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Nati due bambi nei ricoveri dell’Enpa

Mamma capriolo, in cura dopo un investimento, ha dato alla luce i suoi cuccioli nell’Oasi del Farneto

La nascita dopo l'investimento. Fiocco rosa-azzurro all’Enpa. Una femmina di capriolo investita nella notte del 26 febbraio sulla statale 14, in zona Basovizza, prontamente recuperata e curata dai volontari triestini, ha dato alla luce all’alba di mercoledì due cuccioli. La lieta scoperta è stata fatta nella stessa mattinata quando la femmina è stata vista passeggiare nei ricoveri dell’Oasi del Farneto seguita da uno dei cuccioli. In seguito all’investimento mamma capriolo aveva subito un trauma cranico, un trauma alla spalla e altre ferite.

Staranzano, un capriolo si sgranchisce le gambe per le strade Il mammifero ungulato avvistato da una telecamera di sicurezza nel centro del comune isontino

Le cure. Curato nel Centro raccolta animali selvatici di via Marchesetti dallo stesso veterinario che l’aveva soccorsa, il dottor Marco Lapia, l’ungulato, per scelta dello stesso veterinario, non era stato sottoposto a sedazione proprio nel dubbio di un possibile stato di gravidanza. «Le femmine nutrono i cuccioli all’alba e al tramonto e nel resto della giornata li nascondono nell’erba alta, lontano da possibili predatori, uomo compreso: per permettere alla femmina di accudire i piccoli in tranquillità l’accesso ai ricoveri dell’Oasi sarà riservato ai veterinari e non saranno ammessi visitatori nei pressi dei recinti almeno per le prossime due settimane», ha spiegato la presidente dell’Enpa Trieste Patrizia Bufo.

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L'Enpa.  In questo periodo primaverile sono molti gli animali ricoverati nella struttura di via Marchesetti. Due piccole lepri sono attualmente nutrite a biberon: una è ospite dal 23 aprile, l’altra è arrivata domenica ed è ancora in prognosi riservata. La maggior parte degli ospiti sono uccelli.

Ad esempio merli nidiacei caduti precocemente dal nido in zone altamente trafficate e a rischio investimento, cinciallegre implumi o con piumaggio incompleto ricoverate nella “zona nursery” e alimentate ancora per un certo periodo “a stecco”, non essendo in grado di nutrirsi da sole. Nella struttura hanno trovato accoglienza anche verdoni, passeri, capinere, una ballerina bianca e un cardellino, nutriti ogni ora dalle 6.30 del mattino sino a sera inoltrata dai volontari.

Due cuccioli in una foto d'archivio
Due cuccioli in una foto d'archivio

I consigli dell'esperto. La stagione induce a fornire anche alcuni consigli utili a chi si potrebbe imbattere in uccelli piccoli a terra. «Se si dovesse trovare un soggetto completamente implume a terra, di qualsiasi specie, sarà giusto soccorrerlo e portarlo il prima possibile in via Marchesetti dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 20, tutti giorni, festivi compresi: l’autonomia alimentare di un nidiaceo a terra e bisognoso di cure è di appena un paio d’ore, per questo tanto più tempestivo sarà l’intervento tanto maggiore sarà la possibilità di recupero dell’animale», puntualizza Bufo. Per il trasporto potrà essere utile una piccola scatola (ad esempio quella per le scarpe) con qualche foro per l’aerazione e con un po’ di nastro adesivo per sigillarla. No invece all’utilizzo di ciotole di acqua all’interno o di cotone idrofilo. Meglio astenersi da tentativi di alimentazione: basta qualche goccia d’acqua e null’altro, prima del conferimento all’Enpa.

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Ancora due distinguo. Rondini, rondoni e balestrucci, se a terra, vanno sempre raccolti e una volta all'Enpa verranno alimentati con appositi insetti. Merli, passeri, cince, fringuelli giovani non ancora completamente abili nel volo vengono invece seguiti a terra dai genitori e se, in luogo erboso, non trafficato e non feriti, possono essere lasciati in loco: nessun umano potrà fare meglio di mamma e papà.

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