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Rigassificatore a Veglia, l’Ue stanzia 102 milioni  

Zagabria si allaccerà al gasdotto Tap in Albania con un’opera da 620 milioni di euro e una condotta lunga più di 500 chilometri

L’opera sarà conclusa nel 2019. Già disponibili i tre quarti dei finanziamenti A regime l’impianto potrà lavorare 6 miliardi di metri cubi di metano all’anno

ZAGABRIA. Nei Balcani si sta combattendo una guerra strategica per la distribuzione delle risorse energetiche. Se Trieste ha rinunciato al rigassificatore a Zaule, la Croazia sta procedendo speditamente sulla realizzazione del medesimo impianto sull’isola di Veglia.

Un’infrastruttura che bene si inserisce nel risiko energetico che si sta giocando nella regione tra la Russia di Vladimir Putin e gli Stati Uniti di Donald Trump.E nella vicenda si inserisce anche l’Unione europea che propr ...

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ZAGABRIA. Nei Balcani si sta combattendo una guerra strategica per la distribuzione delle risorse energetiche. Se Trieste ha rinunciato al rigassificatore a Zaule, la Croazia sta procedendo speditamente sulla realizzazione del medesimo impianto sull’isola di Veglia.

Un’infrastruttura che bene si inserisce nel risiko energetico che si sta giocando nella regione tra la Russia di Vladimir Putin e gli Stati Uniti di Donald Trump.E nella vicenda si inserisce anche l’Unione europea che proprio per il rigassificatore di Veglia ha concesso al governo di Zagabria finanziamenti pari a 102 milioni di euro. L’obiettivo di Bruxelles è quello di uscire dalla servitù del monopolio russo nel metano. Della realizzazione del progetto si sta interessando anche il Qatar che, assieme all’Algeria sarebbe uno dei principali Paesi fornitori di gas.

L’area a Castelmuschio sull’isola di Veglia dove sorgerà il nuovo rigassificatore


Ma c’è di più. L’Ue ha garantito, come scrive il Sole 24 ore, altri 40,5 milioni di euro per finanziare la realizzazione del progetto croato-sloveno del miglioramento del trasporto dell’energia elettrica inalta tensione denominato Sincro Grid. Ricordiamo che nei mesi scorsi la Commissione Ue ha approvato 18 progetti energetici per un totale di 444 milioni finanziati dal fondo europeo Connecting Europe Facility.
Ma la Croazia non si ferma al rigassificatore di Veglia. Zagabria sta studiando, infatti, la realizzazione di un gasdotto per collegarsi al tratto balcanico del metanodotto Tap, opera fortemente contestata in Puglia. Il progetto prevede una condotta lunga 500 chilometri per un costo stimato di 620 milioni di euro che si allaccerà al Tap in Albania per poi portare il gas fino a Spalato.


Nel intricato quadro si inserisce, come detto, anche la politica degli Usa la quale ha praticamente posto il veto alla Croazia di vendere le proprie quote della raffineria Ina di Fiume al colosso del gas russo Rosnyeft. Ma il Cremlino non sta certo a guardare e, dopo aver firmato l’accordo con la Turchia per la realizzazione della cosiddetta Turkish Stream che giungerà fino alla porzione europea del Paese di Erdogan, sta già trattando con i governi di Atene e Sofia per prolungare il tracciato del gasdotto verso Nordovest. L’ulteriore mossa sarà quella di far giungere il progetto nel cuore dei Balcani.

L’impianto a Castelmuschio (Omišlaj) di Veglia potrà rigassificare 6 miliardi di metri cubi di metano all’anno ed è stato progettato dalla Lng Hrvatska. Molti, come detto, gli investitori internazionali interessati all’impianto che ha avuto una forte accelerazione quando l’Italia ha abbandonato il progetto di Trieste. L’opera dovrebbe essere conclusa nel 2019 e, finora, ha già ricevuto quasi i due terzi dei finanziamenti necessari stimati in 363 milioni di euro.
 

Le prospettive di utilizzo dei grandi impianti di rigassificazione sono molto ampie, per esempio per alimentare i motori delle grandi navi o flotte di camion. Proprio in quest’ottica il rigassificatore di Veglia potrebbe assumere un ruolo importante anche negli sviluppi della cosiddetta nuova Via della seta patrocinata dalla Cina e che vede i porti dell’Alto Adriatico in prima fila nell’imponente idea di Pechino di sviluppo dei traffici dal proprio Paese verso l’Unione europea.

Quella della nuova mobilità e dell’energia, viste le sinergie che possono essere messe in atto proprio tra generazione elettrica, reti metanifere e grandi trasporti, dunque, è una carta vincente, per rispettare i vincoli ambientali dettati dall’Unione europea da qui al 2030.