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L’antologia delle discoteche nei duemila flyer di Roberto

In un magico scatolone conserva una serie sconfinata di inviti degli anni ’90 Gran parte pubblicizzava serate in locali che ormai non esistono nemmeno più

Trieste, il mito delle discoteche anni 90 in 2mila flyer In un magico scatolone Roberto Viscovich conserva una serie sconfinata di inviti degli anni ’90. Gran parte pubblicizzava serate in locali triestini e non solo che ormai non esistono nemmeno più. L'articolo

TRIESTE C’è tutta la storia delle discoteche anni ’90, soprattutto in Friuli Venezia Giulia ma non solo, nella collezione di Roberto Viscovich, che ha raccolto duemila inviti nei locali più conosciuti dove si ballava. Flyer coloratissimi, che annunciavano serate abituali nel fine settimana o grandi eventi, con la presenza di ospiti speciali, nomi che all’epoca erano attesi in particolare dai più giovani, come le ragazze della trasmissione “Non è la Rai” e volti più o meno noti del piccolo schermo.

 

 

«Come tanti miei coetanei negli anni ’90 frequentavo un po’ tutte le discoteche, era il periodo in cui era consuetudine andarci, uno dei divertimenti principali nel corso dell’anno. Il fenomeno esplodeva d’estate, quando aumentavano le feste e aprivano anche i locali nelle città balneari della regione. Ho iniziato a conservare gli inviti quando giravo con gli amici, anche in Veneto o più lontano se capitava l’occasione di spostarsi – racconta – e poi è diventata una passione, tanto da cercare altri collezionisti simili, con i quali scambiarli. È piacevole rileggere ora gli intrattenimenti che venivano promossi, sembra di fare un salto indietro nel tempo».

 

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Mentre parla Roberto scorre tra le mani i biglietti, che mostrano anche i nomi di tante discoteche famose, molte ormai scomparse. «C’è un po’ di inevitabile nostalgia, ma adoro ripercorrere quegli anni in particolare a metà dei ’90 – dice – quando il mercoledì d’estate era tutto per il “mercolediamoci” del Mr Charlie a Lignano. Il giovedì si andava spesso al Machiavelli a Trieste, nel week end più lontano, in Friuli, al Domani o al Palmariva, anche se tra i miei preferiti, così come per altri amici, c’era il mitico Hippodrome di Monfalcone, che è stato demolito».

Proprio dell’Hippodrome Roberto conserva il maggior numero di inviti, insieme al Machiavelli, ma nella sua collezione i nomi delle discoteche sono davvero tanti, come Macaki, Vertigo, Capannina, Euforia, Tanahora e Jack in the box a Trieste, Magichon a Bibione, Mr Charlie a Lignano e poi Villa Sospisio e pure tante in Veneto. «Sorprende – sottolinea Roberto – la grande fantasia e soprattutto la grafica, all’avanguardia per l’epoca, utilizzata per produrre tutto questo materiale.

 

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Si inventavano un po’ di tutto, tra slogan, foto accattivanti e anche forme strane. C’era grandissima concorrenza. L’unica difficoltà al momento – precisa – è datare con precisione l’anno dei vari biglietti, perché quasi sempre non veniva indicato, c’era solo il giorno della serata, per qualcuno l’ho segnato, per altri lo ricordo. Per aiutarmi ho scritto tempo fa una sorta di elenco, che si ferma al 2000, l’ultimo anno in cui ho raccolto gli inviti, anche perché poi, come noto, molti locali hanno avuto una battuta d’arresto e in qualche caso sono stati chiusi o sono falliti».

E poi se capitava qualche personaggio famoso, star di un party, si esagerava e la creatività aumentava ancora. «Leggendoli tornano anche in mente vip legati a quel periodo. Ecco da “Non è la Rai” Cristina Quaranta ospite al Domani, Alessia Merz al Jack in the box, dalla stessa trasmissione anche Ambra e Alessia Mancini, annunciate in due discoteche del Veneto, la velina Laura Valci al Kontatto, dalla tv Enrico Papi all’Hippodrome. E c’era pure Christian De Sica al Mr Charlie». E ancora tanti nomi di dj o lo staff di alcune emittenti molto in voga proprio nelle discoteche, come Radio Baccano o Company, tra party e concerti. Qualche esempio: al Macaki il giovedì universitario con dj Sandro Orlando, all’Hippodrome le serate dove alla consolle c’era la voce di Alex Bini, dj Stefano Notarini al Jamm’n, e ancora Paolo Zippo al Mr Charlie, Andrea Francasso al Mandracchio. Si leggono anche i prezzi, quasi tutti gli ingressi costavano tra le 10 e le 15 mila lire.

«Tra i pezzi più “strani” e originali – mostra Roberto – c’è un foglietto in bianco e nero, realizzato probabilmente in modo molto artigianale, che pubblicizzava un rave in una cava del Carso nel 1995. Molti ricorderanno poi la Zezza, sinonimo sempre di feste e divertimento, questo invito – mostra un foglietto giallo e blu – era per un evento all’ippodromo di Montebello. Ho ancora un invito anche per le feste “cera lacca”, dove al momento di entrare ti attaccavano sulla maglia un numero, se ti piaceva una ragazza potevi scrivere un messaggio su un foglietto, diretto appunto al numero della persona sulla quale volevi far colpo, che poi appariva su un maxi schermo, una sorta di antenato dell’attuale sms». E ogni tanto sul flyer c’era pure uno sponsor, come il negozio Marchi Gomma, impresso su un invito per l’Hip Hop, sempre all’ippodromo e sempre negli anni ’90. A distribuire gli inviti, spesso chiamati anche “riduzioni”, perché garantivano uno sconto per gli uomini e l’ingresso gratuito per le donne, erano i pr.

«Alcuni erano vere e proprie istituzioni che facevano a gara tra loro – ricorda Roberto – e molti semplicemente li trovavi nei luoghi più frequentati dai ragazzi, agguerriti in una lotta a colpi di volantini. Camminando in viale XX settembre ti capitava di trovarti in mano, in pochi minuti, anche cinque o sei inviti per il fine settimana. Io poi avevo una bella compagnia di amici che amavano ballare, quindi era consuetudine prenderli per poi usarli e ho anche alcune tessere, che consentivano di sentirti una sorta di “socio” in alcuni locali, come per gli eventi serali dell’Ausonia».

Per adesso la collezione resta chiusa in un grande scatolone, che ogni tanto Roberto apre per gli amici. «Ma sarebbe divertente allestire una piccola mostra o contattare i singoli locali, magari in qualche caso avrebbero il piacere di valorizzare e custodire ciò che riguarda il loro passato – conclude – e ciò almeno per quelli, purtroppo molto pochi, che ancora sono in attività».

(segue)

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