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Raccolta differenziata a Trieste, la mappa dei contenitori di pile esauste

L'elenco è fornito da AcegasApsAmga SpA:  si tratta di 0,6 punti ogni 1000 abitanti. Non esiste un obbligo sulla densità minima dei luoghi di raccolta in rapporto alla popolazione

Sono giorni che avete in casa delle pile esauste e non sapete dove buttarle? Non trovate contenitori vicino a voi? Questa mappa aggiornata dei punti di raccolta AcegasApsAmga SpA a Trieste potrebbe fare al caso vostro. 

Si tratta dei 123 luoghi in cui è possibile effettuare la raccolta differenziata di pile e batterie ormai esauste, estremamente inquinanti per l'ambiente per via della presenza di metalli pesanti al loro interno (tra questi, il mercurio). In città, come si evince dall'elenco, c'è meno di un punto raccolta pile esauste ogni 1000 abitanti (0,6 per la precisione).

L'azienda multiutility fa sapere che la disposizione delle posizioni di raccolta delle pile usate non deriva da normative o obblighi legislativi. "Quanto esistente nel territorio di Trieste deriva dalle opportunità offerte dal contratto di servizio col Comune. Inoltre una quota delle posizioni esistenti, in corrispondenza degli istituti scolastici, è il risultato di un’iniziativa di sensibilizzazione avviata qualche anno fa in collaborazione con il WWF".

La conferma che non esiste un obbligo di legge circa una densità minima di punti raccolta in rapporto alla popolazione arriva da due studi legali.  Ecoavvocati  di Massimiliano Passalacqua, con sede a Milano, ribadisce che nel nostro ordinamento non sono presenti disposizioni legislative che indichino, anche indirettamente, un numero minimo di punti raccolta separata per pile ed accumulatori a carico del gestore del servizio pubblico di raccolta rifiuti urbani.  La modalità di raccolta preso i punti vendita si rivela spesso di non facile implementazione pratica. 

Concorde anche il prof. Paolo Dell'Anno, docente di Diritto dell'Ambiente nell'Università Commerciale Bocconi.  "La materia è regolata dalla direttiva 2006/66/CE e dalle norme nazionali di recepimento (d. lgs. 188/08 e 21/11), che non fissano una indicazione vincolante dei mezzi da impiegare, bensì una obbligazione di risultato, cioè la raccolta in modo selettivo di pile ed accumulatori esausti, attribuendo ai produttori ed ai rivenditori i'onere di garantire il funzionamento della filiera (produzione, impiego, restituzione, smaltimento), secondo un sistema di mercato"

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"Ai comuni - continua l'esperto - compete il ruolo di gestire tutte le forme di raccolta differenziata (incluse quindi quella delle pile esauste), mentre ai loro enti strumentali come le municipalizzate viene affidata la concreta gestione. La scelta di dislocare nelle parti più appropriate del territorio comunale i punti di raccolta costituisce valutazione discrezionale dell'amministrazione, in funzione di vari fattori, tra cui preminente è quello di un equilibrio economico. Esistono tuttavia dei vincoli strutturali, costituiti dalle caratteristiche dell'area urbana da servire (grandi condomini, abitazioni singole, agglomerati edilizi separati, case sparse), della composizione della popolazione residente (urbana, rurale, mista) oltre al flusso turistico". 

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