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Zagabria

Le isole croate si ribellano: no alla vendita 

Il piano di privatizzazione del governo nel mirino dei movimenti per la protezione dei siti turistici

Il "movimento delle isole". Le isole croate si ribellano al governo di Zagabria. Una settantina di associazioni, movimenti ed aziende con sede principalmente sulla costa e sull’arcipelago dalmato hanno indetto per oggi una serie di proteste contro la riforma della legge sulle concessioni, che l’esecutivo del premier Andrej Plenkovic vorrebbe far approvare nei prossimi giorni dal parlamento.

Proteste. A Spalato, così come in una decina di città su altrettante isole, i manifestanti capitanati da Pokret Otoka (letteralmente, “il movimento delle isole”) sfileranno oggi tra le 9 e le 12, attorno allo slogan «Gridiamo per le isole e per la costa, affinché ci sentano anche a Zagabria!». Nella capitale croata, invece, la stessa manifestazione si svolgerà domani, nella piazza di San Marco, antistante al parlamento.

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Sotto accusa è la legge sulle concessioni, che in Croazia disciplina il modo in cui lo Stato può concedere a dei soggetti privati la gestione di beni pubblici, quali spiagge, acquee e quant’altro. «Praticamente tutti gli spazi pubblici sono oggetto di questa legge, tranne le foreste che sono considerate un’area strategica», spiega Maja Jurišic, una delle fondatrici di Pokret Otoka, un movimento che promuove lo sviluppo sostenibile delle isole croate.

Le accuse. «Ora, il governo cerca di approvare gli emendamenti che sono stati apportati alla legge senza passare per una consultazione pubblica, come sarebbe invece previsto, e nel caos generale dovuto alla formazione del nuovo esecutivo», prosegue Jurišic. Appena una settimana fa, in effetti, l’Hdz la principale forza di maggioranza, rimasta senza l’alleato centrista Most, ha concluso un accordo col Partito popolare croato (Hns), offrendo a quest’ultimo due ministeri ed evitando un voto anticipato.

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Ricadute sulla politica. Ma lungi dal tranquillizzare il Movimento delle isole, il ritorno dei liberali dell’Hns al potere ha creato inquietudine. «Sono stati loro nel 2015 a spingere per l’estrazione petrolifera in Adriatico!», ricorda Maja Jurišic. Le isole, insomma, sono in subbuglio. E la decisione di avanzare il dibattito sulle concessioni all’interno dell’ordine del giorno del parlamento ha fatto scattare la protesta. Appena due mesi fa, a metà aprile, era stata proprio la concessione di un bene pubblico ad un’impresa privata a provocare la rivolta di un’isola e ad obbligare il premier Plenkovic a correre ai ripari.

Allora, la contea di Spalato aveva deciso di affidare per 15 anni la gestione del celebre Corno d’oro - la spiaggia Zlatni Rat di Bol, sull’isola di Brazza - ad un’oscura compagnia di Zagabria, la Sport B, che registrava un bilancio in perdita e non aveva neppure un dipendente.

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Per gli isolani, si trattava di un furto, che portava la spiaggia forse più famosa della Croazia nelle mani di qualche imprenditore con i giusti agganci politici. A fine aprile, il governo è intervenuto bloccando la decisione ed ordinando una procedura di revisione. «L’ispezione ha rivelato che ben tre leggi erano state violate: quella sui beni marittimi, quella sulle concessioni e quella sugli appalti pubblici», afferma Josip Bacic dell’Iniziativa Per Zlatni Rat.

Nel caso di Bol, la concessione è stata dunque annullata e la spiaggia sarà gestita, almeno per questa stagione turistica, dall’ente pubblico locale che se ne è occupato negli ultimi 12 anni. Ma se la nuova legge sulle concessioni dovesse essere approvata - avverte Bacic - «quello che è successo diventerebbe la norma». «Il problema nell’amministrazione di questi beni pubblici è chi sia titolato a darli in gestione: se il comune, la contea o lo Stato - prosegue Josip Bacic - Con la nuova legge, si stabilisce ad esempio che se la concessione è «innovativa» allora spetta alla contea occuparsene. Ma questo si presta a molte interpretazioni».

La questione, com’è immaginabile, riguarda dunque tutta la costa, che per il suo valore turistico produce quasi un quinto del Pil croato e conta spazi pubblici dal valore economico altissimo. Sull’isola di Pago, ad esempio, il sindaco di Novaglia - sotto la cui amministrazione cade la celebre spiaggia di Zrce (l’Ibiza croata) - ha da poco fatto causa alla contea della Lika e di Segna, dopo che quest’ultima ha affidato Zrce all’azienda di sicurezza di Josip Klemm, un veterano di guerra vicino all’estrema destra.

Battaglia annunciata. «La verità è le spiagge sono l’ultimo spazio che ancora resta da privatizzare in Croazia», sostiene David Kabalin, che ha fondato il movimento «Proteggiamo le spiagge di Arbe». Sulla sua isola nell’Alto Adriatico, Kabalin si batte contro quella che definisce “una cementificazione selvaggia” della costa, ma le sue rivendicazioni trovano un eco favorevole anche nell’estremo sud dell’arcipelago dalmata. Da Fiume a Ragusa, sembra infatti che le isole croate siano decise a muovere battaglia tutte assieme.
 

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