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La casa discarica in Carso dell’eremita dei boschi FOTO

Avvistati di nuovo sopra San Dorligo i resti del passaggio del clochard ghanese che rifiuta l’aiuto dei servizi sociali e accumula immondizie di ogni tipo tra i rovi

SAN DORLIGO. Un enorme ammasso di sacchi neri pieni di rifiuti, lasciati vicino a vecchie cianfrusaglie abbandonate a cielo aperto. La scena - purtroppo già vista e segnalata mesi fa - si è ripetuta in questi giorni nel bosco sotto San Servolo, sopra la frazione di Crogole, nel comune di San Dorligo della Valle. E il responsabile dello “schiaffo” ad una della zone più belle e verdi del Carso è sempre lui: il clochard di circa 40 anni originario del Ghana che, dallo scorso anno, ha deciso di utilizzare l'area boschiva come dimora o, meglio, come ripostiglio. Un senzatetto transfrontaliero, peraltro, viste le continue “invasioni” nell’area boschiva ricompresa nel territorio sloveno, che sta creando continui grattacapi anche al Comune di San Dorligo, costretto ad intervenire per ripulire la zona.

 

 

L'assessore all'Ambiente Franco Crevatin conferma la situazione di disagio: «Il quadro è allucinante. Io ho conosciuto la persona in questione e non è minimamente interessato né a farsi aiutare né a rispettare il decoro del verde pubblico. Abbiamo anche denunciato la cosa ai carabinieri. Purtroppo, però, anche loro non riescono a mettere fine alla “telenovela”.

I militari, stando alle informazioni raccolte in Comune, risultano in contatto con l'ambasciata del Paese d’origine del “Robinson Crosue” del Carso, per fargli ottenere dei nuovi documenti d'identità. In passato infatti il clochard aveva manifestato l’intenzione di volersene tornare a casa. Un progetto poi abbandonato anche, pare, per una serie di problemi di salute che avrebbo addirittura richiesto un ricovero in ospedale.

 

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Il Comune di Muggia, responsabile dell'Ambito socio-assistenziale 1.3, assicura però che il senzatetto non ha mai chiesto aiuti e, anzi, ha sempre respinto l'intervento dei servizi sociali. E, come noto, è impossibile costringere con la forza una persona ad accettare l’aiuto del sistema. Ma com’è possibile che una persona riduca in quelle condizioni la propria “casa”, riempiendola con montagne di immondizie senza venire mai fermato né “beccato” in flagrante? Dal Comune di San Dorligo alzano le braccia, lamentando peraltro come gli interventi per ripulire l'area abbiano ovviamente un costo per la comunità.

Peraltro, l'uomo, segnalato nel tempo in diverse frazioni tra le quali Sant’Antonio in Bosco, Moccò, Bagnoli e San Dorligo, è stato più volte visto anche a bordo dei bus della Trieste Trasporti. Autobus usati per trasportare di volta in volta il “bottino” fino al bosco sopra Crogole.

Parliamo di sedie di plastica rotte, bambole, borsoni, pentole, ciabatte, thermos per il caffè, scarpe (anche da bambini). Materiali avvistati e fotografati domenica scorsa da un passante lungo il sentiero che collega il territorio di San Dorligo con quello sloveno di San Servolo, nel Capodistriano. «Ringraziamo i cittadini che segnalano questi problemi - ha concluso l’assessore Crevatin -. Verificheremo subito se il materiale effettivamente giace nel nostro comune. E speriamo che questa paradossale vicenda possa finire presto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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