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La Banca europea degli investimenti scommette sul porto di Trieste

Il dirigente della Bei Tinagli al convegno per i 50 anni della Siot:: «Speriamo di poter intervenire presto finanziando progetti». L’ad di Tal, Alessio Lilli: «Qui un sistema che è la base per servire al meglio i nostri clienti»

TRIESTE «Speriamo di poter investire a breve sul porto di Trieste. Qui si parla di intermodalità, di legame fra porto e ferrovia, e sicuramente si tratta di progetti che la Banca europea per gli investimenti deve finanziare». È l’annuncio che Andrea Tinagli, Capo divisione Italia della Banca europea per gli investimenti (Bei), ha fatto durante il convegno internazionale in occasione dei cinquant’anni dell’Oleodotto transalpino del gruppo Tal-Siot, che si è svolto al Ridotto del teatro Verdi.

 

 

L’evento, intitolato “Friuli Venezia Giulia, Austria, Germania, energia per la crescita - Il ruolo di economia e finanza nell’integrazione europea”, presentato dalla giornalista Rai Maria Concetta Mattei, ha visto sfilare tutte le realtà che collaborano con Siot o che sono ad essa vicine. E tra i fattori di maggiore rilievo emersi dai relatori c’è sicuramente l’interesse della Bei per il porto triestino. Poco prima il presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino aveva tessuto le lodi del riassetto del sistema portuale e del suo effetto sullo scalo nostrano: «La riforma delle Autorità portuali centralizza le decisioni, il che premia i porti efficienti. Prima c’era stata una deriva nell’utilizzo dei fondi pubblici». Non è un caso, ha aggiunto, «se finora la riforma ha premiato porti come Trieste e Genova».

 

 

Guido Ottolenghi, coordinatore del gruppo tecnico di Confindustria per logistica, trasporti, economia del mare, ha posto l’accento sull’intermodalità: «Per far crescere i nostri porti servono le grandi infrastrutture come gli oleodotti ma anche i treni e le autostrade che trasportino le merci confezionate. Per tutto il sistema portuale italiano la coscienza di questo obiettivo va interiorizzata molto più di quel che si è fatto fino a oggi». Per Ottolenghi, «perché i nostri porti abbiano accesso all’entroterra europeo abbiamo bisogno di treni, e di treni che siano regolari».

Il resto della conferenza ha scattato una fotografia dell’area multinazionale disposta lungo l’oleodotto, dall’industria digitalizzata di Wärtsilä al mondo delle banche. Il presidente di Wärtsilä Guido Barbazza ha spiegato il rapporto dell’azienda con l’industria 4.0: «A Trieste siamo sicuramente all’avanguardia - ha detto -. I nostri operatori in officina utilizzano lo smartphone a fianco della chiave inglese». In Italia, ha aggiunto, Wärtsilä ha sviluppato il primo sistema a realtà aumentata: «Qui abbiamo dei tecnici che possono assistere una nave in mezzo al mare, vedendo e sentendo in tempo reale quel che succede a bordo, ma anche facendo comparire al tecnico i dati sugli occhiali, e perfino le mani dell’esperto».

Alessio Lilli, presidente e ad Siot, ha rivendicato le pratiche e la filosofia che hanno portato il gruppo a coprire fette notevoli del fabbisogno energetico di Germania, Austria, Baviera. Ma anche la scelta di Trieste come punto di partenza: «Qui c’è un sistema-porto, composto da tutta la città, dall’Ap al Nautico, che costituisce una base di partenza fondamentale per servire al meglio i nostri clienti».

La presidente della Regione Debora Serracchiani ha dichiarato che «il lavoro fatto finora in Fvg è stato quello di rammendare l’esistente per far funzionare il sistema»: «Per la prima volta la sinergia creata tra le imprese» e il sistema regionale di istituzioni e formazione «ci ha consentito di dialogare con il governo italiano come non abbiamo mai fatto prima». Il porto, ha aggiunto, «a sua volta sta diventando lo strumento attraverso cui impresa e ricerca si parlano, una traduzione in pratica del trasferimento tecnologico».

Imgard Maria Fellner, ministro plenipotenziario e vicecapo missione dell’ambasciata tedesca in Italia, ha dichiarato: «Il mondo di cinquant’anni fa era difficile, c’era la guerra fredda. Adesso quando si dice Europa lo si pensa in termini sovranazionali. Non penso sia giusto dire “locomotiva tedesca dell’Europa”: in ogni auto tedesca c’è un contributo italiano. L’economia non funziona più su scala nazionale. Per questo dobbiamo ispirarci a figure come Enrico Mattei». Fu proprio Mattei uno degli ispiratori dell’Oleodotto transalpino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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