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Boldrini:«Parole come pietre, l’insulto sul web fa ancora più male»

La presidente della Camera alla Stazione Marittima apre oggi la due giorni dedicata alle Parole O_Stili

TRIESTE La ferita provocata da una parola non guarisce. È un proverbio vecchio, ma più che mai attuale nell’epoca della comunicazione 2.0. Lo sa bene Laura Boldrini, che in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne ha postato sul suo profilo Facebook, e ha reso pubblica, una selezione delle oscenità che ogni giorno le arrivano via web. Ma anche un hashtag apparentemente innocuo, #sgonfialaBoldrini, diventando virale può trasformarsi in arma.

Sarà proprio la presidente della Camera dei deputati l’ospite più importante della prima giornata di Parole O_Stili , l’evento che, oggi e domani alla Stazione Marittima, rifletterà sulla violenza verbale, l’odio, il pregiudizio, il razzismo, l’aggressività in rete, chiamando a raccolta giornalisti, comunicatori, politici, influencer.

I lavori inizieranno alle 16.30, in seduta plenaria, per la presentazione del “Manifesto della comunicazione non-ostile”, nel corso della quale Laura Boldrini sarà intervistata dalla giornalista Anna Masera.

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Domani, dalle 9, in panel distinti e con diversi relatori, si affronteranno temi quali le “bufale”, gli algoritmi, il giornalismo, il rapporto tra giovani e social media, gli affari e la politica, ma anche il turismo e lo sport nel web.

Per la presidente Boldrini la giornata triestina comincerà già questa mattina, alle 11, con una visita ai bambini e agli operatori della Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin. Alle 12, alla Scuola interpreti di via Filzi, si incontrerà con i rappresentanti politici ed economici della comunità slovena. Nel pomeriggio il dibattito sul peso delle parole lanciate in Rete, spesso tutt’altro che leggero e virtuale. Ecco che cosa ci ha anticipato su questi temi.

Presidente Boldrini, quali sono le parole “ostili” della Rete?
«Le parole che feriscono e fanno male sono quelle violente, quelle d’odio, quelle prive di ogni motivazione e dettate da rabbia e rancore».

Perché “virtualmente” ci si sente impuniti e si diventa più aggressivi?
«Si crede che la rete sia una “terra di nessuno” mentre c’è sempre un destinatario che riceve gli insulti e la violenza. La libertà di un individuo finisce nel momento in cui va a ledere la libertà di qualcun altro a essere rispettato. Credo che sia arrivato il tempo delle responsabilità per tutti. Per chi utilizza le piattaforme ma anche per chi le gestisce e, dunque, ospita e tollera certi comportamenti, peraltro vietati dalle leggi del nostro Stato».

Lei ha intrapreso una battaglia contro le “bufale”. Quali sono gli effetti più pericolosi di una notizia falsa?
«Ritengo che essere informati correttamente sia un diritto, essere disinformati, invece, un pericolo. Le bufale non sono goliardate ma provocano danni reali alle persone. Basti pensare a quelle sui vaccini pediatrici, sulle cure mediche improvvisate o alle truffe online».

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Perché Facebook è così lento nella rimozione dei contenuti offensivi? Lei ha scritto a Zuckerberg...
«Facebook, insieme agli altri colossi della Rete, ha firmato un codice di condotta contro "la diffusione dell'illecito incitamento all'odio in Europa". La prima verifica semestrale dice che risulta cancellato appena il 28% dei contenuti segnalati come discriminatori o razzisti. Una media che si ricava dal 50% di Germania e Francia e dal misero 4% italiano. Forse tutto questo avviene anche perché Facebook, nonostante i suoi 28 milioni di utenti in Italia, non ha ancora aperto un ufficio operativo nel nostro Paese».

La libertà di espressione in rete può essere messa a rischio da interventi “censori”?
«Dobbiamo chiarirci sul significato della parola censura: io penso che censurare vuol dire nascondere la verità. E il diritto alla libertà di espressione vada inteso nella maniera più estensiva possibile, purché non ci si spinga, in nome di questo, oltre il rispetto della libertà altrui. La violenza e l’odio in rete non hanno nulla a che vedere con la libertà di espressione. Sono due ambiti assolutamente distinti da non sovrapporre in alcun modo».

Non dovrebbe essere compito di Parlamento e Governo prendere iniziative legislative su temi così delicati?
«Credo che prima di adottare soluzioni legislative bisogna dare ai cittadini l’opportunità di prendere coscienza del problema e fornire loro gli strumenti per agire. Per questo l’appello #bastabufale non propone nuove leggi. La risposta, inoltre, non può essere affidata né ad “autorità pubbliche anti-bufale” né, tantomeno, a “tribunali del popolo”, come qualcuno ha prospettato. Io sono per la terza via: ripartire dalle scuole e dall’università, insistere sulla formazione, affinché i giovani sappiano distinguere una fonte attendibile da una che non lo è, sviluppando senso critico e cultura della verifica.

Inoltre come lei saprà a livello parlamentare io ho intrapreso più di un’iniziativa. Il 28 luglio 2014 ho istituito una Commissione Internet, composta da deputati ed esperti, che ha elaborato una Carta dei Diritti e dei Doveri in Internet e adesso sta per iniziare un tour nelle scuole italiane per formare docenti e ragazzi a un uso consapevole e responsabile della Rete. E lo scorso 10 maggio ho istituito un Commissione contro l’odio che voluto dedicare a Jo Cox, la deputata britannica uccisa da un estremista a causa dell’odio politico».

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Lei ha incontrato il vicepresidente di Facebook per l’Europa. Che proposte tecniche gli ha fatto?
«Il principio di fondo delle proposte fatte ai vertici di Facebook è che i cittadini non possono essere lasciati soli e in balia di chi vuole avvelenare i pozzi della rete svilendo le enormi potenzialità che io vedo nei social network, sia dal punto di vista culturale che relazionale ed economico».

La Disney ha appena preso le distanze dal re di Youtube, lo svedese PewdiePie, con cui collaborava, perché ha postato video antisemiti. I colossi cominciano a muoversi?
«Spero che quello che stiamo facendo possa servire proprio a questo».

A Trieste si approverà un Manifesto per il linguaggio “non ostile” in rete. A suo avviso quale deve essere il punto fondamentale di questa Carta?
«Il Manifesto contro la comunicazione ostile è un’ottima iniziativa, che ha tutto il mio sostegno. Penso che la nascita di una comunità virtuale che propone una cultura alternativa a quella dell’odio è un fatto estremamente positivo. Dimostra che il web stesso può sviluppare anticorpi per reagire e contrastare il fenomeno dell’hate speech».

Lei incontrerà la comunità slovena a Trieste. Quali i temi di cui discuterete?
«Mi fa piacere questo incontro, perché so che si tratta di una comunità molto dinamica e fortemente integrata nel tessuto economico e sociale della regione. Parleremo delle iniziative che hanno in corso, del loro ruolo di “ponte” fra le culture, della rete associativa a cui hanno dato vita. Cittadinanza attiva, ciò di cui la democrazia ha un gran bisogno».

Che cosa significa oggi tutelare le comunità etniche in un mondo sempre più globale?
«Significa che in democrazia le minoranze sono un valore aggiunto e come tali vanno considerate anche a livello legislativo. Il nostro Paese può essere orgoglioso delle leggi che riconoscono e tutelano le minoranze linguistiche.

In Italia queste leggi non sono una concessione che lo Stato fa a “realtà estranee” presenti sul nostro territorio, ma sono atti attraverso i quali la Repubblica accoglie pienamente nel suo seno migliaia di cittadini italiani che hanno un proprio bagaglio culturale, una propria tradizione, una propria espressione linguistica. Cittadini di una comunità, aperti al tempo stesso all’Europa e al mondo. Il contrario delle spinte ultranazionaliste che di questi tempi si fanno sentire minacciose».

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