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All’altare con gli abiti “firmati” dai ragazzi del liceo Nordio

Venti aspiranti stilisti hanno ridisegnato i vestiti nuziali grazie all’inedita collaborazione con l’atelier SposAmy

TRIESTE Dal banco di scuola all’altare il passo può essere breve. La collaborazione fra il liceo artistico Nordio e l’atelier di abiti da sposa SposAmy, nata in seno ai progetti di alternanza scuola-lavoro, ha infatti portato una ventina di ragazzi a sfiorare con le proprie mani quello che viene considerato il giorno più bello della vita, quando due persone convolano a nozze. Il progetto ha coinvolto le sezioni terze e quarte del corso di design e moda del liceo di via Calvola, consentendo ai giovani studenti, potenziali stilisti del futuro, di confrontarsi con il mondo del lavoro in una realtà che si occupa di stile, gusto e moda. Beatrice, Matilde, Marco, Arina e gli altri apprendisti stilisti non si sono limitati a osservare il lavoro di Amy Canciani, titolare dell’atelier di via Gambini, ma hanno compiuto un vero e proprio salto, passando a sedersi dal banco di scuola al sedile di una macchina produttiva e commerciale. Agli studenti, infatti, è stato affidato il compito di portare il proprio gusto e la propria esperienza al servizio delle future spose, modificando gli abiti nuziali e personalizzandoli in base alle loro richieste. In molte occasioni la visione artistica dei ragazzi ha permesso di rivisitare il gusto classico e senza tempo di abiti vintage, rendendo attuale il fascino retrò di questi vestiti.

«Mi sono emozionata nel vedere la gioia delle clienti nel momento in cui sono riuscite, grazie al nostro intervento, a trovare l’abito giusto, quello definitivo con il quale coronare la propria storia d’amore». Arina Falina ha solo 17 anni, ma ha già le idee chiare sul proprio futuro: «Dopo il Nordio voglio fare l’università e provare a rimanere nel mondo della moda - spiega -. Mi appassiona anche la fotografia, la scrittura e in generale la comunicazione, quindi potrei operare nel settore anche da questi punti di vista». Arina si è trovata a proprio agio fra gli abiti da sposa ed è riuscita a sfruttare a pieno un’opportunità di crescita «in un settore che non conosce crisi». Insieme ai propri compagni di classe si è connessa con le idee delle future spose, provando a dare forma su carta ai loro desideri ed emozioni. «È stata una bellissima sfida quella di disegnare dei bozzetti davanti alle clienti - le sue parole -. Con poche linee siamo riusciti a far capire a queste donne le potenzialità di ogni abito. Il foglio si è così trasformato in uno specchio in grado di riflettere i gusti di queste persone». La passione di Arina ha radici lontane nel tempo, quando insieme alla nonna giocava con le bambole. Sono state le Barbie a indossare le sue prime creazioni e a sfilare su delle passerelle immaginarie.

Marco Montanelli, invece, ha attinto direttamente dall’esperienza dello zio Giorgio, stilista e suo concreto punto di riferimento per far crescere questa passione. «Sono rimasto conquistato da questa esperienza - racconta il diciannovenne - . Abbiamo fotografato gli abiti vintage, ma anche dei vestiti moderni, prima di studiare delle modifiche e realizzare i bozzetti definitivi». Una spallina da abbassare, l’aggiunta di un pizzo, di strass, di perline e l’applicazione di un cinturino, ma anche una scollatura da rivedere, aumentandola o diminuendola, e la scelta di un accessorio: sono solo alcuni degli interventi che i ragazzi hanno realizzato con l’aiuto e la supervisione della titolare di SposAmy, che si è detta «entusiasta di questa esperienza». «Interpretare il desiderio di una persona - sottolinea Marco - è una delle cose più belle e difficili da fare. L’abito da sposa, infatti, deve rispecchiare al 100 per cento la persona che lo indossa».

Gli studenti non hanno utilizzato solo le competenze tecniche apprese a scuola, dal momento che con le future spose sono stati comunicativi, empatici e complici. Di esperienza di grande valore ha parlato anche la dirigente del Nordio, intervenuta insieme alle docenti Manuela Cerebuch e Grazia De Robertis. «Questo progetto può dare un valore aggiunto al percorso di studi - le parole di Jasmin Nonis -, mettendo a confronto gli aspetti teorici con ciò che accade nei settori produttivi. L’esperienza sul campo ti obbliga a utilizzare anche le competenze trasversali, come la puntualità, il rispetto dei colleghi e tutti quegli aspetti che contraddistinguono il mondo del lavoro». I ragazzi, a detta di tutti, si sono molto impegnati e il loro operato verrà valutato anche ai fini scolastici.

Venerdì 24 marzo, dalle 18.30 alle 21, l’atelier di via Gambini ospiterà un evento che li vedrà nuovamente protagonisti. In quella occasione verranno presentati i lavori fin qui svolti, mentre altri vestiti saranno da loro rivisitati in tempo reale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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