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L’ombra di Mafia capitale sull’accoglienza a Trieste

Tra le otto realtà in gara per gestire l’ospitalità dei profughi nel capoluogo Fvg compaiono società provenienti da fuori provincia legate a Buzzi e Carminati

TRIESTE. La gestione dell’emergenza immigrazione a Trieste inizia a “far gola” anche fuori dai confini provinciali. Sono in molti a posare gli occhi, ormai, su questa striscia di confine in cui confluiscono i profughi della rotta balcanica.

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La Prefettura ha appena pubblicato un bando per l’accoglienza dei richiedenti asilo nell’ex caserma di Fernetti, “Casa Malala”, un edificio aperto da poco, capace di dare ospitalità a una novantina di persone. Attualmente è gestito dall'Ics, il Consorzio italiano di solidarietà.

Ma in futuro l’assetto potrebbe cambiare radicalmente. Sono infatti otto le imprese che si sono fatte avanti per aggiudicarsi un incarico da oltre un milione di euro valido per tutto il 2017. E per la prima volta partecipano non solo realtà locali già note nel settore, come la Caritas e l’Ics, ma anche cooperative di altre città. Curiosamente quasi tutte del Sud.

Scorrendo l’elenco si trovano pure società piuttosto note alle cronache nazionali. Ecco ad esempio la “Senis Hospes” con sede a Potenza, una specie di colosso dell'immigrazione capace di occuparsi dell'accoglienza di quasi 7 mila migranti al giorno in giro per l'Italia, soprattutto nel Meridione.

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È un nome che compare nelle inchieste di Mafia Capitale, visto che in passato era legata a doppio filo con il gruppo “La Cascina”, la cooperativa bianca commissariata per i rapporti con Buzzi e Carminati. La Senis Hospes appare nel bando della Prefettura in compagnia della “Domus Caritatis” di Roma, pure questa coinvolta in Mafia Capitale. Trieste è un business che inizia a scatanere appetiti “importanti”? Un dubbio che sta già agitando il mondo delle associazioni e delle onlus locali, che forse non si aspettava una simile concorrenza.

Le buste sono state aperte l'altro ieri in Prefettura nel corso di una seduta pubblica; è in quell'occasione che sono emersi i nomi dei partecipanti. Ma appena nei prossimi giorni sarà possibile procedere con la verifiche delle rispettive offerte.

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La commissione, che deve essere ancora nominata, valuterà non solo la parte economica, su cui incidono i ribassi, ma soprattutto la capacità di offrire servizi adeguati al fabbisogno: vitto, assistenza socio-sanitaria e percorsi per l'integrazione.

Ma l'interrogativo resta: cosa ha suscitato l'interesse di cooperative esterne al tessuto triestino? Probabilmente il fatto che la Prefettura chiede la gestione di un edificio già esistente, dunque pronto, come appunto l'ex caserma. La procedura, come precisa il bando, è volta «all'affidamento del servizio di accoglienza dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale nella struttura residenziale demaniale sita in Monrupino, località Fernetti», per tutto il prossimo anno.

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Chi si aggiudicherà il bando non dovrà quindi andare a caccia di alloggi a Trieste per ospitare i migranti, come avviene con il sistema dell'accoglienza diffusa in città. Insomma, un appalto considerato “facile”, almeno sulla carta, che potrebbe spalancare le porte ad altre realtà, diverse da quelle che fino a oggi si erano occupante di migranti. Vale a dire Caritas e Ics, che comunque gareggiano.

Otto dunque i partecipanti prevalentemente del Sud: “Azione Sociale” di Palermo, "Gruppo insieme di Caselvetrano (Trapani), “Ad Majora” di Mazzarino (Caltanissetta) che si è presentata insieme a “Monte solidale” (Montedoro-Caltanissetta), “Badia Grande” di Trapani.

E, appunto, la Domus Caritatis di Roma insieme alla Senis Hospes di Potenza. Si aggiungono la Multicons di Firenze e la “Minerva”, già nota in Friuli Venezia Giulia dal momento che gestisce il Cara di Gorizia. Ma stavolta, per l'appalto dell'ex caserma di Fernetti, delegherebbe in subappalto a tre cooperative e imprese: Camst, Gam srl e Serenissima.

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A “Casa Malala", in queste settimane, l'Ics ospita pure famiglie con bambini provenienti dall'Afghanistan e dalla Serbia. L'accoglienza di interi nuclei, con mamma, papà e bimbi, è una vera e propria sfida che la onlus ha raccolto, con l'intenzione di favorire l'integrazione nel tessuto cittadino dei novanta ospiti che si trovano all'interno.

È la Caritas a occuparsi dei pranzi e delle cene con un servizio di catering ad hoc distribuito in una sala adibita a mensa. L'edificio è composto da tre piani in tutto, occupati prevalentemente da camere da letto dove alloggiano i migranti, uffici amministrativi e da spazi in cui organizzare corsi di italiano e inglese, ma anche attività ludiche e ricreative, compresi i giochi per i piccoli. Alcuni dei migranti stanno prendendo parte anche a progetti di volontariato all'esterno della struttura, compresa la pulizia dei sentieri circostanti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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