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I genitori di Giulio: «Andremo al Cairo»
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I genitori di Giulio: «Andremo al Cairo»

L’annuncio nel pieno della bufera per il ritorno dell’ambasciatore in Egitto: «Pronti ad anticipare la data del 3 ottobre per arrivare prima di Cantini»

TRIESTE. La famiglia di Giulio Regeni tornerà al Cairo il 3 ottobre, o forse «anche prima», a seconda della data in cui il nuovo ambasciatore italiano arriverà in Egitto. È la scelta che la madre di Giulio, Paola Deffendi, comunica alla Rai nel pieno della polemica per l’invio del diplomatico. Lo stesso giorno in cui l’inchiesta del New York Times afferma che furono i servizi egiziani a uccidere Giulio, e che Washington aveva avvisato il governo Renzi.

I genitori di Regeni, che lunedì sera avevano condannato l’invio dell’ambasciatore, hanno dichiarato ieri sera: «Siamo pronti ad andare al Cairo, avevamo già dato la data ufficiale per il 3 ottobre, diciamo che la scelta di mandare giù l’ambasciatore ha anticipato, siamo sempre in tempo a spostare la data, se vogliamo arrivare prima noi dell’ambasciatore possiamo sempre farlo».

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Deffendi ribadisce che «a noi interessa capire veramente perché e chi ha dato l’ok a prenderlo, torturarlo e ucciderlo». Aggiunge il padre Claudio Regeni: «Abbiamo ben tre nomi di ufficiali egiziani che sono stati sicuramente coinvolti nelle operazioni che hanno visto la tragica sorte di Giulio. Penso che con un passo ulteriore, mettendo un po’ più di pressione sul governo egiziano, noi possiamo farcela ad arrivare alla verità». I genitori confermano la loro fiducia negli inquirenti, e chiedono una «scorta mediatica» in Italia e in Egitto.


Quanto all’inchiesta del Nyt (vedi articolo a parte) fonti di Palazzo Chigi hanno dichiarato all’Ansa che nei contatti tra amministrazione Usa e governo italiano avvenuti nei mesi successivi all’omicidio di Regeni non furono mai trasmessi elementi di fatto, né «prove esplosive». Le fonti sottolineano che la collaborazione con la Procura di Roma in tutti questi mesi è stata piena e completa. Il presidente della commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini si spinge oltre, definendo «una bufala» la notizia.

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Per il parlamentare di Ap Fabrizio Cicchitto l’inchiesta americana è un tentativo di sabotare i rapporti fra Italia ed Egitto: «Caso strano, il Nyt si sveglia e fa queste cosiddette rivelazioni il giorno dopo in cui l’Italia rimanda l’ambasciatore al Cairo».

Sul tema interviene anche il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani, dicendo che «non bisogna confondere la scelta di inviare il nostro ambasciatore con la ricerca della verità. Questa dev’essere la priorità per il nuovo ambasciatore italiano in Egitto». Tajani offre il sostegno dell’europarlamento alla ricerca.

I deputati di Possibile e Sinistra italiana Pippo Civati e Andrea Maestri annunciano però un’interrogazione, perché un governo non può limitarsi «a una smentita a mezzo stampa».


Il pentastellato Alessandro Di Battista chiede la convocazione delle Camere: «Per un fatto del genere, in qualsiasi altra parte del mondo i diretti responsabili avrebbero rassegnato le dimissioni ritirandosi dalla vita politica».

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Per il leader leghista Matteo Salvini «sarebbe gravissimo» se fosse vera la ricostruzione del Nyt: «Obama e Renzi erano amiconi, e uno dei due mente. Se mentisse Renzi, mi aspetterei subito le dimissioni di qualcuno, perché c’è di mezzo la vita di un italiano». Così Walter Rizzetto (Fdi): «Il governo e il diretto interessato di allora, Matteo Renzi, rispondano a quanto scritto e lo facciano immediatamente con prove, contro prove e documenti». Il senatore di Idea Carlo Giovanardi chiede che sia fatta luce anche «nel caso dei nove italiani torturati e sgozzati lo scorso anno a Dacca». Così invece il parlamentare di Articolo 1 - Mdp Francesco Laforgia: «Da mesi chiediamo una commissione d’inchiesta. È stato un errore mandare l’ambasciatore in Egitto». I Radicali chiedono di convocare in via straordinaria le Camere affinché il governo riferisca sulla vicenda: «La verità passa dal capire quanto conoscessero veramente».
 

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