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Attacchi con i droni, allerta su Aviano

Il rischio attentati contro la base dietro all’allarme del Viminale. Ma il prefetto Porzio assicura: «Non esistono pericoli specifici»

TRIESTE. Si sposta sulla base Usaf di Aviano l’attenzione degli analisti dopo l’ultimo allarme terrorismo lanciato dal Viminale. Un allarme che, in Friuli Venezia Giulia, chiama in causa anche la possibilità di attentati messi a segno con l’uso di droni e con auto rubate e imbottite di esplosivo.

La notizia, sulla quale viene mantenuto il massimo riserbo da parte delle forze dell’ordine del Friuli Venezia Giulia e in particolare dalla Polizia di frontiera, è emersa nell’ambito del vertice tra il ministro Marco Minniti e i responsabili della sicurezza e dell’intelligence.

 

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È stata attribuita in origine ad un’informativa della stessa Polizia di frontiera in seguito a un alert proveniente da un commissariato di confine del Nordest. In realtà, da quanto appreso ieri, a focalizzare l’attenzione del Viminale sarebbero stati, in un primo momento, alcuni servizi di sicurezza stranieri nell’ambito di uno scambio informativo. Tutto nascerebbe infatti da una segnalazione dello scorso settembre da parte di fonti turche, secondo cui terroristi interni o esponenti dell’Isis sono in grado di acquistare i piccoli velivoli guidati “in remoto” per poi trasformarli in modo da condurre attacchi dimostrativi, per esempio all’interno di uno stadio oppure vicino a un obiettivo non facilmente raggiungibile, perché troppo protetto, come un ministero o un’ambasciata. O, come apputo in Friuli Venezia Giulia, una base militare del calibro di quella di Aviano, da sempre considerata obiettivo più che sensibile. Non a caso nello scorso ottobre il Pentagono aveva chiesto, per fronteggiare tale emergenza, altri 20 milioni di dollari proprio per un programma destinato a individuare e neutralizzare i droni in mano ai gruppi estremistici. E nei mesi scorsi alcune fonti turche hanno sostenuto che un piccolo drone attribuito all’Isis è esploso su una postazione dell’esercito.

Insomma nervi tesi e guardi alta. Anche se, come rileva il prefetto di Trieste Anna Paola Porzio, «in Friuli Venezia Giulia non c’è un allarme specifico per attacchi terroristici con droni o macchine rubate». Spiega: «È una delle mille ipotesi che girano e per le quali dobbiamo prestare la massima attenzione, in un’attività di prevenzione. Il ministero dell’Interno mette a conoscenza tutte le prefetture degli spunti di interesse di carattere generale, e, se ci sono, anche di ordine particolare. In questo caso - conferma Porzio - ci è arrivata una comunicazione di carattere generale relativa a una possibile, e nemmeno probabile, azione con i droni o con auto rubate. Come di routine, questa informazione viene passata anche agli uffici periferici sul territorio, perché tutti dobbiamo essere a conoscenza di questa eventualità. Quello “intercettato” era uno di questi passaggi di comunicazione. Ma non c’è un allarme specifico che viene dal Friuli Venezia Giulia o ha come obiettivo definito la nostra regione». Poi annuncia: «Non invocherò alcuna misura specifica. Perché al momento si può parlare solo di massima allerta. Il nostro lavoro è quello della prevenzione attivata con tutte le forze di polizia presenti sul territorio. Allerta che non stiamo sottovalutando».

La guardia insomma resta alta e resta intensa l’attività di prevenzione che viene svolta dalle forze dell’ordine in particolare in questa regione. Perché il Fvg – a differenza di altre aree d’Italia – è una zona di confine e che rappresenta la porta d’ingresso nel nostra Paese dai Balcani. Ed è proprio dal cuore dell’ex Jugoslavia che, nei mesi scorsi, sono stati diramati gli allarmi, con una particolare attenzione a quegli Stati – come il Kosovo o la Bosnia Erzegovina – finiti al centro del mirino delle intelligence occidentali come possibili “covi” di jihadisti diretti in Europa attraversando anche il Fvg.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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