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I genitori di Giulio: «Siamo inarrestabili nel volere la verità»
un anno dopo

I genitori di Giulio: «Siamo inarrestabili nel volere la verità»

Claudio e Paola: «Speriamo che la politica ci sia sempre vicina L’affetto che sentiamo intorno a noi ci dà forza e sostegno»

TRIESTE. Il dolore resta. «Implacabile». Domani sarà trascorso un anno da quel 25 gennaio in cui Giulio scomparve al Cairo. Claudio e Paola Regeni non parlano, non più, di fiducia. «Speriamo» è la parola che pronunciano. Parchi di parole, come sempre.

 

Parlano i genitori di Giulio Regeni: "Vogliamo tutta la verità" Ad un anno dalla scomparsa, Claudio e Paola non si danno per vinti e sperano che la politica italiana ed europea sia loro sempre vicina. "L'affetto che sentiamo intorno a noi ci dà forza e sostegno", dicono al Piccolo nel corso dell'intervista esclusiva.

 

Protetti nella loro riservatezza dal loro legale Alessandra Ballerini, «che ha creato una relazione di tutela umana delle nostre vite, della nostra pesante quotidianità», che «ha compreso come siamo e quindi come cerchiamo di essere nonostante la tragedia». Attraverso l’avvocato, i genitori di Giulio rispondono al Piccolo. Per affermare che la solidarietà che sentono dà loro «forza e sostegno». Per ribadire che attendono «giustizia e verità. Tutta». Per ripetere la propria fermezza: «Siamo inarrestabili».

 

Giulio Regeni
Giulio Regeni

 

Claudio e Paola Regeni, come trascorrerete la giornata di domani?

Anche se sappiamo che non sarà semplice, cercheremo di viverla con le persone che ci sono vicine quotidianamente e ci hanno sempre dato un aiuto sincero. È previsto il collegamento telefonico con la manifestazione di Amnesty a Roma, cui riteniamo importante inviare un saluto e un ringraziamento: fa sempre parte delle relazioni che ci sostengono con forza solidale; amicizie vecchie e nuove.

 

Giulio Regeni, l'ultimo video prima del rapimento Una tv egiziana ha trasmesso il video, chiaramente girato all'insaputa del ricercatore di Fiumicello, in cui si vede Giulio Regeni parlare con il presidente del sindacato dei venditori ambulanti egiziani, Mohamed Abdallah. Nel dialogo trasmesso dall'emittente «Sada El Balad» e pubblicato sul sito Al Arabya, l'uomo chiede denaro per curare la propria moglie malata di cancro. Regeni rifiuta di darlo, ma prospetta la possibilità di finanziare la raccolta di «informazioni» sul sindacato e i suoi «bisogni». LO SPECIALE WEB DE IL PICCOLO

 

C’è qualche iniziativa cui parteciperete?

Sì, un piccolo momento di raccoglimento in piazza a Fiumicello alle 19.41, l’ora in cui Giulio è uscito di casa al Cairo, ignaro dell’orribile destino che lo inseguiva. Ci sarà la fiaccolata e poi il ritrovo nella Sala Bison.

Come si sta assestando il dolore nelle vostre vite, come vi misurate nel tempo con la morte di Giulio?

Il dolore esiste. È una presenza costante, implacabile.

 

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Giulio Regeni, un anno senza verità - La cronologia

Il 25 gennaio 2016 si perdono le tracce di Giulio Regeni, il ricercatore che si trovava in Egitto per una ricerca di dottorato sui diritti dei lavoratori e i sindacati egiziani. Il 3 febbraio viene trovato il suo corpo. Giulio è stato ucciso. È passato un anno, senza verità. In questa timeline pubblicata sul sito dell'Espresso Brahim Maarad ricostruisce giorno dopo giorno la storia di Giulio

 

Dalla citazione del Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno all’attività di persone e organizzazioni, anche sui social: questa sorta di affetto collettivo vi aiuta?

Moltissimo, ci dà tanta forza e sostegno. L’essere circondati da un grande abbraccio è un aspetto straordinario di questa terribile storia.

La figura e la personalità di Giulio: c’è qualcosa che volete dire per correggere o aggiungere a tutto quanto è stato detto su di lui, sul suo operato, in questi mesi?

È ancora prematuro affrontare nel profondo quest’aspetto, ci sono le indagini in corso. Quanto è emerso nel tempo, grazie alla biografia di Giulio, è la sua forza e disponibilità umana verso gli altri. La sua costante e incessante ricerca di dialogo e confronto, con se stesso e con gli altri. La sua competenza e onestà.

 

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Negli ultimi tempi, per usare le parole del premier Gentiloni, si sono registrati «segnali di cooperazione molto utili» dall’Egitto; il senatore Luigi Manconi invece ha invocato un deciso cambio di rotta sia da parte dell’Egitto che dell’Italia, pena il rimanere «impastoiati in una palude». Come valutate la situazione?

Siamo in attesa dell’analisi del materiale che la Procura di Roma ha avuto durante la visita della Procura del Cairo il 6 e 7 dicembre: questo rappresenterà un banco di prova, se esiste una reale volontà di cooperazione. Noi da parte nostra non ci siamo mai sottratti a nulla, pur di ottenere la verità e dunque giustizia. Sappiamo essere pazienti ma siamo inarrestabili: vogliamo la verità e la vogliamo tutta.

Da Palazzo Chigi non sono state smentite le indiscrezioni che parlavano tempo fa di una prossima partenza per il Cairo del nuovo ambasciatore italiano in Egitto, per un "periodo di prova". Cosa ne pensate?

Pensiamo che è stato necessario, doveroso, importante e fruttuoso il richiamo dell’ambasciatore dall’Egitto.

Avete avuto contatti di recente con Palazzo Chigi?

Gli auguri di Natale dal premier Gentiloni.

 

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Cosa vi attendete ora dalla politica italiana? Soprattutto, cosa credete vada fatto perché dopo un anno non ne trascorrano altri in attesa della verità? Avete fiducia?

Speriamo che la politica italiana e europea sia sempre vicina a noi nel pretendere la verità: l’Egitto, in fin dei conti, era considerato un Paese amico.

Avete avuto ulteriori contatti con l’Università di Cambridge? Credete che da quell’Ateneo sia giunta collaborazione sufficiente?

Dopo la commemorazione del 5 giugno scorso ci sono stati solo rapporti burocratici con il college di riferimento.

La morte atroce di Giulio, ha detto Paola Regeni di recente, è un qualcosa che la mentalità europea non è attrezzata a comprendere. È anche per questo che forse avete cercato di dare un senso, se così si può dire, a quanto accaduto accendendo un faro su «tutti i Giulio d’Egitto», per usare un’altra espressione di Paola Regeni?

 

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Dietrofront del Comune di Trieste: in piazza con Amnesty per chiedere "verità per Giulio"

Il consiglio comunale ha approvato a maggioranza (Lega e Fdi non hanno partecipato al voto) la mozione presentata dal Pd che impegna il Comune, oltre a partecipare all'iniziativa di domani, a posizionare sulla home page del sito di rete civica il banner #veritàpergiulioregeni. Un sostanziale dietrofront dopo la decisione, lo scorso ottobre, del sindaco Dipiazza di rimuovere lo striscione per Giulio dalla facciata del Municipio

 

Sparizioni e torture avvengono purtroppo giornalmente in Egitto. Noi europei per fortuna non abbiamo tutto questo nei nostri vissuti quotidiani: non lo conosciamo, non lo immaginavamo. Giulio è stato definito un nativo democratico: ecco, forse è questo il concetto.

L’arrivo a una verità potrebbe riportare una qualche forma di serenità, se si può usare questa parola, nelle vostre vite?

Più che serenità, giustizia verso Giulio per la persona che rappresentava. Non possiamo sapere ancora, non abbiamo mai esplorato nelle nostre vite la relazione emotiva tra verità e serenità, anche perché ora siamo ancora immersi nella ricerca della verità. Di certo non c’è alcuna azione di distanziamento fra quelle due parole. Perché non è possibile.

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