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Pechino punta alla Piattaforma logistica del porto di Trieste

L'area dove sorgerà la piattaforma logistica del porto di Trieste

Parisi: «Cinesi fra i possibili futuri utilizzatori a Trieste». Il primo stralcio prevede un investimento complessivo di 132 milioni di euro

TRIESTE «Tra i possibili futuri utilizzatori con cui stiamo trattando, non posso escludere che ci siano anche dei cinesi». È quasi un capolavoro di diplomazia l’affermazione di Francesco Parisi, ma fa chiaramente intuire quello che quasi certamente è il primo obiettivo di Pechino a Trieste: il megaterminal che sarà fruibile in tempi ormai quasi brevi, cioè nel primo semestre 2019, e che sarà costituito dal primo lotto della Piattaforma logistica, già in avanzata fase di costruzione, e dal co ...

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TRIESTE «Tra i possibili futuri utilizzatori con cui stiamo trattando, non posso escludere che ci siano anche dei cinesi». È quasi un capolavoro di diplomazia l’affermazione di Francesco Parisi, ma fa chiaramente intuire quello che quasi certamente è il primo obiettivo di Pechino a Trieste: il megaterminal che sarà fruibile in tempi ormai quasi brevi, cioè nel primo semestre 2019, e che sarà costituito dal primo lotto della Piattaforma logistica, già in avanzata fase di costruzione, e dal contiguo Scalo Legnami.

 

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La notizia filtra mentre è in corso alla Torre del Lloyd l’Implementation meeting of Eu-China maritime agreement con la presenza appunto di dirigenti ministeriali e responsabili delle compagnie marittime sia cinesi (Cosco in particolare) che europei appunto. Alla vigilia del meeting che si svolge a porte chiuse e si conclude oggi, com’è consuetudine senza conferenze stampa, la delegazione di Pechino ha visitato il porto di Trieste e in particolare il terminal container del Molo Settimo, i terminal dell’autostrada del mare ai Moli Quinto e Sesto e il cantiere della Piattaforma logistica. «Sono apparsi estremamente interessati, non la smettevano di fare domande e si sono detti rammaricati del fatto di non avere più tempo a disposizione per un sopralluogo più accurato», riferisce Parisi.

 

 

Dopo una gestazione lunga una quindicina d’anni in cui la prima tranche di finanziamenti statali non arrivava mai nonostante gli annunci di vari ministri, i lavori per la realizzazione del primo stralcio della piattaforma logistica che prevedono un investimento complessivo di 132 milioni di euro con la posa tra l’altro di 840 pali lunghi fino a 80 metri, sono realmente decollati un anno e mezzo fa a cura dell’associazione temporanea di imprese che ha vinto la gara d’appalto e che è costituita da Parisi Group, Icop Costruzioni, Cosmo Ambiente e Interporto Bologna. Quasi in contemporanea Pechino ha annunciato in grande stile l’avvio dell’operazione Nuova via della seta che partendo dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, mira a promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni cinesi. Una svolta epocale nel Nord Adriatico è avvenuta qualche settimana fa quando il governo italiano ha emanato il regolamento che sostanzialmente colloca a Trieste l’unica free zone europea in cui è possibile anche fare trasformazione di merci in regime extradoganale.

 

 

Ma non è ancora tutto. Nel suo piccolo il cartello di aziende che sta realizzando la Piattaforma logistica ha costituito una nuova società, la Docks San Servolo che ha acquisito il controllo dello Scalo Legnami (o meglio della sua società terminalista, la General cargo terminal) dove oggi avviene lo stoccaggio di legnami e metalli, un traghetto settimanale parte per l’Albania, ma non ci sono premesse di forte sviluppo. «Dovranno esser fatti investimenti non da poco per l’integrazione tra le due strutture – spiega Parisi – ma la prospettiva del nuovo megaterminal ora cambia totalmente in meglio anche perché la piastra ferroviaria che dapprima risultava sacrificata e collocata in senso trasversale, potrà invece svilupparsi appieno. Realizzeremo un attracco per traghetti – conferma - e un terminal multipurpose, il che non esclude lo sbarco e imbarco di container».

Tutti le tessere del puzzle a livello sia macro che micro sembrano così a posto. «Stiamo trattando con futuri utilizzatori del terminal – ribadisce Parisi – tra cui non posso escludere che via siano anche cinesi, oltre a gruppi europei. Per utilizzatori intendo compagnie che faranno arrivare qui le navi, ma è chiaro che chi fa arrivare tante navi poi vuole anche entrare anche nella società terminalista». A buon intenditor, poche parole. Senza contare che negli anni successivi, con la realizzazione del secondo stralcio, la Piattaforma logistica già allungata da un lato con lo Scalo Legnami andrà a congiungersi con la banchina della Ferrera di Servola e moli e piazzali si moltiplicheranno ancora. Ma ancora prima, nel porto dell’immediato futuro, navi cinesi potrebbero scaricare sulla Piattaforma logistica materie prime da lavorare in grandi aziende neoinsediate in area ex Ezit, ora tax free.

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