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nel 2020

Trieste capitale della scienza, parte la caccia ai fondi dei privati

Fantoni: «Un milione da sommare al supporto pubblico». Totale oltre quota 4. Finanziamenti da Regione, Stato, Ue

TRIESTE. Parte la caccia al finanziatore privato per la Capitale europea della Scienza del 2020. Il piano dei fondi è già delineato: ci sarà bisogno di una cifra compresa (all’incirca) fra i 4,2 e i 4,7 milioni di euro.

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Ma più sono meglio è. E il direttore della Fondazione Internazionale Trieste Stefano Fantoni confida nel supporto dei privati.

«La Fondazione CRTrieste e la Fondazione Beneficentia ci hanno già aiutato per partire - racconta -. Sono convinto che questi e altri potenziali finanziatori privati continueranno a supportarci».

La quota minima di fondi privati prefissata dagli organizzatori è di almeno 500mila euro: «Ma vorremmo arrivare al milione», dice Fantoni. Toccherà quindi alle realtà presenti sul territorio, basti pensare al mondo dell’industria o delle assicurazioni, decidere se contribuire all’evento.

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I finanziamenti pubblici E il resto dei fondi? Dagli enti locali dovrebbero arrivare un milione e 200-300mila euro. «La Regione si è già impegnata a reperirli», conferma il vicepresidente regionale Sergio Bolzonello. Fantoni specifica: «Non necessariamente tutta la cifra deve venire dalla Regione. E non devono per forza essere “contanti”. Anche la concessione di spazi, come quella che si è impegnato a fare il Comune, rientrerà nel computo».

C’è poi il ministero dell’Università e della ricerca, da cui gli organizzatori contano di ottenere un milione spalmato sul triennio. E quindi con “rate” da 300-400mila euro.

Infine mamma Europa, per la quale anche l’Euroscience Open Forum di Strasburgo si sta già mobilitando: «Stiamo lavorando assieme dal primo giorno - dice Fantoni - e presto ci incontreremo di persona. Di norma l’Ue concede finanziamenti per un milione, ma contiamo di arrivare al milione e mezzo, vista l’esplicita vocazione centro-europea di questo Esof».

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Il fronte biomedico «La nostra squadra è un po’ debole sul lato della medicina - commenta Fantoni -. A Strasburgo ho parlato dell’esigenza di avere una serie di eventi incentrati sul campo della medicina traslazionale, ovvero quella che mette in campo tutte le conoscenze geniche».

È un settore, prosegue il direttore della Fit, in cui il Friuli Venezia Giulia vanta diverse eccellenze: «Ci sono persone che se ne occupano a livello altissimo nei nostri centri di ricerca, ma c’è anche tutta un’attività dei clinici, a Trieste come a Udine, che merita di entrare a far parte dell’Esof. Sono già in contatto con alcune realtà, penso ad esempio al Cro di Aviano. Sono tutte eccellenze del Fvg che potremo mettere a disposizione».

L’istituto pro-Esof Fantoni conclude sottolineando l’esigenza di costruire un soggetto che lavori da subito al coinvolgimento dell’Europa centrale e orientale. «Una volta che avremo degli uffici in Porto vecchio, metteremo in piedi da subito un istituto che potremmo chiamare “pro-Esof”. Servirà a sviluppare in forma di workshop i temi dell’evento assieme ai ricercatori dell’Europa orientale».

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Sarebbe uno strumento di base per costruire nella pratica, e non solo a parole, la vocazione internazionale dell’evento di Trieste, è la valutazione dello scienziato: «Per farlo dobbiamo coinvolgere le persone in progetti veri, facendole venire qui a Trieste.

Gli ambiti da trattare in questa attività sono tanti, dalla comunicazione scientifica al rapporto fra scienza e società, politica, impresa. È un aspetto non facile del nostro lavoro, su cui dobbiamo metterci all’opera da subito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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