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Trieste, auto contro scooter: muore a 42 anni VIDEO E FOTO

Barbara Camassa stava viaggiando sul suo motorino in direzione Trieste. L’impatto contro una macchina appena uscita da via Frigessi. Vani i soccorsi

Tutto è accaduto in un attimo, quasi in una frazione di secondo nelle prime ore della mattina di ieri. La vettura che esce dalla strada laterale e la donna che, in sella al motorino, sta sopraggiungendo lungo via Flavia. L’asfalto è umido. E la donna, quando vede davanti a sè la sagoma dell’auto, frena energicamente. Ma la traiettoria è quella e gli pneumatici del motorino scivolano per una decina di metri sulla strada. Così, l’impatto contro la portiera dell’auto è inevitabile.

Trieste, mortale in via Flavia: morta una scooterista Le terribili immagini girate da Andrea Lasorte in via Flavia, a Trieste, all'altezza della concessionaria d'auto De Bona, dove in un incidente stradale ha perso la vita una scooterista triestina di 42 anni. Lo schianto è avvenuto poco dopo le 7 di lunedì 6 marzo. LEGGI L'ARTICOLO: Schianto in via Flavia a Trieste, muore una scooterista

La vittima dello schianto si chiama Barbara Camassa. Aveva 42 anni. Abitava a Muggia. È morta ieri, lunedì 6 marzo, attorno alle 7.40 lungo via Flavia che, in quei momenti, era percorsa da centinaia d’auto dirette verso Trieste. Per circa un’ora i sanitari del 118 hanno tentato di rianimarla. Hanno provato in tutti i modi. Ma non c’è stato nulla da fare. L’hanno sottoposta alla respirazione artificiale e poi al massaggio cardiaco nella speranza che il suo cuore pian piano riprendesse a battere. Ma il cuore di Barbara Camassa è rimasto fermo, bloccato, immobile. In effetti le lesioni sono apparse fin da subito gravissime: devastanti traumi al torace e anche alla testa nonostante la donna avesse indossato regolarmente il casco e lo avesse allacciato. Come poi hanno accertato gli agenti della polizia locale che hanno condotto i rilievi di legge. Identificarla al momento non è stato facile. Perché non aveva documenti con sé e il motorino è intestato all’Idro Service Camassa srl di cui è titolare il padre Antonio: si tratta della ditta di impianti idraulici per la quale, poi si è saputo, Barbara Camassa lavorava. 

Barbara Camassa era un'esperta e...
Barbara Camassa era un'esperta e appassionata sub

La dinamica dell'incidente. L’impatto contro la fiancata sinistra dell’auto, una Fiat Grande Punto di colore blu, che pochi secondi prima era uscita da via Frigessi superando il segnale di dare la precedenza, non è avvenuto a forte velocità. Perché entrambi i mezzi andavano piano. L’auto era, in effetti, quasi ferma. Era appena partita dall’incrocio. Era lì in mezzo alla carreggiata. Proprio mentre il motorino Scarabeo con in sella Barbara Camassa stava arrivando da Muggia. E anche il motorino andava piano. Al massimo, hanno ipotizzato gli agenti della polizia locale, 30-40 chilometri all’ora. Ma comunque quella minima velocità - purtroppo - è stata sufficiente per uccidere una persona: una donna nel pieno della sua vitalità, una sportiva che praticava con assiduità le discipline subacquee come molti amici ieri, dopo che si è diffusa a macchia d’olio la notizia, hanno ricordato. 

Cosa sia esattamente accaduto nel momento dell’impatto lo spiegherà la relazione che il medico legale Fulvio Costantinides trasmetterà - sulle cause della morte - nei prossimi giorni al pm Federico Frezza, il magistrato di turno. Presto sarà effettuata l’autopsia. Ma la dinamica dell’impatto è apparsa fin da subito evidente: Barbara Camassa è finita con il capo e il torace contro la fiancata della vettura. E poi il corpo è rimbalzato per tre, quattro metri sull’asfalto procurando di conseguenza una serie di fratture al bacino e al tronco.
 


L'arrivo dei soccorsi. A dare l’allarme sono stati alcuni automobilisti di passaggio. In quel momento il traffico era intenso. Hanno visto la donna riversa sull’asfalto in una pozza di sangue e hanno chiamato il 118. Quando i sanitari prima e poi gli agenti del reparto motorizzato sono arrivati in via Flavia hanno trovato il conducente della Grande Punto appoggiato all’auto. Era choccato. Si chiama Luigi P., 59 anni, abita a Trieste. In quel momento chi lo ha visto ha detto che non riusciva a parlare per il turbamento. È apparso subito evidente che non aveva subito la benchè minima lesione a causa dell’incidente. Ma le sue condizioni psicofisiche sono apparse tali da indurre i sanitari a trasportarlo dopo pochi minuti all’ospedale di Cattinara dove è stato sedato. Il suo nome - così prescrive il codice - è stato iscritto nel registro degli indagati. Accusa: omicidio colposo. 
 
Intanto, mentre gli agenti della polizia locale ultimavano i rilievi di legge segnando, col gesso giallo sull’asfalto, i punti dell’impatto e la direzione dei mezzi coinvolti, per poi misurare le distanze tra un punto e l’altro, un ufficiale è andato in Androna Ferriera 1, all’Idro Service, per comunicare la notizia che mai avrebbe voluto dare.

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