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«Omicidio Regeni, Al Sisi vuole i colpevoli»
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«Omicidio Regeni, Al Sisi vuole i colpevoli»

Il vicepresidente della Commissione Esteri del Cairo: «Ordine del presidente alla Procura, non accetteremo di nascondere nessuno»

IL CAIRO. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi e la dirigenza politica di quel Paese, con il sostegno del parlamento del Cairo, vogliono scoprire chi ha torturato a morte Giulio Regeni. Senza guardare in faccia a nessuno, «qualsiasi sia il posto che occupa nello Stato egiziano». Ma «per preservare le relazioni egitto-italiane», «antiche, estese e solide», occorre - sottolineano - «separare il percorso delle relazioni» stesse «da quello dell’inchiesta sul caso Regeni» che comunque «non si fermerà».

 

365 giorni senza Giulio Regeni - la videostoria Cronaca di un anno terribile per la famiglia di Giulio Regeni, per l'Italia e per tutta quelli che aspettano la verità su questo caso. Dal 25 gennaio 2016, quando il ricercatore italiano 28nne scomparve al Cairo dopo l'ultimo sms alla sua ragazza, alle 19.41; al ritrovamento del suo corpo senza vita e con segni evidenti di torture il 3 febbraio. E poi, di data in data, tutti i passaggi delle indagini che hanno avvicinato o allontanato gli investigatori italiani dalla verità. Fino al 15 gennaio 2017, il primo "non compleanno" di Giulio, come lo ha chiamato la madre Paola. E al 25 gennaio, con la grande mobilitazione promossa da Amnesty e raccolta, fra gli altri, anche da Repubblicavideoscheda a cura di Andrea Iannuzzimontaggio di Leonardo Sorregotti

 

A un anno dalla scomparsa del ricercatore di Fiumicello, avvenuta al Cairo il 25 gennaio 2016, parla il vicepresidente della Comissione esteri del Parlamento egiziano, Tarek El Khouly. Che in alcune dichiarazioni all’agenzia Ansa rilancia l’impegno del proprio Paese per la verità. Lo stesso impegno che molti mesi fa il presidente egiziano Al Sisi in persona - con un’intervista a Repubblica - aveva preso. Un impegno a dispetto del quale in tutto questo tempo dal Cairo sono giunte mille versioni diverse dell’accaduto, più o meno lontane dai fatti.

 

Parlano i genitori di Giulio Regeni: "Vogliamo tutta la verità" Ad un anno dalla scomparsa, Claudio e Paola non si danno per vinti e sperano che la politica italiana ed europea sia loro sempre vicina. "L'affetto che sentiamo intorno a noi ci dà forza e sostegno", dicono al Piccolo nel corso dell'intervista esclusiva.

 

Almeno fino a quando - dopo un lungo lavoro investigativo degli inquirenti italiani e qualche crepa apertasi nel muro eretto dall’Egitto - sono iniziati a emergere i primi sprazzi di verità: dall’ex capo del sindacato degli ambulanti che ha affermato di essere stato lui a denunciare Giulio alla polizia perché «faceva troppe domande», a quell’ultimo video in cui si vede lo stesso uomo parlare di soldi con Giulio, Giulio che - rispondendo a colui che poi lo tradirà - dice molto chiaramente di non potere disporre di fondi per motivi personali. Insomma, «una lucina in fondo al tunnel», come l’ha definita Claudio, il papà del ricercatore, anche se «molto resta da fare».

 

Giulio Regeni, l'ultimo video prima del rapimento Una tv egiziana ha trasmesso il video, chiaramente girato all'insaputa del ricercatore di Fiumicello, in cui si vede Giulio Regeni parlare con il presidente del sindacato dei venditori ambulanti egiziani, Mohamed Abdallah. Nel dialogo trasmesso dall'emittente «Sada El Balad» e pubblicato sul sito Al Arabya, l'uomo chiede denaro per curare la propria moglie malata di cancro. Regeni rifiuta di darlo, ma prospetta la possibilità di finanziare la raccolta di «informazioni» sul sindacato e i suoi «bisogni». LO SPECIALE WEB DE IL PICCOLO

 

Il numero due della Commissione esteri del Cairo, Tarek El Khouly, ha 31 anni, è stato a capo del Comitato giovanile della campagna elettorale di Al Sisi tre anni fa. «In qualsiasi posto del mondo errori vengono commessi da apparati di sicurezza», dichiara El Khouly, salvo aggiungere che quello di Regeni «forse è un crimine riguardante un apparato di sicurezza egiziano, o forse no». Ma «come Parlamento e come giovani» «vogliamo la verità»: quello di «Regeni ci ha colpito profondamente perché è simile al caso di Khaled Said del 2010», aggiunge citando il «giovane egiziano ucciso dalle forse di sicurezza dell'epoca, e che è stato uno dei motivi scatenanti della rivoluzione di gennaio», quella del 2011 anti-Mubarak. «Siamo in una fase di transizione democratica, dopo una rivoluzione», ricorda il parlamentare, avvocato e già portavoce del movimento rivoluzionario “6 Aprile” da cui poi ha preso le distanze opponendosi anche ai Fratelli musulmani.

 

Regeni, centinaia di fiaccole in cielo a Fiumicello per ricordare Giulio a un anno dalla scomparsa A un anno dalla scomparsa di Giulio Regeni, barbaramente ucciso in Egitto, il suo paese natale, Fiumicello, ha voluto tributargli un ricordo carico di emozione e di dignità. In una piazza gremita, centinaia di persone hanno alzato al cielo in silenzio una fiaccola per ricordare il giovane ricercatore e ribadire la voglia di verità(di Francesco Gilioli e Antonio Nasso)

 

El Khouly sottolinea che «in Egitto errori e crimini vengono commessi da qualche individuo delle forze di Sicurezza. Si fa luce e si portano in giudizio gli autori per eliminare il fenomeno», dice ricordando di aver «ben seguito» il caso Regeni da componente della commissione parlamentare creata sulla vicenda. «L'obiettivo» della Commissione congiunta è «svelare l'autore» del delitto: «Non accetteremo di nascondere alcuna persona».

 

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Le relazioni italo-egiziane però vanno conservate: «L’Italia è il primo partner commerciale dell'Egitto» anche se «il caso Regeni ha influito» negativamente: e «dunque abbiamo bisogno» di «chiudere il dossier» per un caso - così il parlamentare - che è stato «sfruttato in maniera politica sia in Italia che in Egitto». El Khouly annota che «l'Egitto ha cominciato a fare passi importanti» nell’inchiesta con l'azione del Procuratore generale Nabil Ahmed Sadeq. Dunque, «penso ci sia un ordine della dirigenza politica egiziana, del presidente in persona, indirizzato al Procuratore generale, di scoprire l'autore dell'uccisione di Regeni». Un ordine, un altro impegno. Un anno dopo.

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