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Prestavano soldi e si prendevano la casa

Davanti al giudice tre presunti strozzini accusati di aver dato 30mila euro a una “cliente” costringendola a rendere l’abitazione

Un contratto preliminare di compravendita della casa di proprietà firmato per ottenere un prestito. Insomma, la casa come garanzia per avere qualche euro necessario per far fronte a un’improvvisa necessità. Prezzo del servizio: cinquemila euro con un interesse del 48% all’anno.

Un trucco che, secondo il pm Lucia Baldovin, altro non è che usura. Con questa pesante accusa compariranno davanti al gip Giorgio Nicoli tre “affaristi” che, secondo le indagini della Tributaria coordinate dal pm Baldovin, avevano messo in pratica un sofisticato meccanismo finanziario approfittando delle necessità di una madre alla quale il figlio aveva chiesto a sua volta un prestito. E la donna altro non aveva da impegnare che la propria casa. I nomi sono quelli di Dario Pestrin, 45 anni, Alessandro Degrassi, 51, e Alessando Bianchi, 59.

L’udienza è stata fissata per il prossimo 20 giugno. L’accusa, per l’appunto, è quella di usura. Ma Pestrin e Degrassi sono anche chiamati a rispondere del reato di truffa. Difensori gli avvocati Stefano Alunni Barbarossa, Alessandro Carbone, Alessandro Franco ed Elena De Luca. Parte civile l’avvocato Federico Stricca.

La vicenda - che rappresenta uno spaccato della crisi economica - porta la data del 2011. La vittima aveva urgente bisogno di 25mila euro. Una somma rilevante per ottenere la quale, secondo l’accusa, Pestrin, Degrassi e Bianchi l’avevano convinta a firmare un preliminare di vendita della sua casa per la cifra di 30mila euro. Perché - così le avevano suggerito - l’unica cosa da fare era proprio quella di impegnare la casa. A quel punto le hanno dato i 30mila euro al centro dell’affare. Somma dalla quale, immediatamente, la donna ha stornato cinquemila euro e li ha “restituiti”.

La truffa è consistita poi nell’aver consigliato (ma praticamente imposto) alla donna di pagare le spese notarili, quelle condominiali e il 90% dell’Imu oltre a un affitto di 800 euro al mese per la casa stessa in un determinato periodo di tempo successivo alla firma della compravendita. Tutto questo, per l’appunto, per un prestito di 30mila euro al quale erano stati tolti cinquemila euro per la cosiddetta “provvigione”. Ma c’è di più. A un certo punto la proprietaria - diventata di fatto inquilina - ha smesso di pagare l’affitto perché non ce la faceva più a sostenere la spesa. E così le è arrivato lo sfratto. L’immobile è definitivamente passato di mano. Nella vicenda, che in qualche modo conferma la gravità della situazione economica di alcune componenti della società triestina, compare anche un altro episodio, sempre di usura, attribuito dal pm Baldovin esclusivamente a Bianchi.

Si tratta in particolare di alcuni prestiti. Il primo di 12mila euro. Pagato dalla vittima ben 15mila. In due mesi - secondo gli accorti sottoscritti - ha prodotto un interesse di tremila euro, pari al 47% all’anno. Poi c’è un altro

prestito di 15mila euro pagato ben 20mila euro dopo appena sei mesi con un interesse del 45%. Infine, nella lista, ne compare un terzo per la somma di 45mila euro riguardo al quale sono stati versati in sei mesi interessi per 15mila euro, pari al 66% all’anno.

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