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Trilaterale a Salisburgo dopo il Summit di Trieste

Trilaterale a Salisburgo dopo il Summit di Trieste

I capi di Stato di Austria, Slovenia e Croazia fanno il punto in chiave europea. Migranti, ma anche allargamento ai Balcani occidentali in agenda

LUBIANA. Il presidente della Slovenia, Borut Pahor, sarà oggi e domani in visita in Austria per incontrarsi con la sua omologa croata, Kolinda Grabar-Kitarović, ospiti a Salisburgo del presidente austriaco Alex Van der Bellen. Il quarto appuntamento trilaterale di questo formato prevede in agenda discussioni sul futuro dell'Europa, la sicurezza e il ruolo dell'Ue nel mondo con la Brexit. Van der Bellen, Pahor e Grabar-Kitarović parleranno anche del futuro europeo dei Balcani occidentali, alla luce dell'esito del recente summit di Trieste.

 

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I tre presidenti saranno portatori di punti di vista diversi: centroeuropeo quello di Van der Bellen, balcanico quello di Slovenia e Croazia nonostante entrambe siano Paesi membri dell’Unione europea. Un’etichetta, questa di Stati balcanici, che sia Lubiana quanto Zagabria insistono a togliersele di dosso, mentre gli avvenimenti continuano ad appiccicarli alla loro pelle.

Il capitolo austriaco dell’incontro è forse quello più enigmatico se affrontato nell’ottica della politica estera. Vienna, con il bambino prodigio della politica europea, ossia il giovanissimo ministro degli Esteri Sebastian Kurtz, prima ha minacciato lo schieramento dei carri armati sul confine con l’Italia al Brennero, facendo poi però una clamorosa marcia indietro le cui ragioni però le ha delegate ad altri membri della coalizione di governo. Nel centro di questa “euforia” politica da accreditare esclusivamente ad uso interno austriaco proprio il capo dello Stato Van der Bellen che anche oggi e martedì cercherà di riportare il ragionamento su binari decisamente più europei.

 

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Come si presenterà la parte slovena all’incontro non è difficile da prevedere soprattutto alla luce di quanto dichiarato sabato scorso a Cividale del Friuli dal presidente della Repubblica Borut Pahor. Pahor che ha affermato che l’orizzonte politico dell’Europa sarà più chiaro dopo le elezioni politiche in Germania sottolineando come il recente voto in Austria, Francia e Olanda abbia lasciato uno spazio molto limitato agli euroscettici. Pahor vede nel futuro dell’Ue un’Europa a più velocità, «fattore questo non ideale - ha puntualizzato - ma che non è assolutamente una catastrofe, anche perché la politica che è fatta anche di pragmatismo dovrà tenere conto di tutto questo». E su un altro tema chiave della trilaterale Austria, Slovenia, Croazia il presidente Pahor non ha dubbi: «C’è una grande differenza tra il cosiddetto gruppo di Višegrad e la Slovenia, mentre i primi rifiutano l’accoglienza dei migranti, la Slovenia la accetta» e si è anche fatta carico delle quote di profughi dall’Italia nel programma di ricollocamento europeo. Del resto Pahor non si fa illusioni. Il problema dei migranti, sostiene, è fondamentale per tutta l’Unione europea e in quest’ottica formula i suoi più sentiti ringraziamenti all’Italia per quanto sta facendo, ma contemporaneamente ribadisce che «il futuro dell’Europa è strettamente legato alla soluzione del tema dei profughi».

E la Croazia? Il presidente Kolinda Grabar-Kitarović è reduce da una defatigante crisi politica all’interno del suo Paese che è riuscito con difficoltà a mantenere una sorta di livello di galleggiamento che permette di parlare, se non del futuro remoto, almeno di quello prossimo. E quello prossimo è caratterizzato fortemente da un concetto: arbitrato internazionale sui confini con la Slovenia. Perché la Croazia può troppo facilmente chiamarsi fuori da un accordo che ha legalmente sottoscritto per violazioni avvenute dalla controparte slovena che ha reso noti alcuni contenuti del giudizio dei giudici internazionali al proprio ministero degli Esteri. Soffiate che non hanno per nulla influenzato il verdetto che vede Zagabria “soccombere” sul mare, ma “vittoriosa” sulla terra, con una percentuale che, secondo alcuni analisti, garantirebbe alla Croazia il 70% del “successo”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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