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ANTIMAFIA

Riciclaggio, la Piovra si infiltra in Fvg. Appalti, benzina e pizzerie i business preferiti

Segnalati anche traffici di migranti e contatti con gruppi di terroristi jihadisti. Guardia alta sul porto di Trieste e sulle ditte attive nei cantieri di Monfalcone  

TRIESTE. Sequestri di società e immobili per milioni di euro. Arresti di trafficanti di droga che passava per il Porto di Trieste. Appalti. Armi. Contrabbando di carburante. Ma i tentacoli sono arrivati perfino nella base americana di Aviano. Il cancro della mafia, ormai è fin troppo chiaro, continua a mangiarsi il Friuli Venezia Giulia. In mezzo anche pizzerie e ristoranti, sempre a Trieste. Non solo: nelle indagini spuntano anche i trafficanti di profughi. E, sul fronte del terrorismo internazionale, sospetti jihadisti. Ancora nel capoluogo.

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Sono svariati i casi segnalati dal Procuratore distrettuale di Trieste, Carlo Mastelloni, per il periodo luglio 2015-giugno 2016, su cui si concentra il nuovo report della Dna, la Direzione nazionale antimafia. Vicende associate, innanzitutto, a un contesto «di natura geopolitica», che ha fatto assumere alla regione «un ruolo di assoluta preminenza».

Rapporto Dia, Bindi: "Istituzioni facciano luce sugli omicidi di Falcone e Borsellino"

"Le istituzioni di questo Paese hanno un debito verso i magistrati Falcone e Borsellino e quindi chiedo loro di fare la propria parte affinché si arrivi alla verità, sia sul piano giudiziario che su quello politico, sulle loro morti": così la presidente della commissione Antimafia Rosi Bindi in occasione della relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia. Nella relazione si legge: "Alcune indagini hanno rivelato un rapporto tra la ndrangheta, esponenti di rilievo delle Istituzioni e professionisti - legati anche ad organizzazioni massoniche ed ai Servizi segreti - di piena intraneità, al punto da giocare un ruolo di assoluto primo piano nelle scelte strategiche dell'associazione, facendo parte di una 'struttura riservata' di comando".



Come altrove, la criminalità organizzata si è spartita il Fvg. Ognuno con la sua fetta d’interesse. Cosa Nostra sembra concentrarsi sull’attività di reinvestimento di capitali illeciti in operazioni finanziare e immobiliari “legali”. Nel febbraio del 2016, ad esempio, la Dia di Palermo ha confiscato agli eredi di tale Francesco Pecora, un imprenditore edile palermitano deceduto nel 2011, beni per oltre 100 milioni di euro. Pecora, con le sue società, aveva assunto un ruolo di interfaccia con il mondo imprenditoriale legale, gestendo i capitali di Cosa nostra anche fuori dalla Sicilia. Infatti una delle aziende confiscate (Edilizia Friulana Nord S.r.l.) ha sede a Pordenone. L’anno scorso a maggio la Finanza di Palermo ha invece requisito a Graziano Domenico proprietà e investimenti finanziari per circa 7 milioni di euro. Una società e vari beni si trovavano a Udine (la Nord Costruzioni srl).

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La ‘ndrangheta calabrese appare invece molto più attiva e “connessa” al territorio. Le indagini a Trieste, focalizzate sulla figura del clan Iona, hanno portato a galla «un contesto criminale di tipo associativo» radicato da anni. Si parla di una presenza «vasta» che ha diversificato i suoi interessi dal traffico di cocaina, al contrabbando di carburante. Non mancano le attività tradizionali: appalti edilizi attraverso la gestione di ditte e con il reperimento di manodopera. La mafia ha messo le mani pure sulla base americana di Aviano durante i lavori di manutenzione e allargamento: più della metà delle ditte ammesse ai cantieri aveva rapporti con le cosche calabresi.

Gli ultimi sequestri di cocaina nel porto di Trieste hanno portato gli inquirenti a ipotizzare un intervento diretto ed autonomo della centrale calabrese verso il Fvg, motivato dalla necessità della ndrangheta di “decongestionare” il tradizionale approdo di Gioia Tauro. Ma a preoccupare è anche «la pervasiva presenza» di ditte appaltatrici di manodopera negli stabilimenti cantieristici di Monfalcone, sospettate di intrattenere rapporti con le cosche sia calabresi che siciliane per la fornitura di lavoratori interinali.

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Ricco anche il capitolo ristorazione. Parliamo di camorra: in questi mesi è in corso una vasta indagine con perquisizioni e avvisi di garanzia, “su una nota quanto diffusa” rete di esercizi pubblici, gestita non solo in Fvg, da imprenditori di origine napoletana. Attraverso una serie di ristoranti e pizzerie, avrebbero il compito di riciclare denaro proveniente da traffici campani per poi reindirizzare il denaro “pulito” nel napoletano. Il sodalizio si sarebbe insediato in particolare a Trieste. La Dna si sofferma, inoltre, sul contrabbando di carburante su autocisterne fatte transitare lungo i valichi con la Slovenia e l’Austria, destinate ai distributori stradali compiacenti del Centro-Sud.

Anche il terrorismo entra nel report. La Questura di Trieste ha indagato su alcuni cittadini macedoni che facevano propaganda jihadista in stretta connessione con appartenenti all’organizzazione macedone “Gioventù Islamica attiva di Oktisi”. Oltre alla pubblicazione di foto e filmati Isis, sono state scoperte “amicizie” con combattenti collocati nella lista dei Foreign Fighters partiti dall’Italia. Ma un’altra inchiesta dovrà accertare le partenze di giovani della comunità turca presente a Trieste verso i teatri di guerra siriani. Starebbero cercando di unirsi alle formazioni jihadiste.

Nuovo codice antimafia Bindi: "Deve essere approvato così com'è"

Presentando la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, ha sottolineato l'importanza del lavoro corale e condiviso fatto sul codice antimafia, in discussione al Senato, che ha resistito a tentativi di modifica da parte di alcune forze politiche soprattutto nella parte in cui la confisca dei beni è stata estesa anche a chi commette reati di corruzione.

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