso a parte). Non saranno tutti come i grillini, che della piazza virtuale hanno fatto il loro principale mezzo di comunicazione, ma le pagine Fb si moltiplicano, colonnelli e peones cinguettano su Twitter, non manca chi apre un blog. E andrà così, sempre di più, nei mesi che conducono alle regionali 2018, quando il web sostituirà la strada e il post farà la parte del comizio.


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I partiti, anche in Friuli Venezia Giulia, trasmettono messaggi e informazioni con quello che hanno. Un computer, uno smartphone, ma di denaro se ne vede poco. Anzi, a sentire Sandra Savino, praticamente niente. «Fi ha zero fondi – chiarisce in fretta la segretaria azzurra –. Io non so che cosa ci fosse prima, ma il mio coordinamento regionale non ha un centesimo. Tutte le nostre iniziative sono su base volontaria». Tra i berlusconiani c’è ancora chi non fatica più di tanto ad aprire il portafoglio. Massimo Blasoni ha organizzato più di un evento senza badare a spese. Franco Mattiussi, il vicepresidente della Provincia di Udine che di mestiere fa l’albergatore-ristoratore, ospita spesso la truppa nel suo locale di Aquileia. Nessun lusso, ma qualcuno deve pur farsi avanti. Il resto lo si organizza mettendo insieme i contributi di tutti, come è accaduto la scorsa primavera quando, al Là di Moret di Udine, il partito ha lanciato Riccardi nella partita verso le regionali. Proprio in Fi, il “buco” di bilancio ha costretto Berlusconi ad affidare al tesoriere Alfredo Messina, classe 1935, vicepresidente vicario del gruppo Mediolanum, il compito di far tornare i conti. Troppe le quote inevase. «Gli abbiamo dovuto dire così: se non vi metterete in regola con i pagamenti non sarete candidati», racconta Messina. Un input che in mezzo alla legislatura in tanti avrebbero fatto finta di non sentire, ma che a un passo dal voto ha fatto drizzare le antenne. «Io sono svizzero e gli svizzeri pagano sempre», ha assicurato il senatore Antonio Razzi.

Senza essere emigrata nel Canton Lucerna, anche Savino versa come parlamentare 800 euro al mese (500 euro, invece, la quota dei consiglieri regionali: meglio versare per evitare appunto di non essere ricandidati) ed è anche costretta a pagarsi la sede di via San Francesco a Trieste: altri 600 euro mensili. Inevitabile, dunque, non sottovalutare la risorsa social. Ma non solo perché è gratis, ci tiene a precisare la deputata: «Siamo su Fb perché siamo consapevoli che è l’unico modo per arrivare alle fasce d’età più giovani».

Al Pd non va diversamente. Con la beffa di essere il partito che più ha incassato dall’operazione 2 per 1000 senza però aver portato a casa alcunché nel 2017. Stando ai dati più recenti del Mef, a valere sui tributi 2015, in un contesto che sa comunque di flop (solo il 2,4% dei contribuenti firma per l’assegno alla politica), su un totale di 11,7 milioni i dem ne incassano 6,4, quindi Lega Nord con 1,4 milioni, Sel con 838mila euro, Fi con 615mila e Fratelli d’Italia con 570mila euro. Anche in Fvg il Pd fa la parte del leone con il 41,1% (gli importi della ripartizione regionale non sono tuttavia noti), ma la tesoriera Anna Maria Zuccolo fa sapere che di soldi da quel capitolo è arrivata solo una minima parte per le annualità pregresse e ancora niente per quest’anno. «Il 2018? Si vedrà. Gli investimenti saranno in funzione della disponibilità che avremo a fine anno». A dare un mano sono i contributi liberali degli eletti (che già versano al nazionale 500 euro al mese se parlamentari e il 10% dell’indennità se consiglieri regionali), che sono comunque non obbligatori. E c’è poi la propaganda politica tradizionale, rimarca il presidente del Pd Fvg Salvatore Spitaleri: «C’è un utilizzo certamente consapevole di Fb, Twitter e posta elettronica, mentre c’è un riposizionamento soprattutto rispetto ai mezzi radiotelevisivi che costano parecchio. Ma come Pd continuiamo a valorizzare i banchetti, le nostre presenze nelle vie del centro e nei mercati, non solo in periodo elettorale».

«Battere il territorio», insiste anche Massimiliano Fedriga, segretario leghista che racconta di avere imposto al movimento in regione una cura dimagrante soprattutto in fatto di sedi: «Ne sono rimaste una per provincia, basta così». Lui, oltre 12mila amici su Fb e quasi 10mila follower su Twitter, è tra i primi ad aver gestito in maniera social la politica post finanziamento pubblico. «Molto Fb e un bel po’ di autofinanziamento», dice anche Barbara Zilli snocciolando le quote annuali di sostenitori (20 euro, 10 per gli under 25 e gli over 65) e militanti (50 euro), «il tesoretto delle sezioni», cui si aggiungono i soldi degli eletti: «Io verso 1.500 euro al mese», informa la consigliera regionale del Carroccio.

Sono diverse le cifre, ma non le modalità anche per le civiche. Giulia Manzan, segretaria regionale di Autonomia responsabile che non prende un euro per l’incarico e che ringrazia i volontari, pure loro a costo zero, che aggiornano le pagine Fb, informa che la lista di Renzo Tondo si finanzia con le donazioni dei consiglieri regionali e i tesseramenti (10 euro per i soci ordinari, 20 euro per gli eletti nei Comuni, 100 euro per quelli in Regione). E pure Sergio Bini, presidente di Progetto Fvg, esalta la volontarietà di chi va oltre la quota base di 50 euro (ma solo 10 per i pensionati), a partire dagli imprenditori, e si tuffa nei social: «Siamo partiti con una grande campagna online, li useremo sempre di più».
 

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