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TRIESTE

Il Palazzo lancia l’offensiva antigabbiani

Il centrodestra ipotizza l’inserimento di uova di plastica nei nidi per confondere gli uccelli e ridurne la fertilità. Ornitologi contrari

La nuova battaglia comunale punta al cielo, ai tetti e ai tavolini dei bar: in altre parole ai terreni di conquista dei gabbiani, che tanto fastidio arrecano alla cittadinanza. La dichiarazione di guerra ai “cocai” porta la firma di Forza Italia con una mozione sottoscritta dal capogruppo Piero Camber e dai colleghi Michele Babuder e Alberto Polacco, che presto approderà in municipio. Il documento sollecita il sindaco e l’assessore competente, Michele Lobianco, ad approvare un finanziamento ad hoc da assegnare a un esperto del settore così da ridurre il numero di volatili che sta rapidamente colonizzando il capoluogo.

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Camber propone di attuare un metodo sperimentato in Croazia: infilare uova di plastica nei nidi in modo tale che il gabbiano covi quelle e non produca.

Basterà per arginare il fenomeno? In effetti gli esemplari stanno aumentando al ritmo del 10% l'anno: attualmente ne abbiamo tra i 2 mila e i 2.500. I disagi sono noti: oltre al caos mattutino per chi abita ai piani superiori dei condomini, non mancano gli assalti alle persone che camminano in centro con cibo in mano. Fatti del genere sono stati segnalati sulle Rive, in viale XX Settembre e in altre zone della città, tra cui gli stabilimenti balneari come il Pedocin. Passeggiando con un toast, un panino o un gelato, si rischia di rimetterci le dita.
 

Gabbiani a Trieste, +10% l'anno. Di chi è la colpa? Secondo l'ornitologo servono azioni drastiche. Colpa delle discariche a cielo aperto ma anche delle cosiddette gabbianare. "Sbagliato dare da mangiare agli animali selvatici. Bisognerebbe distruggere i loro nidi".

 

Scrivono i forzisti: «In questi anni è stato registrato un importante incremento della popolazione - si legge nel testo della mozione - tale situazione rappresenta fonte di disagio ai cittadini dal momento che i gabbiani sono soliti nidificare nei tetti degli edifici e che, per nutrirsi, tendono a prendere di mira le isole ecologiche nonché i tavolini dei bar e quant'altro riescono a trovare lungo le strade pubbliche». Le iniziative per contenere la proliferazione spettavano finora alla Provincia ma, come ricordano Camber, Babuder e Polacco, l'ente è stato chiuso. «La competenza ora è della Regione, che ha avocato a sé la delega - fanno notare i tre consiglieri comunali - quindi è da lì che devono arrivare i finanziamenti necessari affinché il Comune possa attuare un'immediata opera di contenimento dell'espansione dei volatili».

I forzisti citano quanto attuato nella vicina Croazia: «Ha portato concreti risultati un progetto di monitoraggio e di controllo del popolamento dei gabbiani, più precisamente del gabbiano reale (Larus cachinnans) varato nel 2011, che in sei anni sul territorio compreso tra i comuni di Cittanova e Rovigno ha visto calare di un terzo il numero di questi volatili. La sperimentazione in questione - sottolineano - consiste nel collocare nei nidi uova finte di plastica in modo da evitare il proliferare dei gabbiani stessi senza in alcun modo avvalersi di tecniche invasive quali la rottura delle uova». Camber insiste: «La gente è molto arrabbiata, ormai i gabbiani sono come predatori carnivori, attaccano i colombi e pure le persone con cibo in mano. Dobbiamo trovare fondi per finanziare esperti che se ne occupino. Così non si può andare avanti».

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Ma la proposta di Forza Italia si scontra con il parere degli esperti. L'ornitologo Enrico Benussi, che segue il problema a Trieste e a livello nazionale da metà degli anni Ottanta, scuote il capo: «Ridurre la popolazione è estremamente difficile - spiega - e comunque questi animali sono in grado di riconoscere subito un uovo finto, quindi lo abbandonano. Abituiamoci a convivere, perché la situazione è ormai sfuggita di mano».

E la sperimentazione tentata in Croazia? «Una balla», taglia corto l'ornitologo. «Ciò che si può fare, invece, è agire sulle fonti alimentari, evitando di dar da mangiare e di lasciare immondizie fuori dai cassonetti, ad esempio». Anche perché, come precisava l'esperto in una recente intervista sulla questione, «parliamo di animali capaci di adattarsi al contesto in cui vivono. In città i gabbiani frequentano i cassonetti ma è pieno di gente che li alimenta regolarmente. A Trieste - ironizzava - non ci sono soltanto le “gattare” ma pure le “gabbianare”».

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