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Trieste, taglio delle catene per le bici “abusive”

Lo prevede l’articolo 6 del nuovo contestato regolamento della Polizia locale. Alle due ruote fuori dalle rastrelliere i vigili rimuoveranno lucchetti e protezioni

TRIESTE Il bello della bicicletta è che uno la parcheggia dove gli pare. Dappertutto tranne che a Trieste. Se la bozza di regolamento della Polizia locale stilata dalla giunta verrà approvata, infatti, i vigili potranno tagliare le catene e aprire i lucchetti di tutte le biciclette che siano agganciate a un palo, un semaforo o una ringhiera. Insomma, qualsiasi appiglio che non sia una rastrelliera “ufficiale” per biciclette.

 

Bici abusive a Trieste, i vigili tagliano la catene A Trieste la bozza del regolamento della polizia locale sta già facendo discutere. Le bici potranno essere legate solo alle rastrelliere ufficiali. Sono vietate le catene a pali, semafori, alberi, arredato urbano di vario tipo. Tante subito le polemiche.L'ARTICOLO

 

Con il risultato di lasciar il mezzo lì incustodito. È un po’ come se per una sosta vietata la municipale forzasse la portiera dell’auto parcheggiata lasciandola alla mercé dei passanti. È una decisione singolare e sta suscitando più di qualche critica e ironia in rete. Tanto più che non è facile trovare altre città italiane che abbiano adottato un sistema tanto draconiano per “punire” cotanto “crimine”.

È vero, un vigile zelante può multare una bicicletta parcheggiata in modo incivile, ed è capitato qua e là che la municipale sia intervenuta sequestrando aggregati ormai archeologici di bici agganciate l’una all’altra. Ma il “dispetto” istituzionalizzato del taglio della catena è davvero difficile da riscontrare altrove.

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Eppure l’articolo 6 della bozza di regolamento parla chiarissimo. Il testo regola la possibilità da parte dei vigili urbani di portar via le biciclette abbandonate. Al comma 3, però, si precisa che quelle abbandonate non sono gli unici obiettivi: «È in ogni caso vietato l'aggancio dei velocipedi e degli acceleratori di andatura ai pali di sostegno della segnaletica stradale e ai semafori, ai manufatti pubblici, agli arredi urbani, ai monumenti, al verde pubblico, a saracinesche, a cancelli, a ringhiere o a qualsiasi altro supporto esistente».

La specificazione finale è pleonastica. La lettura della lista chiarisce in modo cristallino che le bici non si possono legare proprio da nessuna parte, a meno che uno non voglia provare ad agganciarla a un pedone. Ed è subito dopo, comunque, che si dispiega la “Strafexpedition” del vicesindaco Pierpaolo Roberti, padre della bozza: «È consentita da parte degli operatori - si legge -, l'apertura di lucchetti, catene ed ogni altro sistema di fissaggio dei velocipedi e degli acceleratori di andatura».

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La cosa fa sghignazzare più di qualcuno. L’ex consigliere comunale di Trieste popolare Paolo Rovis commenta: «Ho letto che è come se slacciassero le scarpe al pedone che attraversa col rosso. Non penso nemmeno sia legale, una roba del genere. Son quelle cose che si scrivono senza pensare alle conseguenze».

E secondo Rovis non è l’unica nella bozza: «Basti dire che c’è il divieto di stendersi a terra, che potenzialmente potrebbe far piovere una scarica di multe sul lungomare di Barcola la prossima estate».

Sul web molti protestano per la carenza di rastrelliere. La consigliera leghista della IV circoscrizione Monica Canciani difende la norma, pubblicando sul suo profilo Fb le immagini di due infidi velocipedi legati a dei pali in piazza Hortis, dove ci sono anche le rastrelliere.

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A chi le chiede di far multare semmai le auto parcheggiate a casaccio, Canciani replica: «Le macchine in sosta vietata vengono già multate. Qui invece si parla di altra cosa, che fino ad adesso non era regolamentata». Regolamentare caro, regolamentare tutto.

Come detto sopra, il resto dell’articolo ha un contenuto meno immaginifico. Determina i modi in cui i vigili possono procedere allo spostamento delle bici-rudere: «Ai fini di tutelare la fruibilità dello spazio urbano - recita il comma 1 -, è vietato lasciare in sosta sulle aree pubbliche o destinate all'uso pubblico, tranne che negli spazi all'uopo predisposti, velocipedi ed acceleratori di andatura, che, per il loro stato in mancanza di uno o più elementi atti alla circolazione si possano ritenere abbandonati». Punteggiatura a parte, nulla di eccentrico.

La parte migliore resta quella che consente al povero vigile di venir lì e tagliarti la catena della bici. Verrebbe quasi da insinuare che, se uno volesse dedicarsi al furto di due ruote senza sporcarsi le mani, non gli resterebbe che rivolgersi alla municipale. In fondo è pur sempre un furto di bicicletta a dare l’avvio a uno dei capolavori del cinema neorealista italiano. Forse il Comune di Trieste voleva dare ispirazione agli sceneggiatori in erba.

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