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Slovenia, Pahor chiede la rimozione del filo spinato

Il presidente della Slovenia Borut Pahor e la presidente della Croazia Kolinda Grabar Kitarovic

Il presidente sloveno al suo governo: l’emergenza migranti è cessata, serve fiducia nella Croazia

LUBIANA. Mai sopra le righe, paziente tessitore del dialogo nella moderazione, ma estremamente attivo al punto di aver “collezionato” quest’anno 216 presenze ad altrettanti appuntamenti istituzionali. Borut Pahor, 53 anni, ora ha deciso di ricandidarsi ufficialmente alla carica di presidente della Repubblica di Slovenia in vista delle presidenziali del prossimo anno.

Lo ha fatto senza comunicati ufficiali, ha preferito annunciarlo lui stesso a Radio Slovenija nella trasmissione “Studio ...

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LUBIANA. Mai sopra le righe, paziente tessitore del dialogo nella moderazione, ma estremamente attivo al punto di aver “collezionato” quest’anno 216 presenze ad altrettanti appuntamenti istituzionali. Borut Pahor, 53 anni, ora ha deciso di ricandidarsi ufficialmente alla carica di presidente della Repubblica di Slovenia in vista delle presidenziali del prossimo anno.

Lo ha fatto senza comunicati ufficiali, ha preferito annunciarlo lui stesso a Radio Slovenija nella trasmissione “Studio ob sedemnajstih” (In studio alle 17). «Desidererei - ha spiegato - che la Slovenia dopo 15 anni dimostrasse di essere diventata un Paese stabile anche con la rielezione della stessa persona alla stessa carica istituzionale».

Se si volta indietro Pahor, per adesso, non ha nessuno alle sue spalle che si sia candidato alla presidenza anche se c’è un certo movimento nel campo dell’opposizione di centrodestra slovena attorno al nome dell’attuale presidente del Parlamento, Milan Brglez. Per ora però solo voci di corridoio. Lui, Pahor, invece parla chiaro e lo fa ai suoi connazionali dai microfoni della radio pubblica.

«Essere favorito - ha detto - forse significa che l’opinione pubblica si aspetta che qualcuno regga così bene la propria funzione in modo da essere rieletto», anche se, ha aggiunto, molti esempi nell’ultimo periodo non sono andati in questa direzione.

Nella sua “valigetta” elettorale può vantare ottimi successi a livello internazionale, come la visita del presidente russo, Vladimir Putin alla Cappella dei Russi sul monte Vršic, nonostante le bacchettate ricevuto dal versante occidentale degli schieramenti mondiali, con gli Stati Uniti su tutti. Putin che potrebbe anche ritornare in Slovenia per il suo incontro con il prossimo presidente Usa, Donald Trump, viste anche le origini slovene della futura first lady, Melania.

Ma l’impegno più forte del suo mandato è stato certo quello di cercare di migliorare i rapporti bilaterali con la Croazia. E qui parla chiaro. «Penso che la barriera di filo spinato posta al confine con la Croazia durante l’apice della crisi dei migranti lungo la rotta balcanica potrebbe essere rimossa anche perché è impensabile che la marea di profughi si ripresenti così, dall’oggi al domani».

Se la Turchia dovesse riaprire i confini ai migranti, la grande paura che sembra attanagliare il governo di Lubiana in questi ultimi mesi, «riapertura che non credo ci sarà», c’è tutto il tempo necessario per trovare metodologie operative per governare la marea di profughi che non siano quelle di srotolare filo spinato al confine, ha anche precisato Pahor.

«Ho sempre ritenuto che il filo spinato sia stato il risultato della sfiducia delle autorità slovene nel comportamento della Croazia. Desidererei - ha precisato - che la rimozione del filo spinato fosse il segnale di una maggiore fiducia nel nuovo governo croato».

Cioccolatini diplomatici con sopra disegnati i confini marittimi tra Slovenia e Croazia attualmente oggetto di un arbitrato internazionale a parte, Pahor pensa concreto. «Ritengo che entrambi gli Stati - ha spiegato - attendano la sentenza della corte arbitrale in prossimo anno.

Questa attesa rende nervosi tutti. Come presidente della Repubblica invito le parti ad astenersi da comportamenti che potrebbero peggiorare i rapporti tra i due Stati». Con la presidente della Croazia, Kolinda Grabar Kitarovic, ha poi puntualizzato Pahor, negli ultimi due anni ci siamo incontrati 21 volte «e non perché ci avanzava del tempo».

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