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Mare pulito: da Sistiana a Muggia le nove spiagge al top

Il Piccolo ha analizzato, grazie a un team di esperti, i principali lidi triestini. Tuffi al sicuro dall’inquinamento ma il concime per la vita sommersa latita

Trieste, uno sguardo sotto il mare Il risultato di un'inchiesta condotta dal Piccolo afferma che l'acqua nel golfo è pulita. E uno sguardo sotto il mare lo conferma, tanto che si possono ancora incontrare i cavallucci marini. Il video è stato girato dal sub Stefano Caressa

 

TRIESTE. Bagni tranquilli per tutti nel nostro mare in questa calda estate. Da Punta Sottile a Sistiana passando per Barcola e Grignano le acque del Golfo di Trieste sono pulite, anzi pulitissime. Pure troppo, al punto che se da un lato non si può parlare di inquinamento, dall’altro l’eccessiva depurazione delle acque urbane rischia di mandare in tilt la catena trofica per lo scarso apporto di nutrienti. Ma se mettiamo insieme i vari parametri come temperatura, salinità, ossigenazione e trasparenza scopriamo che la palma dell’acqua più adatta ai bagni la troviamo nella zona di Muggia, a Punta Sottile, là dove le correnti marine di questo scorcio di Adriatico mescolano l’acqua e la “puliscono”. Virgolette d’obbligo, perché in senso strettamente biologico trasparenza e ricchezza dell’acqua non vanno sempre d’accordo.

 

 

Ma tant’è, il mare che lambisce le nostre coste gode di discreta salute, non è inquinato da idrocaburi o altre componenti chimiche, e non soffre per la scarsa quantità di rifiuti urbani e non, che, soprattutto con le piene dei fiumi comunque si riversano con regolarità nelle sue acque. Ha però, questo mare, le sue sofferenze, le sue febbri, malesseri dovuti in gran parte - ma non solo - alla presenza e alle azioni dell’uomo. Tanto per fare un esempio, l’enorme e anomala quantità di meduse a spasso per il Golfo è un fenomeno ancora da capire ma che di certo sconta, da queste parti, un qualche inghippo nel fragile e complesso ecosistema marino.

 



Sono questi, e altri ancora, i risultati di un’indagine che Il Piccolo ha effettuato con gli esperti tecnici e biologi marini della Cooperativa Shoreline, un team che, fra l’altro, svolge parte della sua attività nella Riserva marina di Miramare dove, per conto del Wwf e del ministero dell’Ambiente, gestisce ed organizza alcuni servizi e attività all’interno dell’area protetta. E se è vero che l’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, monitora costantemente la salute del Golfo tramite numerose stazioni di campionamento e pubblica un esaustivo bollettino mensile on-line che fornisce indicazioni, in modo semplice ed immediato, sulle caratteristiche fisico-chimiche e biologiche dell’ambiente marino, è anche vero che non tutti gli angoli del Golfo sono coperti dai monitoraggi. Perciò con i professionisti della Shoreline siamo andati a effettuare alcuni campionamenti per implementare i valori acquisiti e per vedere come sta il mare in prossimità dei più frequentati luoghi di balneazione, tra stabilimenti balneari e segmenti di costa libera.

Con Carlo Franzosini, presidente della Cooperativa Shoreline, Saul Ciriaco, vicepresidente, Marco Segarich e Lisa Faresi, a bordo di una motobarca appositamente attrezzata abbiamo, monitorato nove punti: Punta Sottile, Ausonia, Bagno Ferroviario, Barcola Pineta, Bagno Sticco - Miramare, Grignano uno e due, Canovella de’ Zoppoli, Portopiccolo e Sistiana Caravella. Durante i sondaggi è stata utilizzata sia una sonda Ctd multiparametrica per raccogliere i dati relativi a temperatura, salinità e ossigeno con profilo in profondità, sia il disco di Secchi per misurare la trasparenza dell’acqua. In più sono stati effettuati monitoraggi con transetti lineari per la macrofauna planctonica per un tratto di mare lungo nove chilometri per sei metri di larghezza.

«Nel complesso il nostro mare sta bene - dice Franzosini - anche se registriamo uno squilibrio negli apporti di nutrienti delle acque che sta portando, per esempio, alla sparizione delle praterie di fanerogame». «Paradossalmente - continua Franzosini - in buona parte questo è dovuto agli impianti di depurazione, sempre più avanzati, per cui eliminano dall’acqua degli scarichi azoti e fosfati che sono il concime base per la vita marina; le mucillagini, ad esempio, fioriscono proprio per lo squilibrio che c’è tra azoto e fosforo, e sono indicatori di stress per il mare. L’acqua troppo depurata rischia di trasformare il mare in una piscina nella quale non vive più niente». Anche fenomeni come le schiume che appaiono sottocosta specie quando venti e correnti rimescolano acque calde possono dipendere da disfunzioni trofiche di questo tipo.

E poi c’è il mistero meduse. Nel transetto monitorato in navigazione oltre ad alcuni esemplari di salpe (tunicati coloniali) sono stati conteggiati ben 888 esemplari di Rhizostoma pulmo, il polmome o botta di mare, «una quantità importante», nota Ciriaco. Sul perché di tale diffusione sono in corso ricerche a livello europeo (in Italia i fondi per questo tipo di ricerca sono insufficienti), «ma di certo - aggiunge Ciriaco - influiscono una serie di concause che vanno dall’innalzamento delle temperature fino alla diminuzione dei predatori delle meduse a causa della pesca, che squilibrano la delicata rete trofica del nostro mare».

Durante il nostro viaggio lungo le coste del Golfo le sorprese non sono mancate. A dispetto dell’acqua limpida e pulita, a Punta Sottile, a una profondità di sedici metri, la sonda rivela una percentuale di ossigeno pari a 66,375%. Un dato che rivela quanto lì l’acqua sia vicina all’anossia, cioè alla mancanza di ossigeno, che rischia di soffocare la vita sul fondo. Percentuale di poco più alta al Ferrovario, ma sempre pericolosa, ancora a sedici metri di profondità, mentre al contrario la palma del fondale più ossigenato spetta a Sistiana, con una percentuale di ossigeno sul fondo pari al 103,525%. «Dipende dalla stratificazione termica e salina - spiega Ciriaco - tipica del Golfo di Trieste in estate».

Altra sorpresa, gli alieni. Davanti al Ferroviario ecco flottare alcuni esemplari di Mnemiopsis leidyi, nota anche come noce di mare. È uno ctenoforo, una specie di parente delle meduse, che qui non dovrebbe stare. La noce di mare, spiega Faresi, «è originaria dell’Atlantico Occidentale, qui nel Golfo la specie è stata segnalata per la prima volta nel 2005, ma solo durante l’anno scorso si è verificata una vera e propria esplosione demografica», che a quanto pare non accenna a diminuire. Arrivata nei nostri mari, come altre specie aliene, probabilmente portata dalle acque di sentina della navi. «La noce di mare - aggiunge Faresi - è un problema perché mangia le larve del pesce azzurro e si riproduce molto velocemente spesso intasando anche le reti dei pescatori».

All’altezza di Sistiana scendiamo in acqua con maschera e pinne per dare un’occhiata da vicino ai fondali. Una bella sorpresa, a ridosso di Portopiccolo, sono i cavallucci marini che qua e là fanno la loro apparizione, mentre in zona Caravella spuntano dal fondo come tante statuine moderniste le Pinne nobilis, o sture, i più grandi bivalvi del Mediterraneo, una specie oggi protetta che ha fatto la sua ricomparsa nel Golfo di Trieste dopo una lunga assenza dovuta a chissà cosa. In quanto alle immondizie, sul fondo del nostro mare non mancano aree dove la concentrazione di rifiuti è piuttosto evidente, come a ridosso delle “pedocere”, gli allevamenti di cozze. Ma si tratta di solito di corpi morti, vecchi ancoraggi, nasse e materiali di risulta dell’attività di pesca che presto la vita del mare ingloba e ricopre, con la capacità che ha di curare da sé i propri malanni. Sempre che l’uomo non ci metta del suo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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